Il Primo Maggio, giornata internazionale dei lavoratori, non è una semplice commemorazione ma un momento vivo di mobilitazione, solidarietà e rivendicazione.

Quest’anno, in Francia, il Primo Maggio ha avuto un sapore tutto particolare. Insieme alle nostre rivendicazioni sindacali unitarie permanenti e alle nostre mobilitazioni unitarie nei momenti cruciali, siamo riusciti infatti a far arretrare chi voleva sottrarci questa giornata. La rinuncia alla proposta di legge di Gabriel Attal, ex primo ministro di Emmanuel Macron, che avrebbe consentito di far lavorare milioni di dipendenti il Primo Maggio nella grande distribuzione, nei luoghi culturali, nell’industria agroalimentare, nei negozi alimentari, nei vivai, anche nei negozi per animali, rappresenta una prima vittoria contro il padronato e i grandi gruppi, la destra e l’estrema destra.

Ma si tratta di una vittoria fragile, come dimostra il nuovo progetto di legge presentato dal primo ministro, che riguarda i settori della panetteria-pasticceria e dei fioristi, cioè 200mila dipendenti: dovranno lavorare sulla base di un presunto volontariato, che può essere facilmente obbligato nelle piccole realtà, e contro il quale continuiamo le nostre azioni. Perché il Primo Maggio è la nostra giornata: è da 140 anni, dal 1886, dopo la repressione sanguinosa contro i lavoratori di Chicago, che in tutto il mondo (163 paesi) i lavoratori manifestano nello stesso momento per i loro diritti.

Ancora oggi, in un contesto segnato da profonde trasformazioni del mondo del lavoro – precarizzazione, ‘uberizzazione’, intensificazione del lavoro, messa in discussione delle protezioni sociali – il ruolo delle organizzazioni sindacali resta centrale. Per la Cgt, il sindacato è al tempo stesso uno strumento di difesa collettiva, uno spazio di solidarietà e un attore di trasformazione sociale. Consente alle lavoratrici e ai lavoratori di non restare isolati di fronte a logiche economiche che tendono a indebolire il collettivo per sfruttarle meglio.

Il Primo Maggio è quindi una giornata di convergenza delle lotte, oltre le frontiere. I lavoratori italiani, francesi e del mondo intero condividono sfide comuni: garantire salari dignitosi, difendere i servizi pubblici, proteggere le pensioni, lottare contro le disuguaglianze e promuovere una transizione ecologica giusta e inclusiva.

In questa prospettiva, rafforzare i legami tra le organizzazioni sindacali europee è una necessità. Di fronte a imprese multinazionali e a politiche economiche spesso coordinate, la risposta deve essere collettiva, solidale e internazionale. È insieme che potremo costruire rapporti di forza capaci di imporre progressi sociali duraturi.

Il Primo Maggio è anche un momento di bilancio delle conquiste ottenute grazie alle lotte collettive – ferie pagate, sicurezza sociale, diritti sindacali – ma anche di lucidità sui recenti arretramenti. In molti paesi, i diritti dei lavoratori sono indeboliti, le protezioni collettive ‘fragilizzate’ e le disuguaglianze aumentano. Di fronte a questi attacchi, il sindacalismo deve rafforzarsi e ribadire i suoi principi fondamentali: solidarietà, democrazia e azione collettiva

Tutto questo passa in particolare da una maggiore capacità di organizzare i lavoratori più precari, i giovani, le donne, i lavoratori delle piattaforme digitali o ancora i migranti, spesso i più esposti allo sfruttamento. Significa anche estendere la presenza sindacale nelle piccole imprese e nei settori frammentati, dove il collettivo è più difficile da costruire ma altrettanto necessario.

Infine, il Primo Maggio deve essere un messaggio di speranza e determinazione. In Europa e nel mondo emergono mobilitazioni, si organizzano resistenze, si costruiscono alternative. Il sindacalismo resta una forza essenziale per difendere la dignità umana contro logiche di profitto a breve termine, contro un capitalismo predatorio sostenuto dall’estrema destra e dalla destra reazionaria, a discapito dei popoli.

La Cgt lotta, come la “sorella” italiana Cgil, contro le idee dell’estrema destra e le sue false promesse. Trump, Putin, Netanyahu e i loro alleati dell’estrema destra moltiplicano le guerre e cercano di imporre la legge del più forte, o piuttosto del più ricco. Queste guerre penalizzano l’insieme delle lavoratrici e dei lavoratori: i prezzi dell’energia esplodono e i nostri servizi pubblici vengono soffocati per aumentare i bilanci militari.

Il Primo Maggio manifestiamo la nostra solidarietà con i milioni di lavoratori che si trovano sotto le bombe, in Ucraina, in Iran, in Libano, in Palestina o in Sudan. È urgente uscire da questa escalation bellica. L’Europa deve affermarsi per imporre un’agenda di pace e di disarmo, difendere l’Onu e il diritto internazionale.

Il Primo Maggio non è solo un’eredità: è un appello a continuare la lotta. Per la dignità sul lavoro, per la giustizia sociale, per la pace e la solidarietà tra i popoli, e per un futuro in cui il progresso benefici tutte e tutti. Insieme, facciamo vivere questa giornata come un momento di lotta ma anche come una promessa di futuro

(Traduzione di Abder Hamou)