
Domenica 21 giugno le lavoratrici e i lavoratori dell’Orchestra Sinfonica di Milano (ex Orchestra Verdi) hanno incrociato le braccia per la prima volta in 30 anni per chiedere l’adeguamento delle loro retribuzioni.
Lo sciopero è stato proclamato solo da uno dei due sindacati presenti in azienda: la Cgil. Al contrario la Uil non ha aderito alla mobilitazione e ne ha preso le distanze. Una parte del personale degli uffici ha organizzato una petizione contro Slc Cgil per aver indetto lo sciopero. Petizione affissa dalla Direzione nella bacheca aziendale della Fondazione. Avete letto bene: affissa dalla Direzione nella bacheca aziendale della Fondazione. Una vicenda che ha dell’assurdo.
Le lavoratrici e i lavoratori di questa orchestra subiscono da anni una condizione salariale molto penalizzante, con stipendi inferiori del 38% rispetto alla media nazionale del settore, non essendo applicato il Contratto collettivo nazionale di categoria. In concreto, parliamo di oltre 10mila euro in meno all’anno in busta paga per ogni dipendente. Si tratta di un divario enorme, destinato ad aumentare, che pesa ogni giorno sulla vita delle famiglie e sulla dignità di chi, da ormai trent’anni, garantisce spettacoli di altissimo valore artistico.
La beffa insopportabile è che tutto questo lo troviamo scritto a chiare lettere alla pagina 39 della relazione introduttiva al Bilancio 2025 della Fondazione Orchestra Sinfonica di Milano, come motivo di vanto: “Grazie all’applicazione del Ccl aziendale, la Fondazione può contare su un costo medio del personale orchestrale inferiore di circa il 38% rispetto alla media nazionale delle Fondazioni lirico-sinfoniche, mantenendo comunque un elevato livello qualitativo”. Da notare il riferimento al solo personale orchestrale. Una vergogna!
Sappiamo che la Sinfonica registra da tantissimi anni una situazione debitoria importante. E questo pone serissimi interrogativi sulla sua gestione, ma anche sul sistema di finanziamento pubblico dello spettacolo dal vivo.
Qualche mese fa si è costituito un Tavolo ad hoc tra Comune di Milano, Città metropolitana e Regione Lombardia, con lo scopo di affrontare e risolvere la situazione economica e finanziaria di un’Orchestra che rappresenta un’eccellenza per il territorio e un orgoglio a livello internazionale. Proprio in questa fase la Direzione ci ha fatto sapere che la Fondazione non aveva stanziato soldi a bilancio per il rinnovo del Contratto collettivo di lavoro (Ccl) scaduto nel 2025. Ha persino aggiunto che “non ci sarebbero stati nei prossimi anni o forse mai aumenti salariali come quelli del contratto precedente” (10% in due anni dopo anni di soli ritocchi). Il costo del lavoro, insomma, avrebbe dovuto restare pressoché fermo, ad eccezione di qualche piccola limatura. Non si doveva disturbare il manovratore e i lavoratori e le lavoratrici avrebbero dovuto stare in silenzio e continuare a fare sacrifici, altrimenti le Istituzioni si sarebbero irritate…
Peccato che Slc Cgil con quelle Istituzioni ci abbia parlato, registrando una piena comprensione della situazione e la condivisione delle istanze che qualunque sindacato sano avrebbe portato: non (continuare a) far pagare il conto di una cattiva di gestione a chi, come i lavoratori e le lavoratici, non ha alcuna responsabilità.
Purtroppo quello che è avvenuto nelle settimane e mesi successivi a quell’incontro ci consegna un quadro a tinte fosche, paradigmatico della crisi dei valori nella quale siamo immersi. Abbiamo constatato la mancanza di visione di chi gioca sulle paure delle persone. Non solo della nostra controparte, ma anche di chi avrebbe dovuto stare al nostro fianco per difendere la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori e la qualità di un’orchestra che continua inesorabilmente a perdere musicisti di valore che danno le dimissioni.
Abbiamo anche constatato la mancanza di responsabilità di una Direzione che non ha fatto nulla per trovare una mediazione con Slc Cgil per indurla a ritirare lo stato di agitazione. Uno stato di agitazione aperto in seguito ad un irricevibile aut aut imposto dalla stessa Direzione: firmare come segreteria sindacale un (ridicolo) pre-accordo di rinnovo senza poterlo discutere in un’assemblea aperta a tutte e tutti.
Abbiamo infine constatato come sia difficile, in questi tempi, promuovere nelle persone la consapevolezza dei propri diritti, la capacità di ribellarsi e di lottare per la propria dignità. Fortunatamente le iscritte e gli iscritti alla Cgil quest’ultimo punto lo hanno compreso, tanto da decidere di non presentarsi al concerto del 21 giugno scorso e convincendo anche altri non iscritti a fare lo stesso.
Il nostro impegno continua, con l’obiettivo di allargare il consenso delle lavoratrici e dei lavoratori attorno alle richieste che come Slc Cgil Milano stiamo facendo anche nei confronti delle Istituzioni. I gioielli di famiglia si proteggono e il finanziamento pubblico deve contribuire a garantire ai lavoratori e alle lavoratrici della Sinfonica di Milano una retribuzione in grado di “assicurare per sé e la famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.
