Ricordate il tormentone politico e mediatico ‘ce lo chiede l’Europa’? Era una frase-mantra, assai utilizzata per giustificare l’approvazione di riforme, manovre economiche, tagli e leggi impopolari. I padroni del vapore danno sempre la responsabilità dello stato delle cose al mercato. “Così per essere competitivi in Cesi – denuncia Emanuele Lotto – si dovrà lavorare anche il sabato e la domenica”.

Tecnico specializzato presso la Business Unit Space di un’azienda leader mondiale in ingegneria, consulenza tecnica, innovazione e testing per il settore dell’energia e delle infrastrutture, Lotto scuote la testa di fronte all’involuzione dei diritti del lavoro sacrificati sull’altare della cosiddetta competitività. Appena finite le scuole superiori, correva l’anno 2004, il giovane diplomato inizia a lavorare alla Cesi. “Prima con un contratto interinale, poi assunto nella sede di Seriate, e infine a Milano”, racconta.

Il Cesi, Centro elettrotecnico sperimentale italiano ‘Giacinto Motta’ spa, nel tempo è diventato di fatto una multinazionale. Dall’ingegneria ambientale alla transizione energetica, oggi Cesi coadiuva con il suo lavoro le attività delle big player del settore. Recentemente ha inaugurato Cesi Space, divisione attiva nella produzione di celle solari III-V ad alta efficienza per satelliti e applicazioni spaziali, ed è uno dei principali produttori interamente europei di rilievo in un panorama in rapidissima espansione.

Nato nel 1956 su iniziativa di alcune fra le principali società italiane del settore elettromeccanico ed energetico, pochi anni dopo Cesi finisce sotto il controllo dell’Enel, appena costituita, siamo nel 1962, dopo che il governo di centrosinistra dell’epoca ha nazionalizzato il sistema elettrico italiano.

All’alba del nuovo secolo, con la liberalizzazione del mercato, Cesi assume l’attuale assetto societario, in cui Enel e Terna hanno le quote di maggioranza (il 43% delle azioni per ciascuna delle due). “Un’azienda legata a doppio filo al pubblico – sintetizza Emanuele Lotto – che nel corso degli anni ha però perso questo suo imprinting originario, per essere sempre più competitiva in un mercato in rapidissima evoluzione”. Tanto da comprendere oggi servizi di ingegneria civile, geotecnica e monitoraggio strutturale per la progettazione, il controllo e la gestione della sicurezza di dighe, ponti, gallerie e reti di trasporto. Opere sulla terra ferma, in fondo al mare e oggi anche nello spazio.

Oltre ai circa quattrocento dipendenti nelle sedi italiane, Cesi conta anche altre centinaia e centinaia di addetti in Germania, Olanda, Repubblica Ceca, fino a Dubai e agli Stati Uniti. Emanuele Lotto è delegato sindacale, eletto per la Filctem Cgil nella Rsu dell’azienda. “In pochi anni la Cgil ha visto raddoppiare il numero dei suoi iscritti – racconta – ma fare sindacato oggi, quello vero, ascoltare colleghe e colleghi, farsi carico delle loro richieste, dei loro problemi non è semplice. È quasi un secondo lavoro, anche se non mi piace definirlo così. Meglio interpretarlo come una missione sociale, anche fuori dall’azienda, in difesa dei diritti, della sicurezza della libertà di chi per vivere deve lavorare”.

Va da sé che in questo piccolo grande emblema del made in Italy i carichi di lavoro sono aumentati in misura esponenziale. Perché, semplicemente, i mercati di riferimento chiedono sempre più spesso gli interventi di consulenza di Cesi. “Con il ‘divide et impera’ le aziende stanno cercando di far digerire l’indigeribile – denuncia Lotto – Vi è un aumento delle contrattazioni individuali; per chi ha figli piccoli, genitori anziani non autosufficienti e così via, che generano anche una sorta di meccanismo perverso di inconscio ringraziamento del dipendente verso il padrone e, conseguentemente, un diffuso malessere fra gli altri colleghi. La forza collettiva sta venendo piano piano a mancare. Questo non va bene”.

A Milano gli addetti diretti sono una sessantina. “Non ci siamo mai fermati, neanche negli anni della pandemia. Lo smart working per gli impiegati, mentre noi tecnici restavamo operativi sul territorio”. In questi anni però il lavoro è aumentativo a dismisura. “Anche la nostra azienda – riflette amaramente Lotto – ha progressivamente mutato il suo originario dna che era pubblico per diventare un player sostanzialmente privato che agisce di conseguenza. Questo vuol dire carichi di lavoro sempre più pesanti e laboratori tagliati come rami secchi, con la giustificazione della scarsa redditività e delle nuove tecnologie. Facciamo consulenze e test per grandi aziende come Prysmian, Elsewedy, dai cavi sottomarini ai satelliti lavoriamo in fondo al mare e nello spazio. Tantissimi campi di intervento, in un’azienda che noi viviamo come ‘piccola’ ma che in realtà non è piccola per niente”.

Anche sul fronte della sicurezza, in una realtà produttiva in cui molte lavorazioni sono ad alto rischio, il sindacato si fa sentire. “Per fortuna su questo tema il management si mostra collaborativo”. Ma in fondo alla pagina si stagliano i soliti due concetti: ‘competion is competition’ ed ‘è il mercato bellezza, tu non puoi farci niente’.