Sono mediamente giovani, preparati e anche duttili, caratteristica quest’ultima di cui i datori di lavoro hanno un gran bisogno al giorno d’oggi. Eppure i lavoratori somministrati, gli ex interinali, sono spesso e volentieri trattati come dipendenti di serie B. Perché il diavolo si nasconde nei dettagli, racconta Luciano Rocco, assunto da Manpower e inviato ‘in missione’ alla Magneti Marelli di Corbetta, nel milanese, dall’agosto del 2022 fino a quasi tutto il 2024.
In quel ‘quasi’ – Rocco è stato, per così dire, rispedito al mittente nel novembre scorso – c’è tutta la differenza fra chi ha potuto riscuotere il premio di produzione di fine anno e chi invece ne è stato tagliato fuori. “Non è solo una questione di salario che viene e mancare, sono poco più di mille euro – spiega Rocco – è soprattutto una questione di principio. É bastato farci scadere il contratto di somministrazione alla vigilia del primo dicembre, per non farci rientrare nel novero dei pagamenti del premio”.
Proprio così, l’accordo integrativo di Marelli vincola la riscossione del premio di risultato alla presenza in fabbrica in una data ben precisa, il primo dicembre. “Eppure abbiamo lavorato per 11 mesi per contribuire anche noi al raggiungimento dell’obiettivo atteso dal management. Almeno gran parte del premio ci sarebbe spettato”. Morale: “Il principio a parità di lavoro parità di salario non vale per i precari e somministrati dello stabilimento di Magneti Marelli di Corbetta”, denuncia Giorgio Ortolani, coordinatore di Nidil Cgil Ticino Olona.
Ai diretti interessati la storia non è andata giù, così dieci operai hanno sottoscritto una lettera aperta indirizzata all’azienda e alle organizzazioni sindacali metalmeccaniche, per chiedere di rivedere un accordo che li ha penalizzati, non tutelando di fatto alla stessa maniera tutte e tutti i lavoratori. “Noi riteniamo che questo modo di agire sia profondamente ingiusto non solo nei nostri confronti – scrivono – ma di tutti coloro, somministrati e lavoratori a termine, che hanno lavorato in Marelli o in aziende dove i premi di risultato non vengono erogati in base alla attività lavorativa svolta”.
A Corbetta gli addetti in forza all’azienda di componentistica auto sono circa 900, la fabbrica è una delle più importanti nell’arcipelago di siti produttivi della Marelli in Italia. Un settore, quello legato all’automotive, che da queste parti è in crisi da anni, a causa dei problemi dei principali clienti di Magneti Marelli, Stellantis e Nissan. Eppure si parla di un gigante che conta nel mondo oltre 10miliardi di ricavi, 170 siti produttivi e 46mila addetti, di cui 6mila nella penisola.
Luciano Rocco era stato mandato da Manpower in Marelli a fine estate del 2022 e ci è rimasto per oltre due anni. “All’inizio l’azienda aveva inserito nell’organigramma quasi 200 somministrati come me, ma nel giro di poco tempo eravamo rimasti solo una quindicina”. Evidentemente, al di là dei problemi economici di Marelli, quegli operai erano utili all’azienda, si erano fatti valere per le loro capacità. Fa ancora più specie quindi che siano stati, per così dire, rispediti al mittente proprio alla vigilia della riscossione del premio per il 2024. “Pensa, se il nostro contratto fosse terminato qualche giorno dopo, facciamo il 3 dicembre, noi avremmo avuto diritto al premio. Una situazione del genere ci è parsa inaccettabile, per questo abbiamo preso posizione e scritto la lettera”.
Oggi Rocco non è più dipendente dell’agenzia di somministrazione Manpower (“abbiamo avuto una discussione, anche a causa di quello che è successo in Marelli”), lavora alla Doria Trattamenti Ecologici di Boffalora Sopra Ticino, nel milanese, azienda che si occupa di spurghi industriali, civili e impianti di fognatura, oltre che della cernita e smaltimento di rifiuti solidi e liquidi. “Il lavoro in cantiere è faticoso – racconta – abbiamo a che fare con materiali pericolosi come l’amianto. Devo riconoscere a Marelli che il loro trattamento economico era buono, superiore a quanto guadagno oggi, per un impiego che era più di concetto, parliamo di schede elettroniche per i quadri delle automobili, componentistica ad alto contenuto tecnologico. Evidentemente il mondo va al contrario”.
Rocco è un lavoratore che non si tira indietro quando si tratta di lottare per veder riconosciuti i propri diritti, non nasconde comunque le difficoltà che hanno i somministrati nel denunciare questo o quel problema in fabbrica. “La precarietà rende deboli e ricattabili, è un dato di fatto. Si vive con la preoccupazione di non veder rinnovato il contratto. Un nuovo impiego può arrivare anche con un preavviso di sole 24 ore. Una collega parlava di Marelli come del posto di lavoro che tutti sognano. Ma se non hai certezze non puoi fare progetti di vita, e trovi difficoltà anche solo ad acquistare l’auto, per non parlare del mutuo per la casa”. Una condizione ben conosciuta da troppe lavoratrici e lavoratori nel paese, fortunatamente sempre meno silenziosi.