
Come è nato questo viaggio? Non so se sapete che il Forum di Salute Mentale (Fsm), la primavera scorsa, ha dato inizio ad una campagna denominata #180 Bene Comune, ovvero “l’arte di restare umani”. Perché, ci siamo detti, “la 180 non è stata la legge ‘solo’ della chiusura dei manicomi, è stata ed è una legge più forte, è stata ed è portatrice di una visione del mondo in cui non ci sono sbarre, non ci sono muri, non ci sono divisioni tra le persone, un mondo in cui si deve lottare per ridurre ed eliminare le diseguaglianze”. Perché la gente possa star bene, perché possa essere curata bene, perché possa godere dei propri diritti: una visione del mondo di collaborazione, di condivisione, di uguaglianza, di pace. E quindi ci siamo lanciati in un’avventura che ha trovato grande consenso fra le associazioni, fra le persone.
Abbiamo deciso, dopo le distanze create dal Covid, di rivederci e ci siamo trovati a Vigheffio (Parma). Ci siamo trovati e ci siamo chiesti cosa fare insieme, come portare avanti quest’idea di comunità, ognuno nei propri luoghi di provenienza. Ognuno ha fatto quello che riteneva più opportuno per tenere viva la cultura di una buona convivenza, del diritto ad una buona vita, alla casa, alla salute, alla scuola … E, piano piano, con Peppe (Peppe Dell’Acqua già direttore del Dsm di Trieste, presidente del Fsm), con Francesca (Francesca De Carolis già giornalista Rai, coordinatrice del gruppo di Roma del Fsm), mettendo insieme un po’ di pensieri ed esperienze, dai manicomi alle carceri ai migranti, ci è apparso evidente che avremmo dovuto occuparci di Cpr, che quelli erano i muri da abbattere.
E’ stato semplice condividerlo con chi già si riconosceva nella campagna #180 Bene Comune e, con loro, allargare il campo. I Cpr oggi rappresentano l’aberrazione. Mentre scrivo Rai Tre sta trasmettendo quello che accade nei Cpr, ancora oggi, dopo la decisione della Corte Costituzionale del luglio scorso che afferma che la detenzione nei Cpr è incostituzionale! E Rai Tre ci parla anche di “luoghi idonei” al rimpatrio di cui nessuno sa nulla, non si sa dove sono e quanti sono…ospitano immigrati che aspettano l’aereo per il ritorno a casa.
Abbiamo abbattuto i muri dei manicomi, abbiamo abbattuto i muri degli ospedali psichiatrici giudiziari.
Marco Cavallo, che conosce bene quei luoghi e conosce la disperazione e la sofferenza che racchiudono, ha deciso di partire. Quindi noi abbiamo deciso di seguirlo: questo viaggio è per la chiusura del Cpr, non è possibile alcun compromesso, non sono emendabili. Qualcuno, qualche associazione, all’inizio, ha chiesto di poterne parlare: no, non si migliorano! Perché quando i muri si alzano, dentro nascono mostri, mostri dove non si può entrare, dove, per dirla in modo più corretto, non esiste un controllo democratico.
I Cpr vanno chiusi: su questa parola d’ordine, Marco Cavallo ci sta portando di Cpr in Cpr. Sono dieci, compresi quelli delle isole – che purtroppo per ora non riusciremo a raggiungere, tutto troppo costoso e complicato: Marco Cavallo, dalle compagnie dei traghetti, viene (giustamente) considerato “opera d’arte” e quindi va impacchettato e protetto a dovere.
Il nostro viaggio ha avuto come prima tappa Gradisca D’Isonzo, poi Milano, poi Roma, poi Palazzo San Gervasio (Potenza), poi Brindisi, infine Marco Cavallo concluderà il cammino il 10 ottobre, Giornata mondiale della salute mentale, a Bari.
In ogni sede si è costituito un gruppo di lavoro con il contributo di tantissime associazioni. Siamo rimasti veramente stupiti dall’enormità delle adesioni avute, e anche dalle tante richieste: “Non potete venire al nostro paese, non potete venire a questa festa? Noi abbiamo questa iniziativa, potete partecipare?” C’è spiaciuto dire di no molte volte, abbiamo detto qualche sì, ma è stato molto complicato far convivere le diverse esigenze, comprese quelle di trasporto del Cavallo!
I gruppi di lavoro locali si sono impegnati a fare iniziative di ogni tipo: teatro, musica, davanti alle mura dei Cpr: vorremmo che le nostre voci potessero arrivare a chi è internato. Viene letta anche una lettera che avremmo voluto recapitare ai detenuti ma non siamo riusciti a trovare una via d’ingresso, niente! La leggiamo e chissà se potranno sentirci?
Marco Cavallo è accompagnato, oltre che dalle associazioni, dalle cento bandiere degli scarti fatte dal Collettivo “amici di Marco Cavallo” di Trieste, è accompagnato da parlamentari, consiglieri regionali e professionisti in concomitanza ai presidi davanti ai Cpr.
Questo è stato un punto di forte discussione terminata con una presa di posizione chiara: il viaggio è un viaggio politico, non è la festa, non è il giretto con il bellissimo Cavallo Azzurro, non è far sventolare le bandiere per la città o per contarci: siamo tanti, pochi, quelli che siamo … No, siamo lì davanti ai Cpr perché chi è dentro ci possa sentire: dentro ai Cpr per solidarietà e dentro al Parlamento per decidere. Perché si possa costituire un ponte fra “gli scarti”, chi si ritrova nelle piazze e chi ci dovrebbe rappresentare in Parlamento, nei Consigli regionali, nei Consigli comunali: tocca a loro questa parte. Noi non possiamo farla perché siamo fuori dalle istituzioni.
Faccio un passo indietro: il Forum si occupa non solo di salute mentale, ma anche della strumentalizzazione che si fa della psichiatria e che la psichiatria istituzionale permette si faccia. Tutti sappiamo che la psichiatria è “la parte artigianale” della medicina, la parte che usa conoscenze scientifiche ma si fa forte nella relazione umana… Ma tutti sappiamo anche che dentro i Cpr, dentro le carceri, dentro i reparti chiusi dei servizi psichiatrici, vige il controllo del comportamento attraverso l’abuso di psicofarmaci, contenzioni, ecc. La relazione umana è andata perduta, a favore di una psichiatria come controllore sociale.
Per noi è intollerabile: farmaci a caso, senza prescrizione, in assenza di sanitari, fino all’annientamento della volontà. Chi ha un minimo di coscienza professionale non può accettare che il problema salute venga usato come foglia di fico per nascondere la morte dei diritti e della libertà delle persone che questo neocapitalismo mediatico e finanziario sta operando. Quindi ci rifiutiamo di accettare che la psichiatria istituzionale si presti di nuovo a questo gioco, invece di denunciarlo a gran voce rivendicando la sua funzione di cura.
Noi del Forum ci sentiamo impegnati in prima persona, vogliamo andare avanti, vogliamo abbattere questi muri. Non ci riusciremo subito, non importa, è già importante che tante associazioni, tante persone che non sapevano come fare a trovarsi si siano trovate intorno a Marco Cavallo e intorno alle sue bandiere.
Un’ultima annotazione: ho coordinato, tentato di coordinare questo viaggio, ma noi non siamo degli organizzatori di eventi, siamo volontari della salute mentale, siamo persone che si sentono coinvolte in un momento difficilissimo della storia del nostro paese, momento che non credevamo di poter vivere. Io ho ricordo di momenti molto belli, molto intensi della mia vita, come dico di solito con un po’ di orgoglio “ci sentivamo di essere dentro la Storia, di partecipare alla sua scrittura …” e non credevo, in questi ultimi anni di vita, di vivere momenti così tristi, così angoscianti, così dolenti, perché la violenza e la brutalità che pervadono l’esistenza di tutti noi mi addolora, mi intristisce, mi devasta. Quindi siamo qui come persone, cioè facciamo questo viaggio per dare voce delle persone che non hanno voce, che non hanno nome. Non siamo riusciti a sapere i nomi delle persone che volevamo raggiungere, non sappiamo nemmeno quante sono…come se fossero scomparse! E’ angosciante per loro ma anche per noi. Non siamo qui perché siamo buoni, ma perché vediamo il rischio di perdere in qualsiasi momento la nostra umanità.
Spesso tutti noi lo vediamo come orizzonte molto lontano, ma l’erosione dei diritti è costante: è costante l’erosione al diritto alla salute, alla buona salute, al diritto all’istruzione. Sanità, scuola, università, ricerca sono state definanziate. Non solo in Italia, purtroppo, questo accade a livello mondiale: pensate all’attacco di Donald Trump alle università. Parlo di istruzione perché ai despoti serve il popolo ignorante, inondato di false notizie, di “fake news”, per poterlo manovrare meglio.
Tutti siamo coinvolti e lottiamo anche per noi. Non facciamo carità a nessuno, di questo dobbiamo essere consapevoli.
E’ insopportabile che il nostro mare Mediterraneo sia diventato la tomba di uomini e donne che cercano un mondo migliore; è insopportabile che queste persone che cercano una vita migliore vengano recluse senza nessuna colpa in luoghi nascosti, chiusi dalle sbarre, dove si vorrebbe venissero dimenticati.
È insopportabile che sia in atto il genocidio del popolo palestinese; è insopportabile che sia programmata la morte per fame di bambini sopravvissuti alle bombe, è insopportabile la loro disperazione. E, allora, io dico che Marco Cavallo, noi e la Global Sumud Flotilla viaggeremo insieme, con lo stesso cuore e la stessa intelligenza.
Stiamo facendo tutto questo per noi, perché vorremmo vivere e permettere di vivere ai nostri figli e nipoti in un mondo in cui si pratichi l’arte di restare umani!
