Bernie Sanders, Contro l’Oligarchia, Chiarelettere, pagine 104, euro 15.

C’è una America che resiste al brutale autoritarismo trumpiano, che lotta strenuamente per instaurare una diversa organizzazione della società, in quanto molteplici sono le contraddizioni ingenerate da un sistema economico che ha ampliato all’inverosimile le diseguaglianze sociali.

In prima fila, a dirigere le mobilitazioni che hanno attraversato tutti gli Stati federali, naturalmente l’indomito socialista democratico Bernie Sanders, che a partire dal gennaio del 2025, ovvero successivamente all’insediamento di Donald Trump alla Casa bianca, ha intrapreso il tour “Contro l’oligarchia”, affiancato da uno stuolo di sostenitori e dalla parlamentare Alexandria Ocasio-Cortez. La partecipazione a questo tour, che paradossalmente ha dato la precedenza agli Stati repubblicani, è andata oltre le previsioni, poiché tra i 280mila partecipanti registrati una buona parte non è risultata iscritta alle liste del partito democratico.

Adesso le tesi che hanno animato il discorso politico di Bernie Sanders sono state raccolte nell’agile libro “Contro l’Oligarchia”, che nel denunciare l’abisso in cui è precipitato il popolo americano costituisce una vera e propria agenda di lavoro sul che fare per rovesciare questa drammatica situazione. Innanzi tutto per Sanders la concentrazione dei capitali e delle proprietà è senza precedenti, cosicché condiziona, tramite l’abnorme potere esercitato dalle multinazionali, ogni settore dell’economia americana, e quindi ogni possibilità di scelta da parte degli utenti e consumatori. Questo anche se i principali azionisti del 95% di queste società multinazionali, quotate nell’indice S&P 500, sono i tre grandi fondi Vanguard, Black Rock e State Street.

Poiché nel 2010 la Corte Suprema ha sancito, nel caso Citizens United, che i miliardari possono finanziare senza alcun limite le campagne elettorali, di fatto nel 2024 cento facoltosi miliardari hanno speso ben 2,6 miliardi di dollari (dei quali ben 290 milioni da parte di Elon Musk ), con il risultato che con l’elezione di Donald Trump si è materializzato un “governo della classe miliardaria, per la classe miliardaria”. Il cuore dell’oligarchia americana è costituito da ben 902 miliardari, che, oltre a beneficiare di 1.000 miliardi di sgravi fiscali messi a bilancio dalla nuova amministrazione, influenzano pesantemente anche le politiche del partito Democratico.

Infatti, per Sanders, la rielezione di Donald Trump si spiega solo con la rottura intervenuta tra le politiche social-liberiste perseguite dai Democratici e i reali bisogni e le sofferenze della classe operaia. Con 800mila persone senza un’abitazione, 85 milioni di cittadini privi di una assicurazione sanitaria decente, tanto che l’aspettativa di vita nel 2021 era pari a 76,3 anni, mentre il 60% degli americani fatica ad arrivare alla fine del mese.

il rovescio della medaglia determinato da una esplosiva polarizzazione sociale è allarmante. Non a caso Sanders insiste sul tema della “perdita del benessere emotivo”, a fronte di un senso della comunità in progressiva disgregazione, oltre a sottolineare come l’endemica diffusione della criminalità mini il senso di sicurezza delle famiglie americane. Quindi, per contrastare quel senso di solitudine che annichilisce la partecipazione alla vita politica, ritiene indispensabile la promozione di un movimento sociale sulla base di una serie di proposte programmatiche, tra le quali spicca, stante la rivoluzione tecnologica in corso – per via dell’intelligenza artificiale e della robotica con gli incrementi di produttività che ne conseguono -, la riduzione della settimana lavorativa a 32 ore a parità di salario.

Infine, è decisamente notevole la descrizione che Sanders compie, nel terzo capitolo, delle caratteristiche che affliggono le altre oligarchie diffuse nello scenario globale, e di come questi oligarchi hanno investito i loro ingenti patrimoni. Se già nel 2022 un’inchiesta del Guardian aveva documentato la morte di 6.500 lavoratori in Qatar, provenienti dalla Corea del Nord e dal Nepal e impegnati nelle opere in costruzione per i mondiali di calcio, ora in Arabia Saudita le terribili condizioni di lavoro per l’edificazione della futuristica megalopoli di Neom hanno mietuto addirittura 21mila lavoratori migranti morti, nel silenzio glaciale dell’Occidente.