É ormai un luogo comune, con però fondati motivi, che il miglior modo per descrivere la storia e la realtà latinoamericana sia il realismo magico, un mix tra realtà, mitologia e fantasia, innalzato a genere letterario “globale” dal grande scrittore colombiano Gabriel Garcia Marquez. Questa prospettiva ha, nel suo proporsi, argomenti seri e fondati. Tranne che per la fase che stiamo vivendo, in particolar modo in Ecuador. La crudeltà del presente, infatti, potrebbe essere rappresentata solo dal genere horror, se non direttamente dallo splatter.

La violenza sociale, criminale, perfino familiare ha raggiunto livelli mai prima sperimentati dal paese andino, passato dall’essere il secondo paese più sicuro del Sud America ad uno dei tre più violenti al mondo. I ringraziamenti vanno alle politiche neoliberiste che dal 2017 si sono “impiantate” in Ecuador, con una tripletta di governi di destra (Lenin Moreno, Guillermo Lasso e Daniel Noboa), che hanno distrutto le infrastrutture economiche, sanitarie e scolastiche del paese costruite nel periodo 2007-2018, decennio dominato da governi progressisti.

Secondo i dati dell’autorevole ‘Osservatorio ecuadoriano sul crimine violento’ il tasso di omicidi è aumentato del 430 per cento, e Unicef riporta che, nel solo 2023, sono stati uccisi più di 770 bambini, in parte dalla criminalità, in parte entro le mura domestiche, prova di una decomposizione sociale che si manifesta in violenza incontenibile verso i più fragili.

Attualmente dall’Ecuador parte l’ottanta per cento della cocaina diffusa in Europa, e nelle sue banche si ripulisce una buona parte dei profitti. Come spiegare, altrimenti, che in una economia, ed una società, al collasso, i profitti delle banche ed il capitale accumulato siano in costante aumento?

La Cepal (Commissione delle Nazioni Unite per l’America Latina ed il Caribe) evidenzia come nell’anno più buio per il paese, il 2025, i profitti delle banche siano aumentati del 34%, letteralmente riempite da capitali di nuova origine. L’elezione del presidente Daniel Noboa, 2023, uno tra gli uomini più ricchi d’America Latina, rampollo dell’aristocrazia finanziaria ed agro esportatrice (la “banana Chiquita” è nell’orbita di famiglia), ha fatto sprofondare il paese in un clima di vera persecuzione politica e sociale, proclamando la dichiarazione di guerra interna e, nei fatti, la sospensione dei diritti costituzionali.

L’assalto all’ambasciata del Messico (aprile 2024) per sequestrare l’ex vicepresidente Jorge Glass, che vi aveva trovato rifugio politico, insieme alla repressione (con morti) delle manifestazioni di protesta del 2025, sono solo due esempi della sua politica. Tagli sociali e repressione.

Nonostante questo scenario drammatico, le organizzazioni d’opposizione sono riuscite a difendere un barlume di agibilità politica bocciando, con oltre il 60%, il plebiscito indetto dal regime nel novembre 2025.

In questa realtà si inserisce uno scandalo che, come gli Epstein files, ci permette di intravedere i legami tra corruzione, criminalità e potere politico-finanziario. Mario Godoy, presidente del Consejo de la Judicatura (CdJ, assai simile al Consiglio Superiore della Magistratura in Italia), su pressione dell’opposizione, è finito sotto inchiesta – e alla fine ha dovuto dimettersi – poiché si è “scoperto” che la di lui moglie, avvocatessa Dolores Ventimilla, è difensore dei principali narcotrafficanti del paese. Il caso più famoso riguarda il magistrato anti narcos Carlos Serrano che, dopo aver condannato il criminale Jezdimir Srdan, è dovuto scappare, affermando di aver ricevuto minacce dal condannato e totale ostilità da parte del CdJ. Casualità, l’avvocato difensore del serbo era, appunto, Dolores Ventimilla.

Il presidente Daniel Noboa, padrino politico del presidente del CdJ, è rimasto silente per alcuni giorni, per poi reagire con una serie di arresti tra le file dell’opposizione: la carcerazione del più popolare leader progressista, il sindaco di Guayaquil, Aquiles Alvarez, la richiesta di togliere i diritti politici ai leader del principale partito di sinistra, Revolucion Ciudadana, e la chiusura della stessa organizzazione politica.

La situazione nel paese è molto tesa, vi sono state grandi manifestazioni, ma la cupola militare e Washington, tramite l’ambasciata a Quito, hanno ribadito totale appoggio al regime.

É giunto il momento che anche l’opinione pubblica italiana ed europea incominci a farsi sentire. Il narco-stato fascistoide costruito da Daniel Noboa è un anello chiave nell’economia criminale delle mafie. Finché non si spezza questo legame, parlare di contrasto alla criminalità organizzata sarà pura retorica.