Libri di storia, gialli, romanzi, biografie, film, cd e podcast per l’estate.

E’ già un bel po’ che quest’estate s’è inoltrata sulle nostre notti, soffocandoci di caldo. Chi come me ha la (s)ventura di passarne un bel pezzo a Milano, o in qualunque luogo del terribile clima continentale caldissimo-umidissimo, può scordarsi di andare a letto e passare la notte con un sonno bello filato. Ci si ridesta contemplando inorriditi il cellulare (senza cedere alla terribile tentazione di farsi ipnotizzare per ore dai social) che ti conferma che sono le quattro del mattino, che tu grondi, che il cuscino si è trasformato in un sudario e le lenzuola stanno ridotte da far invidia alla Sindone. In attesa speranzosa di una nuova ondata di sonno, l’unico riscatto possibile è correre alla pila di libri che abbiamo accumulato sul comodino.
E così la mia estate è fatta di tante letture notturne, voi spero invece che le facciate su una sdraio di fronte al mare. Proverò a suggerirvene qualcuna, ma queste non sono recensioni, solo consigli di un lettore appassionato, che d’estate legge tanti libri, saltando qui e lì. Prendeteli come si prende un consiglio, spizzichi e bocconi di letture, in certi casi neppure terminate: non perché non mi piacessero, ma perché l’estate è un tempo sospeso, in cui le giornate non finiscono mai e le settimane passano troppo in fretta.

Lanfranco Caminiti, “Chistu nun è nu romanzu”. Le dimensioni del volumetto ed il titolo siculo farebbero pensare all’ennesimo tentativo di trovare un erede a Camilleri, e invece nulla di tutto questo, si tratta di un libro di storia, straordinario e godibile. Non è un romanzo, proprio come dice il titolo, è la ricostruzione di quell’incredibile movimento che furono i Fasci siciliani. Siamo nel 1892, a circa un trentennio dall’unità d’Italia, ai primordi del movimento operaio mondiale, i diritti dei lavoratori, anche i più basilari sono tutti di là da venire (le otto ore, sciopero, indennità per malattia, ecc.). I Fasci sorgono a decine, poi a centinaia, in tutte le province dell’isola. Mettono assieme operai, contadini, piccoli artigiani, minatori, li guidano a volte professionisti solidali, come il leggendario medico socialista Nicola Barbato (quello del sasso a Portella delle Ginestre). Si tratta del primo movimento organizzato di lavoratori in Italia, si ispira all’anarchismo degli internazionalisti meridionali, si confronta col nascente partito socialista di Turati. Troveranno un nemico implacabile in Francesco Crispi (un altro siciliano), che ordina una lunga serie di stragi, decimandoli, e poi seppellendoli con lo stato d’assedio: una dichiarazione di guerra al proprio popolo. Non è un romanzo, perché l’autore non vi prende mai parola: con un’operazione di straordinaria sintesi ed efficacia, sono i documenti ed i memoriali dell’epoca a parlare, con un montaggio serrato che procede per temi e per cronologia. I fasci non hanno avuto la memoria che si meritavano: il movimento dei lavoratori li ha relegati in una nota a pie’ di pagina, forse anche per l’imbarazzo di quel nome che Mussolini rubò oltraggiandolo. Dunque non un romanzo, ma un libro necessario per risalire alle nostre origini. E siccome ogni libro ne apre almeno un altro, mi è venuta voglia di rileggere il classico che Pirandello, con una buona dose di reticenza, dedicò a quella pagina di storia, “I vecchi e i giovani”.

Lanfranco Caminiti, Chistu nun è nu romanzu, Sellerio, pag. 264, euro 20

Fra libro e libro infilo anche il consiglio di un Cd, e se anche dei Cd non sapete più cosa fare, ve ne consiglio l’acquisto perché il libretto, oltre ai testi delle canzoni, contiene anche un lungo articolo, quasi un saggio, scritto proprio da me. Un po’ mi vergogno di auto-consigliarmi, in questo caso mi perdonerete perché si tratta di un disco inedito di Giovanna Marini che, sotto il titolo “Tutto questo vuole raccontato” rende disponibile il nastro di un concerto registrato nel 1981: un’antologia naturale di brani che hanno fatto la storia della musica (I treni per Reggio Calabria, Lamento per la morte di Pier Paolo Pasolini, La grande madre impazzita), mescolati al racconto divertentissimo ed aneddotico di un’epoca (lo scandalo di Spoleto, la nascita del ‘manifesto’, le occupazioni abitative a Roma). Giovanna – scomparsa a maggio del 2024 – non può essere raccontata e contenuta in un solo Cd, ma questo può davvero essere un viatico per il mare di parole e musiche che ha lasciato dietro di sé.

Giovanna Marini, Tutto questo vuole raccontato, Nota Music, euro 15

Trentacinque anni fa, appena nata già moriva l’Europa nel conflitto della ex-Jugoslavia. Moriva nella complicità e nell’indifferenza. I due culmini di quell’orrore durato un lustro furono il lungo assedio di Sarajevo e il rapido genocidio (in questo caso il termine è stato certificato) di Srebrenica. In quei giorni moriva di propria mano anche una delle più belle, generose, profetiche figure del nostro tempo, Alexander Langer. Nessuno può dire perché, nel pieno dell’attività di soccorso ai Balcani, decise che i carichi per lui erano diventati troppo gravosi. Di certo ci ha lasciato in eredità i più bei testi sulla convivenza e dubbi sacrosanti che bruciano il nostro pensiero pacifista. “Continuate in ciò che è giusto” è la frase che scrisse sul suo biglietto d’addio, ed è anche il titolo della biografia che Alessandro Raveggi gli ha dedicato. Se della tragedia bosniaca volete anche conoscere il lato letterario, vi caldeggio il sublime “Le Marlboro di Sarajevo”, raccolta di racconti a tema di Miljenko Jergović, scrittore tanto poco noto in Italia quanto gigantesco: un Kafka contemporaneo. Questo suo libro divertente e straziante è stato appena ripubblicato da Bottega Errante Edizioni.

Miljenko Jergović, Le Marlboro di Sarajevo, Bottega Errante Edizioni, pag. 192, euro18
Alessandro Raveggi, Continuate in ciò che è giusto, Bompiani, pag. 240,
euro 17

Avete la fortuna di avere un cinema a portata di mano? Provate allora a recuperare la visione del “Maestro e Margherita” di Michael Lokshin, il primo tentativo almeno un po’ riuscito di portare sullo schermo l’immenso capolavoro di Michail Afanas’evič Bulgakov. Sì, secondo me “il Maestro e Margherita” è in assoluto uno dei libri più belli mai scritti, un capolavoro del novecento proiettato su ogni epoca. Un pastiche, un atto di coraggio ed insieme di resa, una storia d’amore, un cantico di pietà, una feroce satira del potere, un libro spirituale ed eroico, una storia di demoni, vampiri e gatti parlanti che mettono alla berlina potenti, dittatori, censori e leccaculo… Chi non lo ha ancora letto deve assolutamente correre a riparare, me ne sarà solo grato. Per il suo impianto realistico e magico insieme, con scene di nudi volanti, con la messa in scena del processo a Cristo, col paradosso di una città di Mosca modernista post-rivoluzionaria e miserabile, questa storia era del tutto irrealizzabile prima della diffusione degli effetti digitali, e comunque presenta notevoli problemi nel tenere assieme una materia così complessa, sulfurea, filosofica, etica ed eroica. Non dico che Lokshin ci sia riuscito appieno, ma il film è godibile, non banale. Per il momento contentiamoci, con la non trascurabile opzione di sapere che questo film – finanziato dalla cinematografia ufficiale di Putin prima dell’aggressione all’Ucraina, tratto da uno scrittore nato a Kiev – viene visto nelle sale da fiumane di russi, che ne colgono il valore ribelle ed anticonformista, applaudendo alle battute contro il governo e volgendole al presente. È poco, certo, ma è meglio di niente.

Vi ho dato consigli un po’ troppo “pesanti” per un estate che si vorrebbe (anche) di svago? Beh, concludo allora consigliandovi la ristampa dell’introvabile “Trilogia della citta di M.” di Piero Colaprico, una raccolta di romanzi brevi (o racconti lunghi) di uno degli iniziatori del nuovo giallo italiano, quando ancora il genere non era diventato così invadente. Colaprico è un maestro della narrazione che non si perde in fronzoli, ma che sa far emergere lo sfondo milanese con una perizia impressionistica. I suoi personaggi punteggiano di lampi ironici senza mai prevaricare, col loro vissuto, la trama: Colaprico non finge di essere Dostoevskij, ma proprio per questo si avvicina ai classici del genere, nei suoi libri gli ingredienti di verosimiglianza e invenzione sono perfettamente dosati. D’altronde l’autore è stato giornalista notissimo, per dirne una è colui che ha coniato il termine “Tangentopoli”, dunque in lui la scrittura è tanto una ricerca quanto un mestiere.

Piero Colaprico, Trilogia della citta di M., Baldini e Castoldi, pag. 552, euro 21

Vi siete appassionati alla moda dei podcast? Beh, sempre di Piero Colaprico vi consiglio di recuperare (gratuitamente su tutte le piattaforme) le recenti cinque puntate di “Gangster”: una storia di Milano negli ultimi 40 anni del Novecento attraverso la cronaca nera e i suoi protagonisti (Lutring, Turatello, Epaminonda, ecc.), raccontati con precisione, umanità, ma senza simpatie corrive. Gli scandali di un’amministrazione milanese, sempre più indifferente ai bisogni delle classi popolari, sono sulle prime pagine dei giornali, e chissà che l’estate non contribuisca ad insabbiarli una volta di più … Nelle narrazioni di Colaprico troviamo un filo coerente che, attraverso il racconto dei decenni (di cronaca o di fiction), ci può aiutare a svolgere la matassa e diventare finalmente cittadini un po’ più consapevoli, capaci di ribellarci alle ingiustizie ma anche di riflettere sulle loro cause.