Pensieri sul nostro stato di salute.

Riflettiamo sulla condizione che vive la società. Società disorientata, sommersa da povertà e precarietà.

I dati non lasciano dubbi. Le comunicazioni sindacali sono ricche di informazioni che fotografano le difficoltà in cui si dibattono le persone. Non c’è comunicato senza numeri e percentuali: tasso di disoccupazione, occupazione su base mensile e annua, giovanile, part-time, economia sommersa, tassi di attività, irregolarità, ore Cig autorizzate, precarietà. Ma non fermiamoci alla statistica.

Tutto declina senza soluzioni di continuità. È dei giorni scorsi la denuncia di lavoratrici dei grandi hotel durante le Olimpiadi. Tre euro per pulire stanze da 800 euro a notte. E le consegne dei rider a 2,5 euro. Al peggio non sembra esserci mai fine. 

Sono situazioni che chiamano in causa anche la nostra organizzazione sindacale. Soggetto di trasformazione sociale e politica. Salari in sistematica perdita di terreno, non certo da oggi. Società in continua decadenza. Democrazia sempre più guscio vuoto, mentre il governo è in tutt’altre faccende affaccendato: occupazione militare del potere, ricette repressive che mirano ad eliminare alla radice il conflitto sociale, mettendo a rischio lo Stato di diritto, snaturamento della Costituzione.

Siamo attrezzati? Siamo sicuri che non sia necessario introdurre novità anche nella nostra capacità organizzativa e nel nostro stile di lavoro? Che stiamo facendo quanto necessario per contrastare efficacemente questa grave situazione? Un quadro che interpella la Cgil, in tutte le sue declinazioni, livelli territoriali e responsabilità. Quante volte leggiamo di posti di lavoro nei quali si misura la distanza tra linea, decisioni congressuali e pratica quotidiana, non di rado poco coerente?

Da cosa dipende? Incapacità, volontà, subalternità? Bisogna ripartire dalla presenza nei luoghi di lavoro, registrare attività, ricostruire relazioni dirette consolidando un rapporto ancor più stretto con le persone.

Riflettiamo sulla condizione del welfare, lo stato dei servizi pubblici locali. Personale in servizio insufficiente. Troppo poco, sempre meno. “Cure” da cavallo per smantellare il settore pubblico a favore di un gigantesco trasferimento di risorse al privato. Si è risparmiato? Macché! Si è creato un sistema non sempre trasparente di appalti, con la logica che lo presiede: il massimo ribasso che penalizza, con le attività, lavoro e persone. Peggiorano qualità ed efficienza, aumenta lo sfruttamento.

Pensiamo alle nostre città: Ancona non è certo indenne da questi processi. Processi che spostano indietro le lancette della storia. Smettiamola di sottovalutare il tema.

Si individuino in ogni territorio le situazioni più critiche, emblematiche: società partecipate destinatarie di funzioni e competenze. Comuni impoveriti, clientele, decine di dipendenti divisi da contratti di lavoro diversi: una frantumazione. Oltre al fiorire di nuove forme di precariato.

Si deve ripartire da qui, con rinnovato impegno. Coinvolgendo lavoratrici e lavoratori, promuovendo l’indispensabile partecipazione. Chiamando a raccolta una comunità oggi smarrita, impaurita, preda della solitudine. Un protagonismo necessario per contrastare politiche insensate intervenendo nei luoghi più vicini a noi, nel territorio.

Suonano campanelli d’allarme. Segni di stanchezza della nostra presenza organizzata. Non mancano attenzioni alla vita interna, al funzionamento degli organismi. Si registra un certo affanno nel mettersi in relazione con gli stessi iscritti, attivi o pensionati che siano. Quasi prevalesse – le parole non suonino offesa – una visione burocratica.

A colmare il gap non basta l’attività dei nostri uffici e servizi, che pure continuano ad essere un fiore all’occhiello. Non a caso fioriscono contesti che vedono presenze crescenti del sindacalismo autonomo, anche in settori significativi quali il lavoro portuale, da sempre pilastro del movimento confederale e della Cgil in particolare.

Per questo è indispensabile rafforzare unità e qualità del nostro gruppo dirigente che dev’essere animato ancor più da passione e voglia di spendersi per gli altri, per l’interesse generale. Mettendo davanti a tutto l’impegno collettivo, invece della propria “carriera”. Le energie di cui disponiamo lasciano margini solidi alla speranza. Il cambiamento, con le positive trasformazioni della società, richiede il nostro impegno diretto. Senza sosta. Senza attendere chiamate, né cooptazioni.

Sta a noi contribuire a irrobustirle, rafforzandone autonomia e spirito critico, per accompagnare un’efficace azione di rinnovamento: serve genuinità, entusiasmo e coraggio nel guardare oltre, superando angusti confini, verso una nuova civiltà, con al centro dell’organizzazione sociale lavoro, giustizia, solidarietà.