Per far continuare una guerra che poteva e doveva essere evitata, la Commissione europea è arrivata al punto di proporre di utilizzare circa 210 miliardi di euro di asset finanziari russi depositati in Europa, congelati fin dall’inizio della guerra, nel 2022, nel quadro delle sanzioni nei confronti di Mosca.
Il cosiddetto “prestito di riparazione” all’Ucraina per sostenere le sue spese militari ha trovato subito l’opposizione della Banca centrale europea. Da Francoforte è stata spiegata l’impossibilità di fornire garanzie, perché l’articolo 123 del Trattato sul funzionamento dell’Unione proibisce alla Bce di finanziare direttamente gli Stati membri, o di intervenire in modo da compromettere l’indipendenza della sua politica monetaria.
Gran parte dei beni congelati (185 miliardi di euro) è gestito da Euroclear, una società finanziaria che ha sede in Belgio, il cui governo si è opposto all’utilizzo dei beni di fronte alla certezza che la Russia farebbe ricorso a un tribunale internazionale, con effetti tellurici non soltanto per le finanze del paese: questo porterebbe, secondo la Bce, a intaccare la credibilità dell’euro a livello internazionale. Di qui la sottolineatura che “una simile proposta non è in esame”, perché l’Eurotower di Francoforte non ha intenzione di finanziare, anche solo indirettamente, sforzi bellici con simili escamotage.
Resta il dato di fatto che, invece di moltiplicare gli sforzi per una reale soluzione diplomatica del conflitto, la Commissione guidata da Ursula von der Leyen insiste a portare avanti una strategia di “guerra permanente”. L’ennesima follia da parte di una Europa che sembra proprio aver dimenticato i principi e i valori che sono stati alla base della lunga e faticosa strada verso l’integrazione. Quella “unione dei popoli”, avviata dopo le immani devastazioni della seconda guerra mondiale che solo nel vecchio continente causò almeno 40 milioni di morti, che sembra ormai espunta dall’agenda di Bruxelles.
