
Una delle più concrete emergenze per la popolazione italiana è l’esercizio del diritto alla salute e alla cura. L’ art. 32 della Costituzione sancisce: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. La salute, dunque, come bene pubblico a tutela della dignità e dell’integrità della persona. È l’essenza della storica conquista del 1978 con la legge 833: il Servizio sanitario nazionale (Ssn). Un diritto universale che arretra da anni per le scelte dei governi.
La Cgil, dopo un proficuo confronto, ha elaborato una proposta di legge di iniziava popolare in 17 articoli “per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Ssn e la valorizzazione del personale”. Dopo il referendum costituzionale, inizieremo la raccolta delle firme sulla proposta di legge.
Gli indicatori della salute segnano tutti allarme rosso. Il sistema sanitario vive un’evidente crisi con un crescente ricorso a prestazioni private e un rapporto spesa/Pil al 6,4%, quando la media europea è al 7,5%. Oltre sei milioni di italiani smettono di curarsi, mentre il ricorso a servizi sanitari pagati direttamente dagli utenti è superiore al 15% della spesa sanitaria totale. Il diritto alla salute è divenuto questione di classe.
Se dovessimo oggi affrontare un’altra epidemia come il Covid, il nostro Ssn non reggerebbe, non garantirebbe quello che pur faticosamente ha fornito durante la lunga sofferenza di milioni di cittadini. Allora la politica si era ripromessa molto: rafforzare il Ssn, investire nella salute, nella prevenzione, valorizzare il personale sanitario e assumerne di nuovo. Invece questo governo ha tagliato i fondi del Pnrr, ha continuato a ridimensionare il sistema sanitario pubblico in favore del privato, ha disconosciuto il valore sociale di medici e infermieri, che al tempo venivano definiti “eroi”. I tempi di attesa si sono allungati. Si è svuotata la legge 33/2023 per le persone non autosufficienti.
La complessiva proposta di legge Cgil è un progetto di società, un programma alternativo alle destre al potere e anche un promemoria nei confronti di un’auspicabile futuro governo progressista. Il nostro Ssn, pur ancora tra i più qualificati, da trent’anni arretra, sottoposto a un processo di sottofinanziamento e definanziamento. Tra il 2010 e il 2019, anche con i governi di centrosinistra e “tecnici”, il finanziamento pubblico alla sanità ha subito un taglio di circa 37 miliardi, di cui circa 25 tra il 2010 e il 2015. Oggi il diritto universale alla salute è sempre meno garantito, in particolare per i cittadini meno abbienti, per i ceti più disagiati, per gli anziani e i non autosufficienti.
Oltre alla grave carenza di infermieri, la mancanza di oltre 5.500 medici di famiglia rappresenta un ostacolo per una reale medicina territoriale. La spinta all’autonomia differenziata e l’assenza di investimenti aggravano le diseguaglianze territoriali, rendendo il diritto alla salute sempre più dipendente dalla regione di residenza. Il riparto del Fsn tra le Regioni, sottoposte al vincolo di bilancio, resta lontano dall’equità e dalla solidarietà.
Fermare la deriva e rilanciare e valorizzare il Ssn è possibile solo con una mobilitazione di non breve durata. La raccolta di firme dovrebbe essere parte di una campagna mobilitante e militante nella società e nei luoghi di lavoro, di ascolto e di coinvolgimento, di informazione e di sensibilizzazione. Un’azione sindacale di valore generale per il futuro di un paese in cui si investano risorse pubbliche e private nella vita, nella prevenzione e nella cura e non nella morte, negli armamenti e nella folle economia di guerra. Una raccolta di firme in connessione con la mobilitazione generale confederale e categoriale, con l’azione vertenziale che lo Spi sta conducendo da anni sulla non-autosufficienza e sul diritto alla cura in generale, con la sua campagna di informazione, sensibilizzazione e formazione “Avremo cura di te”.
La mobilitazione è l’unica strada per rompere il silenzio del governo, perché le firme non spariscano in qualche stanza del Parlamento, come è avvenuto per altre proposte come quella sul “Nuovo Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori”.
Dobbiamo rimetterci in ascolto e in nuova sintonia con le cittadine e i cittadini, con il mondo del lavoro, con le pensionate e i pensionati, con chi affronta il tema della salute e della cura in solitudine. Vanno costruite forza contrattuale e coscienza collettiva per superare divisioni e barriere sociali, per unificare sul diritto di civiltà e di benessere collettivo lavoratori e cittadini, giovani e anziani, donne e uomini. C’è bisogno di rinsaldare attorno a un progetto alto culture, valori e legami intergenerazionali.
