Filosofo del diritto di grande autorevolezza, Luigi Ferrajoli è considerato dalla comunità accademica uno dei migliori eredi di Norberto Bobbio. Conosciuto in buona parte del mondo per le sue numerose opere, tradotte in più lingue, è stato nominato “doctor honoris causa” in decine di atenei. Negli ultimi cinque anni ha scritto “Perché una costituzione per la terra?” nel 2021, “Per una Costituzione della Terra. L’umanità al bivio” nel 2022, e “Progettare il futuro, Per un costituzionalismo globale” nel 2025, libri che hanno alimentato un dibattito di stringente attualità. “L’intera umanità è minacciata da aggressioni e catastrofi globali che richiedono risposte globali – spiega Ferrajoli – il riscaldamento climatico, il pericolo di guerre nucleari, la crescita nel mondo delle disuguaglianze e delle violazioni dei diritti umani, il dramma dei migranti. La globalizzazione ha d’altro canto cambiato, nel mondo, la geografia dei poteri: i poteri politici ed economici che contano, quelli dal cui esercizio dipende il futuro dell’umanità, si sono in gran parte dislocati fuori dei confini degli Stati nazionali, sottraendosi al loro controllo politico e giuridico. La favoleggiata transizione ecologica non è mai iniziata, dato che ogni anno immettiamo in atmosfera più anidride carbonica dell’anno precedente. Se vogliamo che la Terra non divenga un inferno inabitabile e l’umanità sopravviva, è necessario un salto di civiltà, cioè un’espansione del costituzionalismo oltre lo Stato, all’altezza dei poteri globali da cui provengono le minacce al futuro dell’intero genere umano”.

Professore, di fronte a quella che Jorge Bergoglio aveva lucidamente definito ‘terza guerra mondiale a pezzi’, si è sviluppato un movimento di opinione per individuare risposte praticabili alle tante crisi che si susseguono senza pause. Subito dopo la pandemia lei pubblica il libro ‘Per una Costituzione della Terra. L’umanità al bivio’, opera che guarda senza infingimenti alle terribili condizioni in cui sopravvive buona parte della popolazione planetaria, piagata da guerre, violazioni di diritti umani, crisi alimentari, disuguaglianze inaccettabili e sempre più profonde, e uno stravolgimento ambientale e climatico i cui effetti sono già sotto i nostri occhi. Esiste veramente la possibilità di una alternativa a questo stato di cose?

“L’alternativa non solo esiste, ma è imposta giuridicamente dal principio della pace stabilito dalla Carta dell’Onu e dalle tante carte dei diritti umani. Soprattutto è la sola alternativa consistente nella sopravvivenza dell’umanità. Dobbiamo infatti essere consapevoli che, per la prima volta nella storia, l’umanità rischia un insensato suicidio, a causa di due flagelli determinati entrambi dalla sua cecità e irresponsabilità. Il primo flagello è l’olocausto nucleare al quale finirà per condurre la corsa in atto a sempre maggiori armamenti, in un mondo dominato dalla legge del più forte, dalla logica del nemico e dal disprezzo per il diritto. Il secondo flagello è il riscaldamento climatico che, se non arrestato, anzi ogni anno crescente, provocherà l’inabitabilità del pianeta e l’estinzione della vita sulla Terra, tra atroci sofferenze. Non si sopravvive a 50 o 60 gradi. I nostri nipoti o i nipoti dei nostri nipoti non ci perdoneranno. Non potranno capire l’imprevidenza e la stupidità delle nostre generazioni che avranno loro lasciato in eredità il nostro bellissimo pianeta trasformato in un inferno”.

Dopo la seconda guerra mondiale, la cultura dell’Occidente con qualche fatica aveva avviato un percorso virtuoso volto al riconoscimento dei diritti civili, di quelli politici e di quelli sociali. Addirittura nell’Europa occidentale si era affermato il ‘welfare state’, un unicum sul pianeta. Come siamo potuti arrivare a un’involuzione tale da rimettere in discussione tutto quanto era stato costruito? Il modello capitalista ‘classico’ non ha retto e la via d’uscita è stata a destra, con leader politici come Trump, Putin, Orban, Meloni, Netanyahu, Erdogan. Si afferma un modello autocratico, che va altre la democrazia, un po’ ovunque. Chi studia le relazioni internazionali sta ormai convincendosi che è finita l’epoca del diritto, ormai sovrastato dalla forza. Militare, finanziaria, economica …

“Non è una fine naturale, come fu quella dei dinosauri. E’ una fine dovuta unicamente alle politiche criminali esistenti e all’assenza di politiche all’altezza delle sfide e delle catastrofi globali che incombono sul nostro futuro”.

Di fronte a poteri così selvaggi, come possono rispondere quelli che potremmo definire gli uomini di buona volontà? Sul punto lei ha segnalato due differenze drammatiche tra la società naturale dell’ ‘homo homini lupus’ ipotizzata da Hobbes e lo stato di natura nel quale si trovano tra loro i 193 Stati sovrani e i grandi poteri economici e finanziari globali. ‘La prima è che l’attuale società selvaggia dei poteri globali è una società popolata non più da lupi naturali, ma da lupi artificiali – gli Stati e i mercati – sostanzialmente sottrattisi al controllo dei loro creatori e dotati di una capacità distruttiva incomparabilmente maggiore di qualunque armamento del passato. La seconda è che, diversamente da tutte le altre catastrofi passate – le guerre mondiali, gli orrori dei totalitarismi – la catastrofe ecologica e quella nucleare sono in larga parte irreversibili, e forse non faremo in tempo a formulare nuovi ‘mai più’ ‘. Che fare dunque?

“Espandendo – anziché distruggendo – il costituzionalismo e la democrazia costituzionale, cioè portandoli all’altezza di tali poteri, ormai dislocatisi fuori dei confini nazionali, senza limiti, né vincoli costituzionali né controlli giudiziari in grado di impedirne le capacità distruttive e le vocazioni predatorie”.

Citando Kant, lei scrive che ‘la guerra è naturale, mentre la pace è artificiale e dunque va istituita’. Quali istituzioni globali di garanzia servirebbero ad attuare la pace?

“C’è una sola garanzia della pace in grado di rendere impossibili le guerre: la messa al bando delle armi – di tutte le armi, non solo le armi nucleari ma tutte le armi da fuoco – attraverso la proibizione e la punizione come crimini contro l’umanità della loro produzione e del loro commercio. Dobbiamo far crescere la consapevolezza che in ogni guerra, in ogni assassinio, c’è la corresponsabilità morale, al confine con il concorso penale per dolo eventuale, di quei produttori di morte che sono i fabbricanti di armi. Senza armi le guerre sarebbero impossibili e crollerebbe il numero degli omicidi. La loro messa al bando equivarrebbe a un salto enorme di civiltà, morale e intellettuale: al passaggio delle nostre società nazionali e soprattutto della società internazionale dallo stato di natura allo stato civile, che suppone il disarmo dei consociati e il monopolio pubblico della forza”.

Lei osserva che la tutela dei beni vitali della natura e la messa al bando dei beni micidiali come le armi sono necessarie e urgenti, a garanzia della stessa sopravvivenza dell’umanità. Una garanzia che può provenire solo dalla rifondazione del patto di convivenza stipulato con la Carta dell’Onu, appunto con una Costituzione della Terra …

“Oggi la polis è il mondo, totalmente interconnesso e interdipendente. Per questo è necessaria la rifondazione dell’Onu in una Federazione della Terra dotata di una Costituzione globale. Si tratta di costituzionalizzare l’Onu, superando i due limiti che ne hanno provocato il fallimento. Il primo limite consiste nel fatto che la Carta dell’Onu e le tante carte dei diritti umani non sono una costituzione rigida sopraordinata a tutte le altre fonti, statali e sovrastatali, e protetta da una Corte costituzionale globale. Il secondo limite, ancor più grave, è l’assenza di garanzie. Non basta proclamare pace, tutela dell’ambiente e diritti fondamentali. Occorre introdurre le loro garanzie: il disarmo totale, un demanio planetario dei beni comuni e vitali della natura, un reddito di sussistenza globale, uguali garanzie dei diritti di tutti i lavoratori, servizi scolastici e sanitari planetari in rapporto di sussidiarietà con i servizi nazionali e, ovviamente, un fisco globale realmente progressivo in grado di finanziare queste garanzie. Senza garanzie, pace, uguaglianza e diritti fondamentali sono solo parole e vuota e fastidiosa retorica”.

(11febbraio 2026)