Lo sciopero e le manifestazioni che la Cgil ha messo in campo venerdì 19 settembre e che hanno mobilitato centinaia di migliaia di persone in tantissime piazze d’Italia, sono stati, sicuramente, una importante, per quanto tardiva, risposta politica al genocidio del popolo palestinese: la decisione di proclamare lo sciopero è arrivata a quasi due anni di distanza dall’inizio del genocidio a Gaza da parte dell’esercito e del governo israeliano.
Lascia a dir poco perplessi, all’indomani, l’auto-esaltazione e la rivendicazione di una egemonia sul tema del movimento a sostegno della Palestina, fuori luogo rispetto alla terribile tragedia vissuta dai palestinesi della Striscia di Gaza e perché da tempo chi manifesta in solidarietà con la Palestina dimostra anche un bisogno di unità e convergenza che tarda a concretizzarsi. Altrettanta perplessità ho provato per le modalità della dichiarazione di sciopero, che non si è configurato come generale, che ha tenuto fuori dalla mobilitazione tutto il settore pubblico, provocando malcontento tra iscritti e delegati.
La soluzione che si è dimostrata più congeniale alle persone che si stanno mobilitando poteva essere quella di convocare lo sciopero generale per il 22 settembre, data dello sciopero già indetto dal sindacalismo di base (Cub, Usb, Cobas), scelta che avrebbe permesso l’adesione allo sciopero e alle mobilitazioni anche ai nostri iscritti del settore pubblico.
L’assenza della “copertura” della Cgil nelle strabordanti piazze del 22 settembre, i ritardi accumulati, la mancata proclamazione dello sciopero generale anche nel settore pubblico rappresentano a mio avviso – e lo dico nell’esercizio del pluralismo delle idee che da sempre contraddistingue il nostro agire dialettico all’interno della maggioranza congressuale – errori di valutazione e di prospettiva, sui quali è necessario interrogarsi e confrontarsi all’interno della nostra organizzazione.
Sono temi che attengono al rischio di un agire burocratico, alla natura stessa della confederalità, alla democrazia interna della nostra organizzazione, a una tendenza all’autoreferenzialità che, se non rivista, può diventare autosufficienza, rischiando di provocare un distacco e una perdita di sintonia con quello che è il sentire popolare e l’indignazione anche della nostra gente.
Resta comunque indelebile l’impatto complessivo delle mobilitazioni del mondo del lavoro a sostegno della causa palestinese del 19 settembre e del 22 settembre. L’adesione alle varie manifestazioni organizzate su scala nazionale è il segno che è molto alta e sentita la sensibilità e la voglia di mobilitazione e di lotta per fermare il genocidio in atto, e per sostenere il sacrosanto diritto dei palestinesi ad una loro autonoma patria, perché quello che avviene a Gaza riguarda tutti noi, il futuro dei nostri figli, il futuro della nostra società.
L’alta adesione ha dimostrando altresì il distacco enorme che esiste fra il popolo ed un governo, quello italiano, che non ha invece il coraggio di attuare misure concrete per costringere Israele a terminare il massacro a Gaza e in Cisgiordania, ma che anzi, nella sua inezia, diventa complice del genocidio stesso. Una complicità non solo morale ma anche pratica, dal momento che si continua ad inviare armi e a mantenere qualsiasi tipo di rapporto commerciale con lo Stato israeliano.
A questo punto la mobilitazione è diventata permanente, il fiume ha rotto gli argini, c’è una volontà popolare, di cui fa parte il nostro mondo, il mondo del lavoro, che urla indignazione e chiede che si faccia tutto il possibile per fermare il genocidio ricercando unità e convergenze, una volontà popolare che ritiene inaccettabili, in questa fase drammatica della storia, divisioni, steccati e incomprensioni.
L’augurio è che la nostra organizzazione sia in grado di analizzare gli errori, e con umiltà, mettersi a disposizione della mobilitazione permanente, con i nostri saperi, le nostre analisi e con quella che, a prescindere, rimane ancora una nostra forza, ovvero la capacità di mobilitazione.
Anzitutto vigilando sulla spedizione umanitaria della Global Sumud Flotilla e mantenendosi pronta alla chiamata dello sciopero generale, con l’obiettivo di bloccare il paese qualora non sia garantita la copertura diplomatica, e lavorando fin da subito per costruire quelle convergenze che ci permettano di aderire unitariamente alla manifestazione nazionale del prossimo 4 ottobre a Roma.
(24 settembre 2025)