Parte il 10 novembre a Belem, in Brasile, la 30ª conferenza Onu sul clima, nel decimo anniversario dall’Accordo di Parigi che sanciva l’impegno, finora ampiamente disatteso, di mantenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto di 2°C e agire per restare entro +1,5°C, riducendo così in modo significativo i rischi e gli effetti dei cambiamenti climatici.
La conferenza si colloca in un drammatico momento storico, con una grave crisi di multilateralismo, diritto internazionale e democrazia, con un sistema economico ancora basato su fonti fossili, sfruttamento della natura e delle persone, colonialismo e suprematismo che alimentano guerre, disuguaglianze, discriminazioni, devastazione ambientale, crisi climatica. Uno scenario geopolitico non positivo per il buon esito dei negoziati.
Non aiutano il negazionismo climatico di Donald Trump, le dispute commerciali con la Cina, l’accordo sui dazi con l’Ue che prevede importazioni di Gnl per 750 miliardi. Non aiuta l’impegno poco ambizioso della Cina per ridurre le emissioni del 7-10% entro il 2035, e tanto meno le divisioni all’interno dell’Ue che stanno portando a modificare la legge sul clima, fallendo l’obiettivo di ridurre le emissioni del 90% al 2040, dopo che il “green deal” è stato spazzato via dal riarmo e dall’economia di guerra.
Anche la presidenza brasiliana non fa ben sperare. Nell’evento della pre-Cop a Brasilia, il governo di Lula ha lanciato l’iniziativa Belém Committment for Sustainable Fuels “Belém 4x”, che prevede l’obiettivo globale di quadruplicare la produzione e l’utilizzo di carburanti sostenibili entro il 2035, un’iniziativa che potrebbe avere conseguenze negative per l’ambiente e per il clima. L’Italia ovviamente sostiene l’iniziativa, che converge con la battaglia del governo in sede europea per superare lo stop al motore endotermico al 2035 e promuovere la “neutralità tecnologica”.
Altro passo falso di Lula, l’impegno ad autorizzare nuove estrazioni petrolifere nel bacino di Foz do Amazonas, decisione contestata da ambientalisti e popolazioni indigene per l’impatto su una delle aree ecologicamente più rilevanti a livello globale.
In questo contesto, i temi da affrontare a Belem sono molto impegnativi. Fra i principali: il gap emissivo rispetto all’obiettivo di 1.5°C, l’adattamento e la finanza. Il Production Gap Report, pubblicato a ottobre da diversi istituti internazionali di ricerca, stima che nel 2030 la produzione globale di combustibili fossili supererà del 120% quella compatibile con l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media entro +1,5°C a fine secolo. Sull’adattamento, a fronte di una stima di 365 miliardi di fabbisogno dei paesi vulnerabili, è stato attivato un flusso finanziario di soli 26 miliardi.
Il tema della finanza è ancora aperto, dopo il compromesso della Cop29 di Baku che ha stabilito un impegno di almeno 300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035, con il piano Raodmap da Baku a Belem di innalzare l’impegno a 1.300 miliardi di dollari all’anno, comunque inferiore alle esigenze reali stimate sui 5.000 miliardi. Sembrano cifre impossibili ma non lo sono, visto che ogni anno si spendono 2.700 miliardi di euro per armamenti, e 7.000 miliardi di sussidi alle fonti fossili.
Non vogliamo però cedere al pessimismo, e permettere che la Cop 30 si traduca nell’ennesimo fallimento. Guardiamo con speranza alla forza di un movimento per la giustizia climatica e sociale – di cui la Cgil si considera parte attiva – in crescita a livello globale. La rivendicazione di un ‘Meccanismo d’azione di Belem’ (Bam) per l’attuazione della Transizione Giusta tiene insieme lavoratori, comunità, popolazioni indigene e afro-discendenti, movimenti femministi, giovanili, sociali e ambientalisti nella richiesta di un nuovo meccanismo multilaterale di orientamento dell’intero sistema internazionale verso transizioni incentrate sulle persone a livello locale e nazionale, in cui lavoratori e comunità siano responsabili delle decisioni che incidono sulle loro vite e sui loro mezzi di sussistenza.
La Cgil sarà presente anche quest’anno alla Cop, partecipando ai negoziati come osservatore nella delegazione della Csi, ed ha aderito e parteciperà alla Cupola dos povos (https://cupuladospovoscop30.org/en/) che negli stessi giorni organizza il summit dei popoli, per discutere proposte concrete di soluzioni alle sfide globali. La Cgil ha inoltre partecipato al progetto, coordinato da Nexus Emilia Romagna, “Forum sindacale Pan amazonico”, che ha elaborato uno studio sulle sfide di una giusta transizione energetica nella regione amazzonica di Brasile, Colombia, Ecuador e Perù. e che si è concluso con un documento politico di analisi e proposte frutto del lavoro tra Tued, Cgil, Cut Brasile, Cut Colombia, Cedocut Ecuador e Catp Perù, che sarà presentato alla Cupola dos povos e al padiglione Ilo.
Lo studio delinea un nuovo sistema economico e sociale centrato sul benessere degli esseri viventi e della natura, la pace e il disarmo, la fine di ogni forma di colonialismo, suprematismo, patriarcato, sfruttamento, oppressione, discriminazione ed espropriazione.
(5 novembre 2025)