
“Fermiamo Israele”. La notizia del giorno è sempre la stessa, non cambia, da mesi e mesi. La carneficina del popolo palestinese sotto le bombe, mitragliato mentre è in coda per un pugno di farina, affamato, assetato, senza medicine né ospedali, distrutti al pari delle scuole e delle chiese, è un’enormità senza perdono. “Fermiamo Israele”, non si stanca di ripetere Luisa Morgantini, a Riace per una settimana di arte, musica e cultura per la Palestina ‘Seminando la pace con giustizia’. Quando la ascolti ti passa davanti una vita intera di resistenza non violenta contro l’occupazione israeliana della Palestina, un’attivista per la pace, una donna in nero arrivata, fra le tante, fino al Parlamento europeo, di cui è stata vicepresidente. Una voce sempre forte contro la follia delle guerre, che mentre scriviamo sta cercando di invitare nel nostro paese giovani palestinesi e giovani israeliani per dare una speranza alla convivenza civile fra i due popoli, anche quando tutto sembra perduto. “A Tel Aviv ci sono anche i ‘refusenik’, giovani che si oppongono al servizio militare per non essere partecipi del genocidio del popolo palestinese – ricorda Morgantini – Fanno parte del movimento Mesarvot, una parola ebraica che significa ‘noi rifiutiamo’. Stracciano gli ordini di leva, dicono no all’occupazione, no all’apartheid. Sono un’estrema minoranza. Ma esistono, e si fanno sentire. E noi dobbiamo aver cura di tutte le voci che si alzano contro questa follia”.
Ogni giorno che passa arriva una proposta del premier Netanyahu e del suo governo che alza ancora di più l’asticella dell’orrore e del disumano. A Gaza oltre l’umanità è morto anche l’ultimo sussulto di dignità dell’Occidente?
“Magari fossimo solo spettatori. Tutto quello che fanno i governi occidentali, Stati Uniti in testa, è sostenere Israele, sostenere chi viola costantemente ogni diritto umano. Siamo oltre al genocidio, sotto i nostri occhi c’è ferocia, crudeltà, sadismo. Una forma di psicopatia collettiva. La società civile si oppone, fa sentire la propria voce, moltiplica le sue iniziative. Ma il dato tragico, drammatico, vergognoso è la complicità di chi ci governa. Di più, un sostegno attivo alle politiche di distruzione dell’esercito israeliano. É il vecchio piano sionista di liberare l’intero territorio dalla presenza palestinese. Lo scrivono, lo dicono, lo fanno: televisioni, ministri, soldati, con il massiccio appoggio della popolazione. Sostengono una visione messianica per cui Dio stesso ha consegnato loro una terra che va liberata da ogni entità esterna. Altro che democrazia, lo Stato di Israele è una tribù, con tutto quel che ne consegue. Netanyahu cita sempre la Bibbia, quella del Vecchio testamento, uno dei testi più terribili e crudeli che siano mai stati scritti. Si comportano come Lamech, un uomo assetato di vendetta che reagisce in modo sproporzionato anche rispetto alla pur minima offesa. Lo ripeto, lo ripeterò finché ho fiato: Israele va fermata, sia a Gaza che in Cisgiordania, dove ogni giorno vengono scacciati dalle loro case i pastori e i contadini. I coloni israeliani, brutali e messianici, foraggiati dal governo, fanno strage delle greggi dei palestinesi, sradicano gli alberi, distruggono i tubi dell’acqua, ammazzano, sparano e uccidono”.
Perfino le teorica del riarmo europeo, Ursula von der Leyen, ha trovato la voce per dire che Israele deve fermarsi. Intanto continua a pigiare l’acceleratore sulle spese militari. Ma più armi non vuol dire più guerre?
“Una contraddizione gigantesca. Se si vuole la pace non ci si riarma. La verità è che dovremmo sì difenderci, ma dai nostri governi. La cultura della guerra è tornata in auge ai piani alti della politica. In realtà i conflitti bellici hanno provocato danni incalcolabili al genere umano, a tal punto che nelle società odierne c’è il rifiuto della guerra. Noi manifestiamo, non vogliamo far passare in silenzio il genocidio di Gaza, la pulizia etnica in Palestina, e non vogliamo il riarmo. Dobbiamo insistere, fare pressione, bussare alle porte degli onorevoli deputati e senatori. Non solo di quelli che la pensano come noi, di tutti. La premier italiana Giorgia Meloni è stata fino a oggi timidissima. É intervenuta solo quando è stata bombardata la chiesa cristiana di Gaza, non quando ad essere distrutte erano le moschee, gli ospedali, le scuole. Oggi Gaza non esiste più, chi vede le immagini pensa che sia tornata all’età della pietra. I palestinesi a Gaza sono più di due milioni, e il governo Netanyahu pensa di stiparli in un campo di concentramento a Rafah per dare ai coloni il nord della striscia. È inorridito, fra i tanti, l’ex primo ministro israeliano Olmert. I palestinesi resistono anche solo respirando, Israele vuole togliere loro anche il fiato. Colonialisti e suprematisti, e l’Occidente è complice”.
Prima della relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi Francesca Albanese, nel mirino delle sanzioni americane erano finiti i giudici della Corte penale internazionale dell’Aja. Il diritto internazionale, e coloro che lo difendono, persone, istituzioni, sono carta straccia e nemici da eliminare.
“Il diritto internazionale è stato cancellato, seppellito sotto le macerie della Striscia di Gaza. Quando leggiamo che viene premiato Matteo Salvini come amico di Israele, dopo che il vicepresidente del Consiglio ha platealmente invitato Netanyahu in Italia nonostante la richiesta di arresto della Corte penale internazionale, capiamo a che punto siamo arrivati. Francesca Albanese sta semplicemente difendendo il diritto internazionale, per questo è sgradita agli Stati Uniti. Eppure dopo l’immane tragedia della Seconda guerra mondiale, con decine e decine di milioni di morti, fu detto ‘mai più’. Francesca è coraggiosa, fa quello che deve fare una relatrice delle Nazioni Unite, racconta i fatti, non nasconde la verità, il quotidiano genocidio in corso a Gaza e la pulizia etnica nel resto della Palestina. É necessaria, urgente, fondamentale una tregua, bisogna far arrivare aiuti umanitari, impedire che ci siano ulteriori massacri. I cecchini israeliani mirano, colpiscono e uccidono bambini che chiedono cibo, giornalisti che vogliono raccontare quello che accade – ne sono morti più di 230 – medici, infermieri, attivisti delle Ong. I reporter di France Press, una delle più importanti agenzie di stampa del mondo, hanno denunciato di essere alla fame anche loro. Trovo miracoloso che, in questa situazione, dopo 660 giorni di occupazione militare e continui bombardamenti, i palestinesi non si uccidano l’uno l’altro. Gaza ci insegna la dignità della vita”.
L’Onu non viene risparmiata, l’Organizzazione mondiale della sanità non viene risparmiata, le Organizzazioni non governative non vengono rispettate. Sono più di mille i civili morti mentre erano in fila per il cibo, l’acqua, le medicine. Donne, uomini e bambini. Anche Luisa Morgantini è stata bloccata al valico di Rafah con i camion di aiuti umanitari.
“Al valico ci siamo trovati davanti migliaia di camion fermi sotto il sole, a più di cinquanta gradi. A Gaza non poteva entrare nemmeno uno spillo, incubatrici, medicine, perfino la garza medica per le ferite. Vedere bambini affamati che piangono perché non ce la fanno più a sopportare di vivere così è un’esperienza lacerante. Non è umano quello che sta succedendo da quasi due anni nella Striscia. Gli israeliani hanno fatto carta straccia del diritto internazionale, noi dobbiamo recuperarlo. Questa guerra di annientamento di un intero popolo deve finire. Dobbiamo parlare di Palestina ogni giorno, manifestare, protestare, mobilitarci, perché la Palestina deve vivere”.
(22 luglio 2025)
