A Milano l’assemblea nazionale di delegate e delegati, attiviste e attivisti.

Pace, lavoro e diritti sono stati i temi al centro dell’assemblea nazionale delle sinistre sindacali, svolta il 20 giugno scorso alla Camera del Lavoro di Milano. Nonostante il caldo, in una città che sperimenta sempre più gli effetti del cambiamento climatico, la sala Buozzi era gremita di delegate e delegati, attiviste e attivisti, rappresentanti sindacali ed esponenti delle forze politiche, riuniti per discutere il ruolo della sinistra sindacale nella Cgil in una fase di profonde trasformazioni geopolitiche, economiche e produttive.

Coordinata da Vincenzo Greco e Adriano Sgrò dell’Assemblea nazionale della Cgil, l’iniziativa è stata aperta dal segretario generale della Camera del Lavoro di Milano, Luca Stanzione, che ha sottolineato la necessità di mantenere viva, all’interno di una cornice unitaria, una dialettica capace di valorizzare punti di vista diversi. Un richiamo al pluralismo come elemento di forza per affrontare una fase storica complessa.

L’obiettivo dell’incontro, sintetizzato dal sottotitolo “Unità e pluralismo, prospettive e ruolo della sinistra sindacale confederale in Cgil”, era promuovere un confronto pubblico e trasparente tra esperienze diverse, affrontando le grandi questioni che attraversano la società e, di conseguenza, la principale organizzazione sindacale italiana. Un dibattito necessario per rafforzare la capacità del sindacato di leggere i cambiamenti in atto e costruire risposte all’altezza delle sfide del presente.

Molto importanti sono stati i contributi di Giorgio Riolo, Maria Grazia Meriggi e Sergio Bellucci. Riolo, saggista e fondatore del Forum delle Alternative, ha proposto una lettura delle trasformazioni globali mettendo al centro il punto di vista del lavoro e dell’alternativa sociale. Richiamando l’esperienza dei Social Forum, ha invitato a riflettere sulle guerre in corso, da quella tra Russia e Ucraina alla tragedia palestinese, collocandole nel più ampio quadro del colonialismo, dell’imperialismo e delle disuguaglianze globali. Per la sinistra sociale e politica – ha sostenuto – non basta invocare la pace: occorre individuarne e denunciarne le cause profonde, intrecciando giustizia sociale e giustizia climatica.

Maria Grazia Meriggi, storica, ha ripercorso l’evoluzione della rappresentanza sindacale negli anni sessanta del secolo scorso, evidenziando come il sindacato abbia saputo innovare forme di organizzazione e strumenti di partecipazione per intercettare i bisogni della nuova forza lavoro. In quella stagione la sinistra sindacale contribuì a interpretare fenomeni come il neocapitalismo e l’alienazione, con Milano e Torino al centro delle trasformazioni produttive e sociali.

Sergio Bellucci, giornalista esperto di innovazione tecnologica e transizione digitale e del loro impatto sul lavoro, ha invece concentrato l’attenzione sulle sfide del presente, descrivendo la transizione tecnologica in corso come un cambiamento epocale. L’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie fondate sul linguaggio e sulla conoscenza stanno ridefinendo il modo in cui l’umanità produce valore, distribuisce risorse e organizza il lavoro, imponendo al sindacato nuovi strumenti di analisi e nuove forme di rappresentanza.

Il dibattito ha affrontato anche temi molto concreti: la sicurezza nei luoghi di lavoro, in un Paese ancora segnato da troppe morti, la necessità di rinnovare linguaggi e pratiche democratiche, il contrasto alle ingiustizie sociali e l’importanza dell’azione sindacale nei contesti di maggiore marginalità. Una riflessione che ha tenuto insieme la dimensione quotidiana del lavoro con le grandi questioni della pace, della democrazia e della giustizia sociale.

Nelle conclusioni, Vincenzo Greco ha ribadito che la sfida principale consiste nel saper interpretare i bisogni delle persone e costruire risposte collettive capaci di dare voce a chi oggi rischia di restare escluso. Il lavoro della sinistra sindacale, ha sottolineato, non può esaurirsi in una discussione interna o in un documento, ma deve tradursi in un’azione concreta nei luoghi di lavoro e nella società. Solo così il confronto, la pluralità e l’unità potranno diventare strumenti per costruire un futuro migliore.

L’assemblea ha confermato la necessità di ricostruire una dimensione libera, collettiva e aperta di confronto, nella quale esperienze e sensibilità differenti possano contribuire, insieme, a rafforzare il ruolo del sindacato e la capacità di dare risposte alle grandi trasformazioni del nostro tempo.