
Presidente Pagliarulo, da dove iniziare? Dal 25 Aprile, quando l’Associazione nazionale dei partigiani è stata accusata dalla comunità ebraica milanese di antisemitismo? Dai due militanti romani colpiti con una pistola ad aria compressa? Dalle violenze dell’esercito israeliano contro gli equipaggi della Global Sumud Flotilla, partiti per portare aiuti umanitari alla martoriata popolazione palestinese della striscia di Gaza?
“Partirei dal 25 Aprile di quest’anno; è stato caratterizzato da una mobilitazione di popolo in tutto il Paese di dimensioni difficilmente calcolabili; ricordo una mobilitazione simile solo nel 1994, in risposta alla vittoria elettorale di Berlusconi. A Milano quel giorno di più di trent’anni fa pioveva. Quest’anno c’era un dolcissimo sole primaverile. Mi pare che questo 25 Aprile abbia confermato che siamo su di una crescente onda positiva, di cui segnalo due precedenti: la straordinaria mobilitazione popolare, quasi una rivolta morale, davanti al genocidio di Gaza, e l’esito del referendum costituzionale. Sono indicatori di un ritorno della partecipazione, di una volontà collettiva di difesa dei valori costituzionali e quindi dell’antifascismo come cemento ideale della comunità che si riconosce nella Costituzione. Mi sembra che in qualche modo si stiano ricostruendo e rafforzando gli anticorpi della Repubblica antifascista, contro l’ondata di estrema destra che da anni spira in occidente e nel nostro Paese. La vicenda milanese in merito alla Brigata ebraica e al corteo è stata una provocazione, manifestata nella forma di un capovolgimento radicale e menzognero degli avvenimenti, come credo che tutti – o quasi – abbiano capito. Accusare l’Anpi o i suoi dirigenti di antisemitismo, prima ancora di essere falso, è cosmicamente stupido. Ben più grave è ciò che è avvenuto a Roma. Quando si passa dalle parole alle pistole c’è un salto di qualità che va fermato finché si è in tempo. Da quel che ho capito, il ragazzo che ha sparato con la pistola ad aria compressa faceva parte della cosiddetta ‘Brigata ebraica Dario Vitali’, un gruppo che si definisce ‘sionista militante’, che si richiama a un militare fascista di religione ebraica e che ha come simbolo il teschio con la rosa fra i denti, che è quello della X Mas. Dunque tutto si spiega”.
Da qualche anno l’Anpi finisce spesso e volentieri nel vortice delle polemiche. A chi fa così paura, nel 2026, un’associazione nata nei giorni della Liberazione per dire mai più al nazifascismo? Perché cercano in ogni modi di delegittimare una realtà così viva nella società, che continua a godere di ottima salute a più di ottant’anni dalla sua costituzione?
“Evidentemente perché l’Anpi dà fastidio. Viviamo in un Paese in cui alcune culture dominanti vivono solo nel presente, rimuovendo il passato e conseguentemente mancando di una visione del futuro; altre culture dominanti riscrivono la storia sostanzialmente per assolvere il fascismo e, ancorché contrastato, è in corso uno spostamento autoritario. L’attività dell’Anpi può creare qualche problema perché si fonda su due pilastri e opera di conseguenza: la difesa della pace e la difesa e attuazione della Costituzione, cioè di un’idea d’Italia non ancora realizzata, quella promessa di cambiamento di cui parlava Calamandrei. I nostri tardi detrattori sanno bene – e sono preoccupati – che da anni l’Anpi è in continua crescita. Eravamo 160mila nel 2024, nel 2025 sfioriamo i 170mila”.
Per le giovani generazioni, cui l’Anpi ha affidato il compito di tenere viva la memoria degli orrori del quinquennio 1940-45 e della quanto mai faticosa rinascita della democrazia, prendere e rinnovare la tessera significa essere partigiani sempre. “Odio gli indifferenti – scriveva Gramsci – Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano”.
“Le giovani generazioni non sopportano più il paternalismo autoritario di questo governo e dei suoi ministri, una visione ottocentesca della scuola, un lavoro – quando lo trovano – precario o sottopagato, una prospettiva di vita senza pensione pubblica, e specialmente un mondo che va in rovina per il ritorno della guerra e per il riscaldamento globale. Inoltre i giovani stanno via via scoprendo le nefandezze del nazifascismo storico. Basta andare a Mauthausen o a Marzabotto. Non so se sia del tutto corretta la definizione di ‘fascismi nuovi’, ma mettiamo il caso della presidenza Trump: come giudicare un potere senza limiti, la cultura dell’odio e la persecuzione verso il diverso e in particolare verso il migrante, una politica di rapina delle materie prime da altri Paesi, la minaccia o la pratica di azioni di guerra in violazione della sovranità nazionale, una visione commerciale, spregiudicata e amorale della politica estera? Si tratta di politiche neocolonialiste e imperialiste, ma c’è qualcosa di più, legato ad una visione delle tecnologie come strumenti di volontà di potenza che rinvia al mito del superuomo. In attesa di definizioni più precise, lo chiamo fascismo nuovo. Da questo punto di vista non c’è dubbio che vada difeso il valore della democrazia liberale e della democrazia sociale, non smarrendo mai una loro inseparabile relazione”.
La bocciatura dell’ultimo referendum sulla giustizia è stata soprattutto un messaggio d’amore verso la Costituzione repubblicana. Quella che, periodicamente, viene messa in discussione dai governi di una destra che, non per caso, trova enormi difficoltà a ripudiare le guerre e il riarmo, dimenticando spesso e volentieri che l’Italia dovrebbe essere una Repubblica fondata sul lavoro dignitoso, con diritti e tutele.
“Infatti. Credo che la Costituzione venga vissuta in particolare da tanta parte dei giovani come uno scudo, una tutela contro qualsiasi potere che intenda negare i diritti. Ricordo che la parola Italia in Costituzione c’è due sole volte: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, l’Italia ripudia la guerra. Questa è l’Italia rinata dopo la catastrofe fascista, un Paese che si è costituito non su vincoli di terra e sangue, ma su diritti di libertà e di giustizia sociale, cioè contro le diseguaglianze. Ecco perché la Carta è attualissima: perché mai come oggi dal dopoguerra sono esplose le diseguaglianze sociali e mai come oggi occorre contrastarle, così come va contrastato un delirante riarmo che taglia i fondi alla spesa sociale. A me pare che occorra con urgenza un patto di unità costituzionale per salvaguardare i principi della Carta e per attuare pienamente i suoi contenuti. Un percorso collettivo delle forze politiche e sociali più sensibili che dovrebbe attraversare l’insieme della società italiana, con l’obiettivo di costruire l’Italia costituzionale, quella della pace e del lavoro”.
La voce dell’Anpi si è alzata forte e chiara per denunciare la tragedia senza fine del popolo palestinese. Le cronache degli ultimi giorni raccontano delle violenze subite dagli equipaggi della Global Sumud Flotilla, assaltata nelle acque europee, a centinaia di miglia dalle coste di Gaza, dall’esercito israeliano.
“Sugli attacchi alla Flotilla, mi sembra evidente che siamo davanti a un governo, quello israeliano, che rifiuta qualsiasi legge internazionale, e parte dal presupposto di una superiorità – non saprei dire se religiosa, morale, etnica – che legittimerebbe ogni comportamento e giustificherebbe ogni scelta. Chi ne fa le spese sono in primis i palestinesi. Mi hanno colpito le parole del cardinale Pizzaballa in una recente intervista, quando, dopo aver denunciato ‘l’idolatria della guerra’, afferma, a proposito degli estremismi in Israele, che ‘la cultura del disprezzo per tutto ciò che non è loro, non solo di tutto ciò che è arabo ma di tutto ciò che non è ebraico, sta purtroppo crescendo, è un germe malato’. A Gaza sta ancora bruciando la coscienza del mondo, ed è un punto di non ritorno. Quanto alle dichiarazioni di Ignazio Benito La Russa sulla Flotilla, mi convinco sempre più che sia presidente del Senato a sua insaputa”.
Antifascismo e difesa della popolazione civile palestinese sono diventati autentici spauracchi per le destre, non solo per quella italiana. Si arriva a presentare gli attivisti antifascisti come una minaccia all’ordine pubblico, con i termini ‘antifà’ e ‘propal’ vengono criminalizzati nel tentativo di riscrivere la storia cancellando il diritto internazionale e la stessa la parola pace dall’agenda politica. Resistere, resistere, resistere?
“È il trionfo del doppio standard dell’Occidente e della stessa Unione europea, pur con le dovute eccezioni come la Spagna. Come si fa a non vedere le violenze quotidiane dei coloni israeliani in Cisgiordania? Le vite negate a Gaza? E, aggiungo, le crescenti provocazioni verso i cristiani da parte dell’esercito ‘più morale del mondo’, cioè quello israeliano? Ma – aggiungo – c’è stata, e c’è ancora, un’aggressione americana e israeliana all’Iran per impedire che Teheran abbia l’atomica. E gli aggressori sono l’unico Paese al mondo che ha usato – per due volte – l’arma nucleare, e un Paese – il solo in Medio Oriente – che ha un certo numero di ordigni atomici, senza alcun controllo della Aiea. Detto in altre parole, ci sono due Paesi che hanno un arsenale nucleare che bombardano un Paese affinché non abbia mai un’arma analoga. Che senso ha? E l’Ue, Italia compresa, sostanzialmente non muove un dito ma è pronta a condannare e reprimere la protesta popolare a sostegno dei palestinesi. C’è da indignarsi. Ma non basta. Occorre un ritorno alla politica, alla diplomazia, al negoziato, e – se si vuole – al buon senso. Certo che occorre resistere. Con qualcosa in più. Occorre pensare, unire, costruire. Sembra utopia, fantascienza. Eppure nella storia, che è storia dell’umanità, tutto cambia, tutto scorre, come scriveva Eraclito qualcosa come 2.500 anni fa. Ma la storia non cambia a caso. Cambia in ragione dei rapporti di forza, delle posizioni politiche, dei movimenti sociali. Dopo ogni notte, per quanto lunga, sorge l’alba. Diamoci da fare”.
