
Il 19 e 20 settembre a Roma manifestazione nazionale e assemblea nazionale.
Descrivere complessivamente le opportunità e i momenti trascorsi in presidio davanti al palazzo di Spin Time risulterebbe impossibile, non per la sua durata ma per l’eterogeneità di ogni momento costruito in esso.
I sentimenti dell’intera comunità, tuttavia, sono ben chiari e forti. Si dice che le situazioni emergenziali amplifichino e palesino la vera indole umana. Proprio in questa situazione, sicuramente non di quiete, i nostri istinti ed emozioni hanno confermato il valore costruttivo, e di coesione, di Spin Time. Egoismo, paura del prossimo e pregiudizi non hanno mai valicato via di Santa Croce. Al loro posto ci sono stati solo conforto nello stare insieme e volontà di condividere il presidio. Il presidio in ogni sua forma ha confermato l’indole di chi attraversa Spin Time: di fronte alla meschinità del celato sgombero, l’intera comunità è rimasta unita e ha lavorato per trasmettere cultura e sussidio.
Con la nostra comunità stiamo fronteggiando un’azione repressiva mascherata da un’ipocrita, quanto finta, necessità di legalità. La minaccia che pende oggi su questo palazzo non è una semplice operazione di ordine pubblico, ma uno strumento di propaganda politica attuata sulla pelle delle persone.
L’occupazione è nata dall’esigenza di restituire uno spazio comune e un’opportunità di vita agli oppressi, in egual modo è nato il nostro presidio. Rimanendo davanti al palazzo stiamo ribadendo la necessità di contrastare la speculazione edilizia e contemporaneamente stiamo dimostrando la possibile replicazione del modello di Spin Time.
Nonostante rappresentino una prima vittoria della nostra lotta per la dignità abitativa, gli alloggi temporanei destinati agli abitanti sono un elemento di dispersione della nostra comunità, che da sempre ha costruito i propri valori grazie alla sinergia culturale degli abitanti. In risposta alla lontananza tra le varie strutture abitative ottenute, molti abitanti stanno continuando a frequentare assiduamente il presidio. Ormai la nostra strada rappresenta un nodo di scambio e incontro, similmente al palazzo che continuiamo a osservare quotidianamente, tra gli occupanti che sentono ancora la necessità di coltivare l’unione.
Spin Time non era un normale condominio, è stato un modello in grado di creare rapporti e abbattere il sistema. I fondi immobiliari non rigenerano il tessuto urbano, lo svuotano di ogni valore singolare in favore di omologazione. Questo processo è spesso mascherato dall’uso di parole che sottraggono a noi, gli stessi soggetti che contrastano questa retorica: usano le nostre parole come “sociale”, “comunità” e “condivisione” per mascherare profitto ed esclusione. Per questo l’esperienza di questi giorni non deve esaurirsi dentro i confini del presidio.
Il 19 e 20 settembre la convergenza si sposterà a Roma nella piazza nazionale e nell’assemblea nazionale convocate da Spin Time, due giornate fondamentali per intrecciare percorsi e territori differenti. Questi appuntamenti non costituiscono la conclusione del percorso di Spin Time, bensì un deciso rilancio delle nostre lotte. Sarà un momento cruciale di confronto e costruzione politica, pensato per mettere in rete le tante vertenze che attraversano il paese.
Ognuno è chiamato a scendere in piazza portando con sé le proprie rivendicazioni, ma con la consapevolezza profonda dei valori e delle ragioni per cui si mobilitano tutte le realtà presenti. Unire i bisogni in un’unica voce significa trasformare la resistenza locale in una lotta sistemica e condivisa, capace di riprendersi la città e il futuro: così come Spin Time ha sempre fatto incontrare e fiorire culture diverse, oggi quella piazza saprà unire e far camminare insieme lotte differenti.
Non permetteremo che la propaganda cancelli tredici anni di dignità e resistenza. Difendere Spin Time significa difendere il diritto alla casa, alla cultura, al lavoro e alla solidarietà umana contro l’arroganza di chi governa per gli interessi dei pochi. La comunità è unita e la lotta continua per affermare che la città è di chi la vive e non di chi la vende.
