
Recentemente la situazione della Flc di Trapani è ascesa alla ribalta nazionale Cgil.
Questo contributo, per quanto sintetico, vuole provare a far luce sugli ultimi dieci anni di una categoria che in Sicilia ha fatto la storia della sinistra sindacale. I fatti narrati sono facilmente ravvisabili nei verbali.
Già agli albori del secolo, con la guida del compianto compagno Mimmo Stellino, la categoria (allora Cgil Scuola) compiva un passaggio importante, aderendo con percentuali di oltre il 90% all’area “Lavoro e società”.
Gli anni successivi, che hanno visto un gruppo dirigente attivo e coeso, guidato da Ornella Ingoglia e Giuseppe Lo Piano, hanno segnato un momento di grande sviluppo, visibilità e credibilità della nostra federazione sindacale.
La situazione è cambiata dopo il Congresso del 2014, con la nuova gestione, quando sono iniziati malumori nel gruppo dirigente storico e radicato, perfino da parte dei componenti della segreteria, a causa di una gestione percepita come troppo accentrata, sbilanciata sull’ordinario e sugli aspetti di assistenza, cui corrispondeva un sempre maggior distacco dall’attività politica locale e nazionale. Si percepiva già allora, da parte di molti iscritti, l’idea di una categoria gestita in maniera sempre più autoreferenziale e aziendalistica da parte del segretario che ha pian piano estromesso dalla partecipazione attiva prima la segreteria e poi tutto lo stesso gruppo dirigente, costituendo un gruppo di fedelissimi, mentre si assisteva a una sempre maggiore marginalizzazione del resto del direttivo. Nel frattempo due elezioni Rsu risultavano insoddisfacenti e si assisteva a una lenta nonché inesorabile contrazione, o quantomeno stagnazione, delle iscrizioni, al diradarsi delle attività formative e al mancato coinvolgimento di compagni storici.
La Flc di Trapani, da sempre avanguardia politica e officina di elaborazione anche dissonante, subiva una lenta e progressiva normalizzazione ed emarginazione all’interno del mondo della conoscenza e della confederazione stessa. La categoria, fatte salve poche uscite formali, spariva da quasi ogni evento o occasione di visibilità, comprese le assemblee, e dalla presenza nelle scuole. Alcuni colleghi, anche con storia e militanza indubbia e datata, in dissenso con questo modo di procedere, hanno lasciato l’organizzazione. Nel frattempo chi non ci stava, in una mistificazione continua della realtà, veniva accusato di cercare poltrone, di non voler rinunciare al vecchio assetto di potere.
Tutto ciò condusse il gruppo che aveva fino ad allora sostenuto il segretario a valutare, in occasione del congresso del 2018, con sempre maggiore concretezza l’ipotesi di un cambiamento al vertice provinciale della categoria.
I centri regolatori sono stati investiti della responsabilità politica di far fronte a questa situazione e, nella consapevolezza del disagio umano e morale prima ancora che politico di sfiduciare un compagno, gli è stato proposto di affiancargli qualcuno che, con una semi-agibilità, potesse occuparsi degli aspetti organizzativi, dando la possibilità al segretario di concentrarsi su quelli politici. La risposta è stata di chiusura netta, giustificata dall’idea che ci fosse una manovra dei centri regolatori per defenestrarlo, quando il progetto era invece finalizzato a facilitare la gestione, a fronte delle ridottissime agibilità rimaste.
I rapporti allora si sono fatti sempre più tesi, in un climax conflittuale, al punto che l’assemblea uscente impegnò i centri regolatori del compito di fare da garanti nella fase di transizione verso il nuovo congresso.
Non sono mancati, da parte di soggetti appartenenti al gruppo vicino al segretario, insulti, attacchi diretti alle persone e non alle finalità politiche, espressioni pesanti e aggressioni verbali; è stata messa in discussione più volte l’autorevolezza dei centri regolatori. Durante i congressi del 2018 si sono toccati i punti più bassi di questi comportamenti: alcuni delegati hanno perfino abbandonato il congresso in spregio ai comportamenti a cui stavano assistendo.
Al Congresso regionale, il segretario si presentava con una delegazione di persone che non avevano alcuna delega (neanche invitati), tutti in permesso sindacale, solo in quanto a lui vicini personalmente, al fine di supportarlo.
La discussione veniva scientemente polarizzata sul sì o no alla persona, ma resa di fatto impossibile, perché avveniva entro intemperanze e continui tentativi di zittire la controparte con la forza di voci urlate e vuote da parte della maggioranza.
Il tutto avveniva davanti a leader nazionali, incluso un segretario nazionale espressione di “Lavoro e società”.
In questa fase conflittuale il segretario veniva eletto con 18 voti a favore mentre gli altri 17 componenti dell’Assemblea lasciavano i lavori. Poi la segreteria veniva formata, dopo un tiepido tentativo di inclusione, con due compagne allineate, e iniziava la fase di ‘spoil system’, in cui venvano di fatto estromessi da ogni iniziativa i compagni e le compagne non allineati.
Il quadriennio 2018-2022 scorreva in una certa inerzia e nella mera gestione dell’ordinario; le attività si diradavano; nessuno, a parte i membri del “cerchio magico”, veniva coinvolto nelle attività, specie quelle fuori sede, tranne poche occasioni. Ciononostante, la parte che non aveva sostenuto il segretario non ha mai assunto posizioni di netta rottura, approvando regolarmente i bilanci e partecipando alle iniziative locali.
A mano a mano si sono perse di vista le ragioni stesse dell’essere sindacato, ogni logica del collettivo e una visione prospettica e politica. Contestualmente spariva ogni traccia di un’azione ben definita e caratterizzata di sinistra sindacale e dell’area “Lavoro e società” a cui ancora formalmente aderiva quasi tutta l’Assemblea generale.
C’è da segnalare che, tuttavia, in quegli anni, a più riprese, da parte dei centri regolatori veniva apprezzato il lavoro svolto, nonostante non ci fossero né crescite di iscritti né risultati degni di considerazione.
La situazione, dopo qualche anno di calma apparente, tornava ad acuirsi nel 2022, quando il segretario decideva improvvisamente di rassegnare le sue dimissioni, prima del Congresso, e di forzare le elezioni del nuovo segretario in tempi brevissimi, nonostante fosse stato richiesto dal gruppo di minoranza di attendere qualche settimana per dare la possibilità a tutti di partecipare. Venne dunque eletta a maggioranza l’ex segretaria di organizzazione, riconfermata poi, con gesto di responsabilità, all’unanimità al congresso svoltosi qualche mese dopo. C’è da dire che l’opposizione, ridotta per varie ragioni al lumicino, a quel congresso scelse di aderire alla seconda mozione congressuale e che venne duramente ostracizzata.
Dopo qualche tentativo di nuova apertura, la segreteria veniva nuovamente formata in prevalenza con persone vicine al segretario uscente e di sicuro non concilianti. Né si assisteva a un cambio di rotta: la categoria continuava ad apparire insignificante, conflittuale e senza una visione politica. Uno dei primi atti della nuova segreteria fu quello di nominare l’ex segretario quale invitato permanente, nonostante avesse concluso l’ottennio prescritto per le cariche statutarie. Egli venne inoltre eletto Presidente dell’Ag oltre che vicepresidente di Proteo fare Sapere.
Dopo due anni la segretaria generale in carica, per motivi personali, scelse di rassegnare le dimissioni irrevocabili. Nel frattempo si iniziò a dire che la segretaria in realtà puntasse al commissariamento della struttura. Pertanto, il Presidente convocava, unilateralmente, un’assemblea che aveva quale punto all’odg “Comunicazioni della segretaria generale”, senza averla consultata, sicché questa risultava poi assente. Così facendo, il Presidente ha compiuto un atto che il Comitato di Garanzia ha sanzionato con un anno di sospensione dal sindacato. Contestualmente l’Ag nazionale, applicando una norma statutaria, nominava un gruppo di reggenti temporanei, di cui faceva parte anche un rappresentante della seconda mozione, che avrebbero dovuto traghettare la categoria all’elezione del nuovo segretario.
A quel punto, 16 componenti dell’Assemblea “di maggioranza”, con dichiarazione formale, decidono di passare all’area “Radici del sindacato”. Al fine di sollecitare l’elezione del segretario, iniziò un contenzioso che vide coinvolto il Collegio statutario nazionale che alla fine espresse la necessità di eleggere presto il segretario, previa surroga dei componenti dell’Ag che nel frattempo erano decaduti, precisando che questi dovessero appartenere alla mozione in cui erano stati eletti.
Intanto tra gli aderenti all’area “Radici”, divenuta maggioranza, si stava concordando di presentare quale candidato alla segreteria, un compagno espressione del gruppo dirigente dell’area stessa fin dal congresso, per senso di responsabilità verso la categoria.
Quando, lo scorso 15 dicembre, veniva convocata l’Ag per gli adempimenti previsti, accadevano due fatti molto gravi: la maggioranza dell’assemblea, formata dai 15 membri associabili al gruppo dirigente vicino all’ex segretario, votava contro l’adempimento della surroga e contestualmente presentava una candidatura terza rispetto a quella su cui si stava cercando un accordo, ponendosi fuori pure dalla seconda mozione a cui aveva da poco, e forse strumentalmente, aderito.
Il mancato adempimento statutario, dunque, ha indotto i centri regolatori, malgrado ciò comportasse qualcosa di non auspicabile, a chiedere e ottenere il commissariamento della categoria. La delibera di commissariamento veniva votata dalla maggioranza (con l’astensione delle compagne e dei compagni dell’Ag di Lavoro Società, Ndr); l’area “Radici del sindacato” motivava la non partecipazione al voto. Pur riconoscendo la gravità dell’atto, si è ritenuto che, anche in vista del prossimo congresso, esso potesse essere funzionale a ritrovare una pacificazione interna, al fine di guardare a una ripresa della presenza sul territorio della categoria e nell’interesse degli iscritti, dei lavoratori e della Cgil.
