Un’assemblea nazionale per la convergenza delle mobilitazioni.

Sabato 15 novembre a Roma si è tenuta l’assemblea nazionale “Contro i re e le loro guerre”, che ha riunito moltissime realtà provenienti da tutta Italia e non solo, per parlare, dopo le mobilitazioni dei mesi scorsi, a partire da quelle contro il Dl sicurezza, di pace e guerra, di lotte sociali, di clima, di lavoro, di legge di bilancio, di casa e politiche abitative.

I re sono i grandi potenti, il potere politico, i grandi tecnocrati, i poteri finanziari, il patriarcato, i poteri che speculano sulle guerre.

Tanti i promotori, Stop rearm Europe, Rete a pieno regime, Rete no bavaglio, Assopace Palestina, Collettivo di fabbrica Gkn… Hanno partecipato circa trecento persone, rispondendo ad un appello pubblicato sul ‘il manifesto’ il 1° novembre scorso, per promuovere la nascita di un movimento “No king” anche nel nostro paese, dopo che negli Usa un vasto movimento si è mobilitato per contestare Donald Trump e le politiche imperialiste.

Erano presenti e sono intervenuti, fra gli altri, gli attivisti di mare e di terra della Global Sumud Flotilla, Luisa Morgantini, Maria Elena Delia, Silvia Albano che ha parlato del referendum sulla giustizia e della necessità di votare No, Arab Barghouti che ha parlato della Palestina e della condizione dei prigionieri palestinesi, a partire da quella di suo padre: la sala si è riempita di sue foto con la richiesta della sua liberazione. Ci sono stati collegamenti con la Cop 30 di Belem, con l’Unsilence Forum di Barcellona: un fronte di mobilitazione e di lotta e opposizione sovranazionale, che tiene insieme la critica al riarmo, l’opposizione ad ogni guerra, la difesa dell’ambiente e del territorio, la lotta femminista, con la giustizia sociale e climatica e il diritto dei popoli all’autodeterminazione.

E’ emersa in maniera chiara da tutti gli interventi l’urgenza e la necessità di far convergere tutti i movimenti che si riconoscono nell’obiettivo di rispondere al riemergere di politiche repressive, alle quali ci si può efficacemente opporre solo unificando le lotte, per costruire un mondo nuovo, basato su giustizia sociale, diritti, pace.

Nel nostro paese, partendo da una ferma opposizione alla legge di bilancio, che toglie risorse allo stato sociale ed alla sanità, restringe il welfare mentre le povertà sono in aumento, dicendo No alle politiche di riarmo e di guerra, all’aumento delle spese militari, alla criminalizzazione del dissenso e di tutte le forme di protesta, alla limitazione del diritto di espressione, compreso lo sciopero. E’ stato deciso di attraversare, con lo slogan “No king”, i due scioperi generali già proclamati: quello del 28 novembre dei sindacati di base, e quello del 12 dicembre della Cgil, così come tutte le manifestazioni in programma nei prossimi mesi.

Tutto questo continuando a tenere alta l’attenzione su quanto succede in Palestina e sui conflitti aperti in tanta parte del mondo, sui grandi danni prodotti dalle politiche colonialiste e capitaliste.

In questo contesto si colloca la convergenza con il Climate pride, che si è svolto nel pomeriggio, perché la giustizia climatica, la lotta contro il genocidio e le guerre, la difesa dei diritti sociali stanno dentro un’unica battaglia, che è quella contro il modello oppressivo capitalista e colonialista, di cui Donald Trump è la massima espressione, del tutto supportato e sostenuto dal nostro governo. Basti pensare alle scelte fatte fin dal suo insediamento, con le norme securitarie che ha prodotto, antidemocratiche e repressive, con la trasformazione del welfare in warfare, sostenuta anche nell’ultima manovra finanziaria.

Gli organizzatori hanno esplicitamente affermato che “l’obiettivo è di costruire uno spazio politico autonomo, capace di strutturare una opposizione sociale e di promuovere l’alternativa dal basso”. In questo percorso ci dobbiamo stare, promuovendo anche la partecipazione attiva della nostra area a tutte le iniziative che ci saranno nelle prossime settimane. I segnali che arrivano a livello internazionale, e dal governo, dicono chiaramente che non c’è nessuna intenzione di ripensare le politiche colonialiste, di guerra, di potere capitalista: quindi c’è bisogno davvero di una grande mobilitazione, che si opponga e smascheri la narrazione ormai imperante che criminalizza povertà, marginalità, dissenso.

Lo sciopero del 12 dicembre è e deve essere un momento importante in questo percorso, le parole su cui è convocato stanno dentro il vocabolario della mobilitazione generale, che ci deve vedere, come organizzazione sindacale generale e confederale, attori protagonisti assieme a tutti i movimenti e le realtà, compresi i movimenti studenteschi, giovanili, di quartiere, con cui condividiamo principi e obiettivi, dando sempre più forza, visibilità e partecipazione a tutte le lotte che in questi mesi hanno portato alla ribalta un dissenso diffuso e trasversale, che si sta cercando in ogni modo (anche con la violenza) di reprimere e mettere a tacere.