
Presentato a Milano il rapporto di Federconsumatori, Cgil e Fondazione Isscon.
Nel 2024 la raccolta, ossia l’ammontare dei soldi giocati in azzardo, ha raggiunto in Lombardia quasi 25 miliardi, con un aumento impetuoso dell’azzardo online, cresciuto in un anno di quasi il 20%. Le perdite complessive raggiungono i 3,9 miliardi, pari a quasi il 17% del totale nazionale, stimato in 23 miliardi. A giocare online, nel territorio regionale, sono circa 400mila persone con una quota media mensile di 2.600 euro. Alcuni comuni hanno però hanno una raccolta pro capite del gioco online ben maggiore della media regionale, come ad esempio Gravedona ed Uniti, nel comasco, che raggiunge 9.400 euro, o Moniga del Garda, nel bresciano, che supera gli 11mila euro, segni tangibili dell’attività di riciclaggio di denaro illegale. L’area metropolitana milanese rappresenta da sola circa il 40% dell’intera raccolta online della regione.
Questi sono solo alcuni dei dati, sempre più preoccupanti, presentati alla Camera del Lavoro di Milano lo scorso 17 ottobre. L’occasione è stata offerta dalla seconda tappa, dopo quella romana, della presentazione del Terzo Rapporto sul gioco d’azzardo, elaborato da Federconsumatori, Cgil e Fondazione Isscon.
Siamo davanti ad un fenomeno in continua ed inesorabile crescita, che produce effetti devastanti sui bilanci familiari e sulla vita di un numero sempre maggiore di persone. Nonostante assistiamo, anche nei nostri territori, ad un aumento delle persone in condizione di povertà, relativa ed assoluta, il mercato del gioco d’azzardo nel nostro Paese è il più fiorente d’Europa. Più diminuisce il potere di acquisto delle persone, più le vite sono precarie e vulnerabili, maggiore è la ricerca disperata di soluzione ai problemi attraverso il gioco d’azzardo.
Di fronte a questa situazione non si intravede alcuna volontà politica di diminuire l’offerta di gioco, mettendo al centro la salute delle persone e la coesione sociale dei territori al posto del profitto di pochi. Le pessime modifiche che si stanno apportando alla legislazione, come il già avvenuto riordino del gioco online e le modifiche alla regolamentazione del gioco fisico, in discussione in questi mesi, si stanno accompagnando all’apertura di un nuovo fronte, che determinerà un ulteriore aumento dei rischi derivanti dal gioco d’azzardo patologico.
Si tratta della richiesta della Conferenza delle Regioni di compartecipare alle entrate statali del gioco d’azzardo. Una scelta del tutto sbagliata: l’ipotesi di attribuire alle Regioni una quota del gettito da slot e videolottery costituirebbe una grave distorsione istituzionale, rendendo le amministrazioni locali economicamente interessate al mantenimento della raccolta e indebolendo così le politiche di prevenzione e contrasto.
In questo quadro drammatico, la presentazione milanese del Rapporto, molto partecipata, ha dimostrato anche l’esistenza di un’ampia reti di soggetti, istituzionali e associativi, che quotidianamente lavorano nella prossimità per promuovere interventi e pratiche che costruiscano cultura e consapevolezza. I piani locali Gap (gioco d’azzardo patologico) sono dimostrazione dell’impegno delle Ats (Agenzie per la tutela della salute) e del privato sociale nello sviluppare percorsi di prevenzione.
Molte amministrazioni locali stanno dimostrando una grande attenzione al tema. Sul modello di quanto inizialmente promosso dal Comune di Rho, molti Comuni e ambiti territoriali sociali stanno promuovendo carte etiche e patti di comunità, segnale delle volontà di mettere insieme tutti i soggetti del territorio, come il sindacato, le aziende, le associazioni dei commercianti, l’associazionismo diffuso e le parrocchie, le scuole e le società sportive, per lavorare insieme sul tema: sulla prevenzione ma anche sullo sviluppo di percorsi di welfare di comunità, in cui i temi della socialità, dello stare insieme, possano costruire, almeno parzialmente, un antidoto alla solitudine che molte persone vivono e che le porta a vedere nel gioco d’azzardo una possibile soluzione. Un gioco però che spesso diventa problematico e crea dipendenza.
In questo contesto, una attenzione enorme va data alla popolazione più giovane: i dati sul gioco online, ma non solo, dimostrano l’elevato numero di giovani che giocano, molti dei quali minorenni. Lavorare con le famiglie, con le scuole, con le associazioni sportive appare sempre più importante. La sfida è difficile, quasi proibitiva. Non appare semplice contrastare un fenomeno strutturale, in forte crescita, e dove la politica ha scelto di stare dalla parte del profitto e non da quello della salute dei cittadini.
Compito delle comunità locali, del sindacato e del mondo associativo sarà quello di resistere e lavorare per e a fianco delle persone più fragili, per rimettere al centro le persone, i loro diritti, la loro dignità.
