Solo le spese militari aumentano, nella legge di bilancio. Per sanità, scuola, servizi e contratti pubblici, salari e pensioni, dietro l’apparenza di qualche intervento, ci sono solo tagli in termini reali. Altre due grandezze continuano ad aumentare: infortuni e morti sul lavoro e entità del prelievo fiscale su buste paga e pensioni. Grazie, quest’ultimo, al fiscal drag che falcidia redditi in leggero aumento per stare al passo con l’inflazione che cadono sotto la mannaia di aliquote superiori: 25 miliardi di euro pagati indebitamente da lavoratori dipendenti e pensionati negli ultimi anni, mentre il governo Meloni continua a ridurre le tasse a capitali, rendita, lavoro autonomo, sempre più beneficiati da flat tax e continui condoni. E dopo le sparate in campagna elettorale dei Salvini di turno – che promettevano di abolire la legge Fornero – la possibilità di andare in pensione si è addirittura allontanata e aggravata, mentre la rivalutazione degli assegni continua a subire indebite decurtazioni.
Contro queste politiche, contro il riarmo italiano ed europeo e la complicità con il genocidio dei palestinesi è tornato in piazza – con una grande manifestazione nazionale – il popolo della Cgil lo scorso 25 ottobre a Roma. E, vista la sordità e l’arroganza del governo – che continua a millantare risultati economici in spregio alla crescita esponenziale di povertà e diseguaglianze – come promesso la Cgil continua la mobilitazione, con l’assemblea dei delegati dello scorso 7 novembre a Firenze, e con lo sciopero generale del prossimo 12 dicembre. Non ci stanchiamo di ripeterlo e di rivendicarlo: serve una politica economica e sociale radicalmente diversa, a partire dal far pagare chi non ha mai pagato. Una tassa sulle grandi ricchezze il cui gettito va destinato alla spesa pubblica e sociale, ben oltre la farsa del presunto contributo delle banche, che alla fine si risolverà in ulteriori privilegi fiscali per gli istituti di credito. E una vera politica industriale, che parta dal riconoscimento della crisi climatica ed ambientale per una riconversione tecnologica e produttiva, la valorizzazione dei saperi e delle conoscenze, la redistribuzione del lavoro attraverso la riduzione dell’orario a parità di salario, la chiusura positiva e con aumenti salariali reali dei contratti di lavoro e l’istituzione di un salario minimo che cancelli definitivamente la crescente piaga del lavoro povero. Quindi posti di lavoro stabili e sicuri, ben retribuiti, capaci di valorizzare lavoratrici e lavoratori e fermare la fuga dei giovani verso l’estero perché rifiutano un futuro di sola precarietà e insicurezza.
Il governo Meloni è capace solo di allinearsi a Trump e Netanyahu nel fomentare guerre e genocidio del popolo palestinese e di ridurre in tutti i modi le libertà democratiche e i diritti costituzionali – da ultimo con l’attacco “finale”, in nome di Berlusconi, all’autonomia della magistratura.
La lotta per una diversa legge di bilancio, per un diverso modello economico e sociale, è allo stesso tempo lotta per la pace, la democrazia, l’attuazione della nostra Costituzione antifascista!