
Vittorio Angiolini, già Professore ordinario di Diritto costituzionale alla Statale di Milano e prestigioso avvocato pubblicista e amministrativista, ci ha lasciati improvvisamente lo scorso 29 luglio.
La sua scomparsa, oltre che una grave perdita per il mondo scientifico, rappresenta per l’Ufficio giuridico, la Consulta giuridica e per la Cgil tutta, il venir meno di un importantissimo punto di riferimento per la soluzione di importanti e delicate questioni giuridiche e/o di politica del diritto.
Le qualità personali e le competenze di Vittorio, infatti, erano in grado di spaziare su un amplissimo raggio di azione che, partendo dalle sue materie elettive (diritto pubblico/costituzionale e amministrativo), coprivano con sagace efficacia e penetrazione il diritto del lavoro, il diritto sindacale, quello della sicurezza sociale, sino ad arrivare alle più delicate questioni inerenti ai diritti civili (emblematici sono i casi di Eluana Englaro e della “Stanza di ascolto” del “Movimento per la vita” volta a dissuadere l’interruzione della gravidanza nell’ospedale Sant’Anna di Torino, che Angiolini seguì nelle sue fasi cruciali). Il tutto con una notevolissima sensibilità politica che metteva sempre al primo posto l’azione sindacale rispetto alle battaglie giudiziarie, pur da lui magistralmente condotte.
Negli ultimi mesi Vittorio stava lavorando, per la nostra Organizzazione, alla predisposizione e presentazione (alla Corte dei Conti) di un esposto per verificare il corretto impiego delle risorse pubbliche nel progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, a estrema riprova della vastità delle sue competenze e della fiducia in lui riposta dalla Cgil.
Una fiducia che non è mai venuta meno sin da quando, nel 2000, Vittorio contribuì in modo determinante alla sconfitta, di fronte alla Corte Costituzionale, del tentativo referendario di Confindustria e dei radicali contro lo Stato sociale (l’opting out dall’assicurazione Inail, la privatizzazione della attività di patronato, la liberalizzazione del part-time, etc…).
Da allora in poi, una importantissima serie di successi presso la Consulta, in particolare nell’opera di progressiva demolizione da parte dei giudici costituzionali del Jobs Act del 2015, ha accompagnato il costante contributo di Vittorio alla costruzione della nostra strategia di contrasto alla precarietà del lavoro.
Mi riferisco, in particolare, alla elaborazione della Carta dei diritti del 2016 (e la contemporanea campagna referendaria a sostegno), sino ad arrivare alla più recente progettazione dei quattro quesiti referendari svolti nel 2025 e al suo aperto e convinto sostegno al “No” al referendum costituzionale sulla giustizia.
Ci mancherà la sua “toscanaccia” simpatia, la sua ironia, il suo talento, la rara capacità di interlocuzione, la passione nella difesa delle lavoratrici e dei lavoratori e dei valori della Costituzione, oggi più che mai messi a dura prova.
Vittorio amava profondamente la Cgil: le persone a lui più vicine (familiari e collaboratori di studio) ricordano che, ogni qualvolta la si menzionava, gli si illuminavano gli occhi: era la luce di quella passione che tutti noi abbiamo il dovere di preservare e perpetuare nel nostro lavoro quotidiano.
Grazie Vittorio!
