
Giovedì 12 febbraio, dopo una malattia tanto breve quanto senza speranza, ci ha lasciato, a soli 62 anni, Riccardo Ferraro, segretario generale della Slc Cgil Firenze-Prato-Pistoia e coordinatore regionale della Slc Toscana.
Chi ha conosciuto Riccardo lo ricorda come una persona che ha scelto di dedicare la sua vita al lavoro sindacale, o forse sarebbe meglio dire all’impegno sindacale perché Riccardo non ha mai considerato lo stare dentro la Cgil come un lavoro, quanto piuttosto come una vera e propria scelta di vita.
La sua vita si è svolta all’insegna dell’impegno, sindacale soprattutto, ma anche politico. Poco più che ventenne infatti ha aderito a Democrazia Proletaria, successivamente ha iniziato a lavorare presso la Sip e contemporaneamente ha deciso di impegnarsi all’interno del sindacato nella categoria dei telefonici.
Nella Cgil Riccardo è stato fin dall’inizio nella sinistra sindacale, aderendo prima alla “Terza Componente” e poi scegliendo di sostenere l’area programmatica di minoranza “Alternativa Sindacale”, diventata poi “Lavoro Società,” dove si è fatto conoscere per la propria coerenza, per il rigore delle sue analisi politiche e sindacali e per la sua grande capacità di interagire con i lavoratori.
In quel periodo Riccardo ha lavorato tra Firenze e Roma nell’apparato nazionale della Slc Cgil e in seguito, nel 2005 è entrato in segreteria nazionale come rappresentante dell’area di minoranza e poi, a scadenza mandato, nella segreteria regionale Slc del Lazio, ma per le sue innegabili capacità e il suo impegno gli è stata affidata la responsabilità di settori di grande rilevanza quali la Rai e le Poste.
In quegli anni, ma anche successivamente quando è rientrato in Toscana come segretario generale della Slc, Riccardo ha condotto trattative importanti, spesso incentrate su processi di ristrutturazione pesanti, ed è proprio in queste occasioni che ha saputo esprimere tutta la sua intelligenza politica e la sua determinata volontà di difendere e migliorare le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori che rappresentava.
Riccardo sentiva tutta la responsabilità di quanto faceva e non ha mai operato senza prima avere un mandato che legittimasse la sua azione. Per lui i percorsi democratici dentro il sindacato erano una strada da cui non era possibile derogare, perché, come sosteneva spesso, “altrimenti si diventa dei burocrati autoreferenziali”.
Era un ottimo negoziatore, capace di ascoltare le ragioni degli altri, senza mai dimenticare che lui rappresentava una parte e di quella parte doveva difendere le condizioni e la dignità, anche a costo di far “saltare” i tavoli (e qualche volta lo ha fatto).
Il suo rapporto con i lavoratori, ma anche con i compagni di lavoro nel sindacato, è sempre stato di massima correttezza e di grande apertura. Aveva quella qualità rara per cui anche se non condivideva appieno le tue idee non si sottraeva mai al confronto, consapevole che solo da una discussione franca e approfondita si possono trovare quelle sintesi necessarie a raggiungere le soluzioni più giuste e favorevoli per la parte che si rappresenta.
Riccardo, oltre ad essere una persona profondamente generosa e sempre pronta ad aiutare chi glielo avesse chiesto, era anche una persona colta. I suoi interessi spaziavano dalla letteratura alla saggistica alla storia, dal cinema alla musica, ma amava anche stare in compagnia con momenti conviviali in cui poi, magari, si finiva sempre e comunque a parlare di politica e di sindacato, perché la sua scelta di vita, come quella di tante altre compagne e compagni, era una scelta totalizzante che permeava ogni suo momento della giornata.
La sua scomparsa rappresenta per tutto il sindacato, in particolare per la Slc, ma anche per chi lo ha conosciuto in ambiti diversi, una grande perdita, oltre che un grande dolore, che ci lascia tutte e tutti un po’ più soli.
Ciao Riccardo.
