
Pubblichiamo l’analisi di un collettivo di studenti iraniani sul “piano” diffuso dal Nufdi, l’organizzazione basata a Washington di sostegno al figlio del vecchio monarca.
Non ripetiamo il ‘79. Leggiamo il “Manuale d’Emergenza”. I suoi tradimenti possono essere spiegati nei 16 punti che elenchiamo: concentrazione illimitata del potere di sicurezza nelle mani di un individuo non responsabile; diritto di determinare la forma di governo limitati a due sole opzioni; palese conflitto di interessi nello svolgimento del referendum sulla forma di governo; potere discrezionale assoluto di nomina e revoca dei tre poteri dello Stato; eliminazione della supervisione democratica sotto la copertura dello “stato di emergenza”; esclusione della classe operaia come soggetto politico; pregiudizio strutturale a favore del capitalismo d’élite; silenzio su privatizzazioni e proprietà pubblica; sospensione del diritto di sciopero e di protesta sociale; gestione repressiva della povertà e della disuguaglianza; rimozione della democrazia economica dal concetto di democrazia; rischio di formazione di un’oligarchia di transizione; privazione dei diritti per gli emarginati e i meno abbienti; rischio di trasformare la “transizione” in uno stato permanente; eliminazione del radicalismo sociale dalla politica legittima; contraddizione tra libertà culturale e disciplina economica.
Analisi dei punti principali
Concentrazione illimitata del potere di sicurezza nelle mani di un individuo non responsabile.
Secondo la sezione “Azioni Chiave” della Fase II, la creazione e la gestione della nuova “Organizzazione Nazionale per l’Informazione e la Sicurezza (Niss)” è interamente sotto l’autorità del Leader del periodo di transizione. Il testo specifica che questa istituzione risponde solo al Leader e che nessuna istituzione eletta, giudiziaria o parlamentare ha il diritto di supervisione effettiva su di essa. Questo meccanismo crea di fatto un apparato di sicurezza centralizzato e incentrato sulla persona, in palese conflitto con i principi di democrazia e Stato di diritto. Il rischio è la riproduzione di una “nuova Savak di transizione”.
Diritto di determinare la forma di governo limitato a due sole opzioni.
Secondo l’articolo 12.6, il governo di transizione è obbligato a indire un referendum in cui la scelta è limitata a: “Monarchia Democratica” o “Repubblica Democratica”. Qualsiasi altra opzione (Repubblica consiliare, federale, socialdemocratica, ecc.) è esclusa a priori. Questo non è “autodeterminazione”.
Palese conflitto di interessi nel referendum.
La responsabilità di organizzare il referendum è affidata a un governo guidato da una persona che è parte direttamente interessata in una delle opzioni (la monarchia). Non è previsto alcun meccanismo di supervisione internazionale indipendente.
Potere assoluto di nomina e revoca dei poteri dello Stato.
Il Leader della transizione nomina direttamente i capi delle istituzioni legislative, esecutive e giudiziarie e ha il potere di revocarli. Sebbene si menzioni la “consultazione”, il parere degli altri organi non è vincolante. La separazione dei poteri è quindi solo formale.
Eliminazione della supervisione con la scusa dell’emergenza.
Nelle clausole sulla “fase di emergenza”, si afferma che la rapidità decisionale ha priorità sulla supervisione pubblica. Senza limiti di tempo vincolanti, l’“emergenza” diventa uno strumento per sospendere la democrazia, un modello tipico dei regimi autoritari.
Esclusione della classe operaia.
Non si menziona il diritto di sciopero. I lavoratori sono visti solo come “forza per mantenere la produzione e la stabilità”. Le rivendicazioni di classe, i salari equi e la partecipazione economica sono totalmente assenti. Il documento vede i lavoratori come strumenti di stabilità, non come cittadini con diritti.
Sospensione pratica del diritto di sciopero e protesta.
In assenza di un riconoscimento esplicito del diritto di sciopero, e data l’enfasi sulla “prevenzione dei disordini”, qualsiasi sciopero potrebbe essere facilmente criminalizzato come minaccia alla sicurezza nazionale.
Gestione repressiva della povertà.
Povertà e disoccupazione sono trattate come “questioni di sicurezza”, non di giustizia. È il modello del neoliberismo securitario: controllare la povertà con la polizia e la stabilità, non con la redistribuzione della ricchezza.
Rischio di “transizione permanente”.
Sebbene sia indicato un periodo di 18-36 mesi, l’estensione è facile e controllata dalle stesse istituzioni nominate. È il rischio di una situazione “temporanea” che non finisce mai.
Contraddizione ideologica: libertà culturale, disciplina economica.
Il documento è progressista sui temi culturali (libertà di abbigliamento, depenalizzazione), ma estremamente conservatore e orientato al mercato in economia. È il modello classico del liberalismo autoritario: tutti sono liberi di scegliere come vestirsi, ma sono altrettanto “liberi” di morire di fame per sopravvivere.
(6 gennaio 2026)
