
Recentemente il più importante sindacato di Israele, Histadrut, è stato sconvolto da un’operazione di vasta portata condotta dall’Unità nazionale per le indagini sulle frodi di Lahav 433, contro un presunto sistema di corruzione incentrato sulla figura dell’agente assicurativo Ezra Gabay, vicino al Likud. Il sospetto principale è che Gabay abbia orchestrato una complessa rete di relazioni illecite con vertici sindacali, in particolare con il presidente dell’Histadrut, Arnon Bar-David, e altri funzionari di enti locali e società governative.
La dinamica dell’accusa si basa su un presunto scambio sistematico di favori: Gabay avrebbe facilitato la nomina di persone vicine ai capi sindacali nei consigli di amministrazione di società pubbliche e, in cambio, questi sindacati avrebbero dirottato i contratti assicurativi dei loro dipendenti verso l’agenzia di Gabay. Questo meccanismo avrebbe permesso a Gabay di consolidare il suo potere, diventando l’assicuratore principale per una vasta gamma di enti pubblici mentre ricambiava i funzionari compiacenti con vantaggi come regali, finanziamento di voli e ristoranti.
Alcuni commentatori dei giornali israeliani vedono un legame tra questo scandalo e la controversa legge per abolire i criteri di professionalità per le nomine dei direttori, criteri istituiti in precedenza per garantire competenza e che avevano migliorato le performance delle aziende pubbliche. L’abolizione di questi criteri avrebbe favorito la creazione di questo ulteriore canale di nomine pilotate dai grandi sindacati ai consigli di amministrazione.
Oltre agli otto arrestati, tra cui Gabay e Bar-David, ci sono circa 350 persone coinvolte nell’inchiesta e legate a comitati sindacali e sindacati del settore pubblico. La difesa sostiene che i rapporti tra Bar-David e Gabay sono di semplice amicizia di lunga data, ed ha negato qualsiasi attraversamento di linee rosse.
Per capire questa deriva è necessario un inquadramento storico. Con la fine dell’egemonia dei partiti sionisti socialisti e l’affermazione del sionismo revisionista e del neoliberismo Histadrut, un tempo secondo maggiore datore di lavoro del paese con le sue aziende in gran parte chiuse o vendute, sopravvive diventando un attore tecnico che prova ad organizzare nuove categorie di lavoratori, dai migranti ai lavoratori dei servizi, seguendo una logica frammentata focalizzata su specifiche vertenze e non su un progetto collettivo di trasformazione della società com’era stato il socialismo. Lo stesso sionismo socialista, a cui è da sempre legato, inizia a scomparire dal suo linguaggio per lasciare il passo a campagne lanciate su terreni pragmatici, come l’aumento del salario minimo o la difesa delle pensioni più basse, in un orizzonte in cui il conflitto sociale è ormai depoliticizzato.
Histadrut continua a rimanere in piedi perché rimane la più grande federazione sindacale del Paese e in parte perché lo Stato israeliano, anche nel suo assetto neoliberale, mantiene un’ossatura burocratica e contrattuale che richiede un interlocutore organizzato. L’accettazione dei vincoli imposti dal neoliberismo in Israele, con una progressiva delegittimazione nello spazio pubblico di uno strumento come lo sciopero, hanno spinto il sindacato a cercare un compromesso con il Likud, che ha finito per fagocitare il sindacato stesso in questi ultimi vent’anni.
Histadrut ha barattato il sostegno ai governi di destra guidati dal Likud, come quello del 2009 in cui ebbe un ruolo nella sua formazione, in cambio di una legislazione più favorevole al lavoro e accordi collettivi. Questa alleanza si è progressivamente rafforzata grazie all’affiliazione al Likud di numerosi comitati dei lavoratori, i quali hanno guidato campagne di reclutamento coordinate tra i loro membri e colleghi, incrementando significativamente la base di consenso del partito, specialmente all’interno di grandi aziende statali. In questo modo l’influenza politica, con un’azione da lobby trasversale all’arco politico, ha finito per sostituire lo strumento dello sciopero per ottenere benefit per i propri iscritti.
La logica conclusione di questo processo è la segreteria Bar-David, insediatasi nel 2019 dichiarando di voler cambiare dna al sindacato favorendo proprio questa prassi di dialogo e negoziazione con il governo al posto degli scioperi. Non casualmente si è verificata una massiccia espansione del dipartimento politico del sindacato con l’inserimento di lavoratori affiliati al Likud. Questo rapporto si è, però, recentemente incrinato prima con lo sciopero generale del 2023 contro la riforma della giustizia, poi con l’opposizione alla guerra a Gaza sfociata nel fallito, per motivi legali, sciopero generale del settembre 2024, e nel sostegno economico e logistico alle grandi manifestazioni dell’estate 2025 dei familiari degli ostaggi per un accordo di pace e per il ritorno degli ostaggi del 7 ottobre.
(5 novembre 2025)
