Marjane Satrapi, autrice di “Persepolis” e tra le figure più significative della narrativa grafica contemporanea, è morta a Parigi all’età di 56 anni.

L’annuncio è stato dato dai familiari attraverso un comunicato diffuso da France Presse, nel quale si legge che l’artista “è morta di dolore poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e amore della sua vita”. Ripa, produttore, attore e sceneggiatore, era morto nell’aprile del 2025 dopo una lunga malattia.

Nata il 22 novembre 1969 a Rasht (regione del Gilan, vicino al mar Caspio) e cresciuta a Teheran, Satrapi apparteneva a una famiglia colta e impegnata sul piano civile e culturale. La sua infanzia fu segnata dai forti eventi della storia dell’Iran, come la rivoluzione islamica del 1979 e la guerra tra Iran e Iraq. Esperienze che hanno lasciato un’impronta profonda nella sua sensibilità e sono diventate la materia narrativa della sua opera più celebre.

A quattordici anni i genitori la mandarono a studiare a Vienna. Dopo alcuni anni in Austria e un successivo ritorno in Iran, si trasferì definitivamente a Parigi nel 1994. Nella capitale francese ha intrapreso il percorso artistico che l’ha resa una delle voci più originali del fumetto internazionale.

La consacrazione arrivò con “Persepolis. Histoire d’une femme insoumise”, pubblicato in quattro volumi tra il 2000 e il 2003. La graphic novel autobiografica racconta la storia di una bambina che cresce nell’Iran della rivoluzione, osservando con sguardo curioso e disincantato i profondi cambiamenti politici e sociali del suo Paese, per poi affrontare l’esperienza del trasferimento in Francia e della ricerca della propria identità in Europa.

Il successo di “Persepolis” è legato innanzitutto alla capacità di trasformare una vicenda personale in una storia universale, comprensibile a lettori di culture e generazioni diverse. Satrapi affronta temi come la libertà, la memoria, l’appartenenza, il rapporto tra Oriente e Occidente e la condizione femminile. Lo fa senza retorica, alternando momenti drammatici e ironici, riflessione storica e quotidianità familiare.

Il suo racconto dell’Iran fa riflettere su superficialità, pregiudizio, conformismo che portano a identificare un paese e un’intera civiltà, con alcuni aspetti, drammatici e condannabili, della sua storia recente. Ad esempio, l’uso del velo è visto da Satrapi solo come uno degli aspetti del ben più ampio problema della repressione e della mancanza di libertà di pensiero e di parola nell’Iran del regime.

Il successo della Satrapi si spiega con lo stile semplice e immediato del disegno, volutamente naif e talvolta elementare, e sempre efficace. La storia assume carattere di universalità anche grazie all’astrazione data dal segno in bianco e nero e dalla semplificazione delle figure. Dopo “Persepolis”, Satrapi pubblica “Taglia e cuci” (2003) e “Pollo alle prugne” (2004) con il quale vince l’Oscar del fumetto al festival internazionale di Angoulême.

Nel 2008 esce nelle sale il film d’animazione tratto da “Persepolis”, scritto e diretto da Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, che vinse il Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 2007 e fu candidato all’Oscar.

Per circa trent’anni Satrapi ha vissuto e lavorato a Parigi, dove ha collaborato con numerose riviste e testate di giornali (The New Yorker, The New York Times, Internazionale), ha scritto e illustrato libri per bambini.

Negli ultimi anni Satrapi era tornata a guardare l’Iran con una speranza nuova. Con “Donna Vita Libertà” (Rizzoli Lizard, traduzione di Lara Pollero), progetto collettivo (con Jean-Pierre Perrin e Farid Vahid) dedicato alla rivolta nata dopo la morte di Mahsa Amini, aveva rimesso la sua arte al servizio di una necessità politica concreta: raccontare, spiegare, creare empatia, ricordare agli iraniani che non erano soli. Stava nuovamente cercando di dare forma alla libertà.

Marjane Satrapi non rivedrà l’Iran che considerava “casa”, né il destino del regime che considerava vicino alla fine. Ma ha lasciato al mondo uno strumento per continuare a guardarlo, attraverso i suoi fumetti.

Con la sua morte scompare un’autrice che ha contribuito a ridefinire il ruolo del fumetto nella cultura contemporanea, dimostrando come questo linguaggio possa raccontare la storia, custodire la memoria e dare voce a esperienze umane anche culturalmente “lontane”. Con le sue strisce resta una testimonianza preziosa di importanti passaggi storici, insieme ad uno stimolo ad andare oltre i confini e i pregiudizi, vedendo ciò che accomuna le persone al di là delle differenze.