L’assenza in Italia di una politica industriale degna di questo nome sta portando al collasso anche la chimica di base. Ancorché previsto, vista la chiusura lo scorso anno degli impianti di cracking a Brindisi e Priolo, è arrivato l’annuncio della fermata dell’impianto di polietilene di Versalis nella città pugliese.”E’ esattamente la sequenza che avevamo previsto quando decidemmo, nel marzo 2025, di non sottoscrivere il protocollo promosso da Eni e governo”, denuncia la Cgil con il segretario nazionale Gino Giove e Marco Falcinelli che guida la Filctem: “Così, dopo la chiusura del cracking e lo stop della produzione di etilene e propilene, e dopo l’annuncio della chiusura dell’impianto di polipropilene di LyondellBasell entro il 31 dicembre, ora arriva anche la fermata del polietilene”.
La crisi italiana è in controtendenza rispetto alle linee guida dell’Unione europea, che un anno fa ha presentato un piano d’azione per l’industria chimica, all’interno del Clean Industrial Deal, che punta a garantire la produzione di sostanze fondamentali come ammoniaca, cloro, metanolo ed etilene, con misure per contenere i costi energetici e sostenere la domanda interna. Mentre la Ces, Confederazione europea dei sindacati, ha messo in guardia contro i processi di ristrutturazione mal gestiti con perdite di posti di lavoro, chiedendo investimenti con precise condizionalità sociali.
Ma questa richiesta si scontra, ancora una volta, con l’annosa assenza di una politica industriale, mentre Germania, Francia e Paesi Bassi stanno investendo per sostenere la transizione. Per giunta la dismissione della chimica di base è frutto delle decisioni di una società partecipata dallo Stato, l’Eni. E il governo lascia fare, senza mettere in cantiere reali alternative.
