A Cascina Anna, tra il 25 e il 29 giugno scorsi, la festa cittadina della Cgil.

Cascina Anna è a Bruzzano, periferie nord di Milano. A pochi chilometri, la Milano-Meda, la superstrada che collega il capoluogo meneghino con Como e che a breve diventerà a pagamento, in modo da ripianare i debiti prodotti dall’autostrada Pedemontana. Nella perfetta logica del capitalismo predatorio, si privatizzano i profitti e si socializzano le perdite, con la politica sempre più succube, e a volte complice, degli interessi di pochi a scapito del bene comune.
Ma torniamo a Cascina Anna: un luogo bello, una cascina agricola, che racconta la vocazione produttiva del territorio ad inizio novecento. Un luogo, a suo modo, di resistenza, dove, nelle tante contraddizioni della città gentrificata, si costruiscono percorsi di socialità e di aggregazione per la cittadinanza, ben rappresentati dalla presenza della casa di quartiere.
A Cascina Anna la Cgil milanese ha organizzato, per il secondo anno di seguito, la sua festa. Cinque giorni, tra il 25 e il 29 giugno, di dibattiti, musica e spettacoli e cibo. Una scelta del luogo non casuale, una volontà di stare nelle e raccontare le “periferie”, di stare nella e raccontare le “prossimità”, come è stato anche in uno dei dibattiti organizzati durante la festa con le associazioni del quartiere e con il Municipio per immaginare una Milano migliore.
“L’Altra Milano. Per una Milano migliore” il titolo scelto, evocativo della volontà della Cgil di essere nel territorio per costruire una Milano diversa da quella escludente per chi vive e lavora. Una Milano che parli di lavoro, di diritti, di casa, di welfare, di salute. Una Milano differente da quella sempre più privatizzata e a tutela degli interessi di pochi, come confermano le cronache giudiziarie e politiche di metà luglio.
Tanti dibattiti, tanti ospiti, tra i quali il segretario generale Maurizio Landini e il sindaco Giuseppe Sala, ma anche tanta musica e tanti concerti.
Un pubblico numeroso, fatto di giovani, famiglie, pensionati, attivisti, delegati, lavoratori ha riempito le calde serate milanesi per ascoltare, confrontarsi, ballare, mangiare insieme, partecipare. Cinque serate che hanno parlato alla città, insieme alla città, che hanno rafforzato le reti territoriali con le quali il sindacato agisce la quotidianità e con le quali vuole rafforzare le alleanze sociali, sempre più necessarie perché nessuno si salva da solo.
Cinque giornate che sono state rese possibili grazie alle fatiche e al grande impegno dell’organizzazione e delle tante e dei tanti che ci hanno dedicato lavoro, tempo, pensiero, militanza. Il sindacato è tale se tutela, organizza, contratta. Ma per fare tutto questo c’è una precondizione: che il sindacato sia comunità, sia contaminazione, ascolto, protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori, delle delegate e dei delegati.
Non è certamente la festa di giugno che determina questa condizione, ma sicuramente aiuta e sostiene un processo di identità e di partecipazione che deve essere coltivato quotidianamente nei territori, nei luoghi di lavoro, nelle vertenze cittadine e aziendali.
Un ritrovarsi insieme, dopo le fatiche e le frustrazioni del referendum, per ripartire più forti di prima, per dirci e ricordarsi che, anche se sono spesso le ragioni dei più forti a vincere, il nostro agire costante e quotidiano in direzione ostinata e contraria non può mai cessare: lo dobbiamo agli ultimi, agli oppressi, e lo dobbiamo a noi stessi.