Un Primo Maggio, in Spagna, in un clima politico polarizzato e radicalizzato. Come di consueto, i sindacati si sono mobilitati con una buona partecipazione in più di 70 città, con un denominatore comune: nel mondo, per la pace e contro le guerre; in patria, per il diritto alla casa. Le due principali confederazioni, CcOo e Ugt, hanno tenuto il loro atto principale nella città di Malaga come simbolo del grave problema del Paese e soprattutto dei lavoratori: l’abitazione.

Elemento comune di tutte le manifestazioni è stato il no alla guerra, la denuncia del genocidio a Gaza e in Libano e l’opposizione alla guerra di Usa e Israele contro l’Iran. Su questo, la posizione delle organizzazioni sindacali coincide con quella del governo, che sta mantenendo un forte scontro con Trump e Netanyahu, diventando un riferimento internazionale per questa opposizione, pur continuando a ricevere critiche per non essere più deciso verso Israele.

Il Paese è passato in pochi anni da un eccesso di abitazioni nelle zone turistiche a una grave carenza di alloggi e affitti accessibili per la maggior parte della popolazione, soprattutto per i giovani. Non c’è abbastanza edilizia pubblica. La competenza spetta alle Comunità Autonome, per la maggior parte governate da Pp-Vox, contrari a invertire questa situazione. Il governo ha presentato un decreto legge per prorogare i contratti di affitto di altri due anni, ma non è stato convalidato in Parlamento per il voto contrario delle destre nazionali, di quella catalana e l’astensione di quella basca. La scarsità di alloggi è aggravata dalla destinazione di migliaia di case agli affitti turistici, promossi da fondi di investimento multinazionali “avvoltoio”. La scarsità spinge i proprietari ad aumentare drasticamente i prezzi degli affitti.

Il dialogo sociale in standby

Il dialogo sociale è al momento fermo. Dopo che, nei primi anni di governo, il modello di dialogo sociale tripartito ha prodotto risultati come la riforma del lavoro, che ha aumentato i contratti a tempo indeterminato, ora rimane attivo un confronto tra governo e sindacati. Le organizzazioni datoriali non condividono l’aumento del salario minimo né la proposta, concordata con i sindacati, di ridurre l’orario massimo legale a 37,5 ore settimanali. Il futuro delle nuove proposte sindacali è incerto, dovendo essere formalizzate attraverso un Parlamento che si è spostato più a destra a causa dell’atteggiamento della destra nazionalista catalana di Junts, erede di Convergència i Unió. C’è incertezza anche sulla riforma dei licenziamenti o sulla regolazione dei contratti part-time e altri temi.

“La priorità nazionale”, come la destra assume il discorso dell’ultradestra 

Una delle rivendicazioni maggiori di questo Primo Maggio è stata la denuncia delle proposte della destra radicale e della loro politica di scontro sociale. Nei nuovi accordi di governo delle Comunità Autonome è stato introdotto il concetto di “priorità nazionale”, caro all’ultradestra europea e al trumpismo. Il Pp, considerato una destra moderata, ha accettato la richiesta di Vox nonostante sia incostituzionale, aprendo una pericolosa frattura nella società che i sindacati, grandi e piccoli, non hanno esitato a denunciare e contrastare.

Si apre un orizzonte politico incerto, in cui poteri che non si presentano alle elezioni – grandi imprese, media, parte rilevante della magistratura, organizzazioni imprenditoriali, ecc. – stanno intensificando la pressione sul governo. Esempi come la condanna senza prove del Procuratore generale e le sue dimissioni forzate, o lo svolgimento simultaneo di due processi – uno, dopo dieci anni, contro una rete di corruzione del Pp e un altro recente contro un ex ministro socialista con deboli indizi – mettono in evidenza la politicizzazione del potere giudiziario.

La chiesa, dal canto suo, ha partecipato agli attacchi contro il governo ma, in vista della prossima visita del Papa, ha sostenuto il decreto legge che regolarizza decine di migliaia di migranti. Un tema di forte scontro con le destre, che vi si oppongono ma non possono impedirlo. Il pontefice ha in programma di visitare le isole Canarie, principale porta d’ingresso della migrazione africana.

E la sinistra alternativa?

Nel Primo Maggio si è limitata ad accompagnare le mobilitazioni sindacali. La frattura tra Sumar e Podemos è stata molto forte: politica, personale, fatta di veti e slealtà. L’abbandono della leadership annunciato da Yolanda Díaz e le critiche di Izquierda Unida, presto rientrate, non sono state finora sufficienti. Il fallimento alle elezioni regionali di entrambe le formazioni – con l’eccezione dell’Extremadura, dove Iu e Podemos in coalizione hanno aumentato la loro rappresentanza – non chiarisce il quadro, anche se in Andalusia, prossima tappa elettorale, hanno formato all’ultimo momento una candidatura comune, che sembra più una risposta difensiva che un’iniziativa vincente.