
La Fondazione Gimbe ha fornito una ricca e aggiornata documentazione, oltre 300 pagine, sullo stato di salute del nostro Servizio sanitario nazionale. Pur rimanendo una delle maggiori conquiste storiche e un sistema di eccellenza rispetto ad altri paesi, da anni sta perdendo la sua capacità di fornire quel diritto universale alla salute, alla cura e alla prevenzione previsto nell’artico 32 della nostra Costituzione.
Il Rapporto conferma che il diritto alla salute è da anni sempre più condizionato dal ridotto finanziamento dello Stato, dalle capacità economiche dei cittadini e dal luogo di residenza, regionale e territoriale. Il Rapporto ha anche aggiornato il ‘Piano di Rilancio del Ssn’ della Fondazione attraverso sedici linee di intervento.
Balzano agli occhi alcuni dati prioritari, a partire dai tagli al Ssn: negli ultimi quattro anni ha subito 18,8 miliardi di “tagli invisibili”, mentre nel triennio 2027-2029 si profila un divario cumulativo di 32,3 miliardi di euro tra finanziamento e previsione di spesa. Nel triennio 2023-2026 il Fondo Sanitario Nazionale (Fsn) è nominalmente aumentato di 17,5 miliardi, ma le risorse reali si sono ridotte. Fuori dalla propaganda governativa, i dati dicono che il finanziamento rapportato al Pil nel 2022 rappresentava il 6,27%, comunque non all’altezza dei bisogni e in riduzione da oltre un decennio. Con il governo di destra il finanziamento si è ridotto ulteriormente al 6%, contro il 7,1% della media Ocse. L’Italia è ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite che è pari a 3.952 euro: a parità di potere d’acquisto è di 909 euro inferiore alla media europea.
Alla riduzione degli investimenti pubblici corrisponde una minore protezione finanziaria delle famiglie, più esposte al pagamento diretto delle cure attraverso il ricorso al privato, con la rinuncia alle cure da parte dei cittadini meno abbienti. I poveri si ammalano di più è muoiono prima. Nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, pari a circa il 10% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato a una o più visite o esami di controllo e di prevenzione per i tempi lunghi di attesa, per indisponibilità economica e per luoghi di residenza privi di servizi sanitari. Nel 2025 le famiglie hanno sostenuto direttamente 42,4 miliardi di spesa sanitaria e la spesa privata pro-capite supera la media Ocse del 12,3%.
Aumentano le diseguaglianze tra le regioni e i territori nell’accesso alla cura, ai Lea e alla mobilità sanitaria. Nel 2024 ben 18 Regioni e Province autonome su 21 risultano inadempienti ai Lea, cioè non hanno adeguate capacità di prevenzione, di assistenza collettiva e di sanità pubblica.
Il mancato riconoscimento economico e professionale e gli insostenibili carichi di lavoro sono la causa principale della grave mancanza di personale infermieristico, dei pensionamenti anticipati, della fuga dei medici, dei ricercatori, degli assistenti, del personale professionalizzato verso il privato; un medico su quattro e un infermiere su cinque censiti dall’Ocse non lavorano nel Ssn.
Dei 339.256 medici almeno 88.258 (26%) non lavorano nel servizi pubblico. Le carenze nel sistema pubblico si concentrano in alcune specializzazioni e nell’assistenza primaria, nel medico di famiglia. Gimbe stima un deficit di 5.716 medici di medicina generale (Mmg).
Per gli infermieri il problema è innanzitutto quantitativo: l’Italia ne conta 6,9 ogni mille abitanti contro 9,7 della media Ocse. Inoltre dei 407.750 infermieri almeno 79.926 (19,6%) non lavorano nel Ssn. Anche formazione e retribuzioni restano indietro: 19,5 laureati in infermieristica ogni 100 mila abitanti contro 43,6 della media Ocse e retribuzioni degli infermieri ospedalieri inferiori del 27% a parità di potere d’acquisto.
La spesa per il personale sanitario è scesa di 36,8 miliardi di euro rispetto al 2012. Le mancate risorse per l’occupazione e l’aumento del personale nella sanità pubblica sono devastanti per la tenuta del sistema.
Nel 2023, delle 29.386 strutture sanitarie censite dal ministero della Salute, il 58% (17.042) sono private accreditate, e il 42% sono pubbliche (12.344). Il peso del privato è rilevante nell’assistenza residenziale, riabilitativa, semi-residenziale e specialistica ambulatoriale. Nel 2025 la spesa sanitaria destinata al privato convenzionato ha raggiunto 29,4 miliardi di euro con un aumento del 25,9% rispetto al 2012.
La spesa ‘out-of-pocket’ presso le strutture private non accreditate è aumentata del 169%, passando da 3 miliardi di euro nel 2016 a 8,2 miliardi nel 2024. Un dato che conferma la progressiva espansione del privato-privato; un’alternativa all’offerta pubblica, riservata ai “ricchi” che possono accedervi, a chi dispone di un fondo sanitario o di una ricca polizza assicurativa.
Il Documento Programmatico di Finanza Pubblica (Dpfp), approvato il 2 ottobre, non prevede nessuna inversione di tendenza rispetto al passato sulle risorse al Sistema sanitario nazionale: la quota di ricchezza del paese destinata alla sanità pubblica si riduce ulteriormente.
