Il 3 luglio scorso, in Cgil nazionale, è stata presentata la terza edizione del “Libro nero sull’azzardo – mafie, dipendenze, giovani, Europa”, prodotto da Cgil, Federconsumatori, Fondazione Isscon, con la collaborazione di Federconsumatori Modena.
I dati che anche quest’anno, con accuratezza, il Libro nero presenta, sono davvero preoccupanti. Una raccolta in continua crescita, che nel 2024 ha raggiunto la cifra record di 157 miliardi. Tanti sono i soldi spesi nell’azzardo. E siamo stanchi di sentirci ripetere dalle associazioni dei gestori che quella cifra non rappresenterebbe la spesa reale, perché buona parte torna ai cittadini in vincite. Sappiamo benissimo che le vincite milionarie sono ben poche, un raro evento, che riguardano un numero limitatissimo di persone, mentre la quasi totalità delle vincite ammontano a cifre irrisorie, quasi sempre, se non sempre, immediatamente spese per continuare a giocare d’azzardo. Le perdite ammontano a 92 miliardi, una cifra davvero preoccupante, soprattutto se letta in questi tempi di crisi, di povertà dilagante, sapendo che giocano molto di più le persone in condizione di maggiore fragilità, anche economica.
E ancora meno può essere sostenibile l’argomentazione, da più parti sollevata, che con le entrate erariali dell’azzardo si sostengono i bilanci dello Stato. A parte il fatto che, a fronte di un tale volume di spesa, nelle casse dello Stato restano poco più di 11 miliardi, una cifra davvero irrisoria rispetto ai volumi di danaro che circolano nell’azzardo, lo Stato – ce lo siamo sempre detto – non può far cassa sulla pelle dei cittadini, non quantificando mai le ricadute in termini di costi sociali e sanitari. Senza pensare mai a recuperare entrate dalla fiscalità generale, anzi, procedendo spesso con condoni.
Il Libro, con dati relativi a tutto il paese, alle varie regioni, ai comuni, è strumento utile per capire cosa succede nei territori, per informare e sollecitare la politica, gli amministratori, affinché vengano messe in campo politiche di regolamentazione dell’offerta, di informazione dei cittadini, di contrasto alla diffusione dell’azzardo.
Non è un ragionamento morale: è tema di quale società e quale modello di sviluppo vogliamo. L’azzardo si inserisce a pieno titolo nelle politiche e nelle dinamiche capitalistiche, iperliberiste, per cui, invece di promuovere giustizia sociale, coesione, inclusione, si propone a chi ha maggiori difficoltà, maggiori bisogni, il miraggio di poter cambiare vita, di arricchirsi, affidandosi al fato. Ricordiamo tutti uno slogan molto in voga quando ancora la pubblicità non aveva nessun limite: “Ti piace vincere facile”.
In questi anni la Cgil, con lo Spi, Federconsumatori, Auser, ha promosso tante iniziative, nazionali e nei territori ha collaborato con la campagna “Mettiamoci in gioco” per una informazione corretta, per promuovere conoscenza e consapevolezza. In diversi territori si è anche lavorato con le categorie, organizzando assemblee informative nei diversi luoghi di lavoro, perché sappiamo quanto l’azzardo investa i lavoratori, soprattutto quelli più poveri e più precari.
Oggi più che mai, con questo governo abbiamo bisogno di strumenti come il Libro nero, visti i provvedimenti presi, che vanno nella direzione opposta a quella necessaria. Abbiamo già parlato – anche qui – della legge di bilancio che aumenta l’offerta, proroga le concessioni, abolisce l’osservatorio istituito presso il ministero della Salute, abolisce il fondo dedicato. Con i tentativi, neanche troppo nascosti, di eliminare il divieto di pubblicità, già costantemente aggirato anche con il contributo di personaggi dello sport e dello spettacolo.
E non è un caso che quest’anno la raccolta ed elaborazione dei dati per il Libro nero sia stata resa ancora più complicata dall’ampliamento delle aree di censura da parte dell’Agenzia Dogane e Monopoli, estese ai piccoli centri e ad alcuni giochi fisici, precedentemente non compresi nel divieto. A questo si aggiunge il fatto che il Libro blu non viene più pubblicato dal 2022. Le censure e i limiti alla diffusione dati non solo rappresentano un favore ai gestori, alle grandi multinazionali dell’azzardo, ma anche un ostacolo nella conoscenza delle situazioni di possibili infiltrazioni malavitose.
Nonostante questo, il Libro nero elabora e presenta i dati di 1.200 comuni con più di 10mila abitanti, con un focus sulle 10 principali città italiane. E l’Italia si conferma un’anomalia nel panorama europeo, con una perdita complessiva degli italiani in azzardo che è la più alta d’Europa.
Conoscere i dati, organizzare iniziative nei territori è strumento importante per provare a invertire una tendenza che pare inarrestabile, per costruire, con chi ci sta, e con gli amministratori locali, politiche redistributive, fiscali, sociali più giuste.

Questo il link per scaricare il libro nero:
https://www.cgil.it/ci-occupiamo-di/dipendenze/il-libro-nero-dellazzardo-mafie-dipendenze-giovani-dm8gtge9