“Rien ne va plus, les jeux sont faits”, direbbero i croupiers. Ma in Francia, dopo il secondo turno delle elezioni municipali di domenica 22 marzo, “i giochi non sono ancora fatti” e il quadro politico rimane confuso in vista delle elezioni presidenziali del 2027.

Il Rassemblement National, il partito di Jordan Bardella e di Marine Le Pen, progredisce in diverse città medie ma non sfonda nei comuni maggiori con l’eccezione di Nizza. La destra gollista (Les Républicains) e i socialisti si dividono grosso modo le grandi città pur regredendo, il campo macronista sparisce ovunque con alcune eccezioni, La France Insoumise (Lfi) cresce, le alleanze di sinistra presentano risultati alterni.

Premetto alcuni dati: i comuni sono circa 35mila (in Italia 8mila) e si vota con il sistema proporzionale con doppio turno con la garanzia del 50% dei seggi per la lista che vince (ma solo il 25% garantito per Parigi, Lione e Marsiglia); parità di candidature tra i due sessi; si possono presentare al secondo turno le liste che superano il 10% al primo turno; un secondo turno è stato necessario solo in 1.521 comuni; al secondo turno i raggruppamenti ammessi si possono fondere (integrando e modificando le liste) con formazioni che abbiano superato il 5% dei suffragi; gli eletti rimangono in carica per sei anni.

In 23.700 comuni è stata presentata una sola lista. Due terzi dei candidati appartengono a liste senza etichetta politica. L’astensionismo calcolato sugli iscritti è stato pari al 43% con un aumento di cinque punti sulle precedenti municipali. Se si sommano gli astensionisti, le liste uniche e quelle senza etichetta politica, si ottiene un dato considerevole che esprime un diffuso rifiuto della politica.

Socialisti e Insoumis, fratelli coltelli

Il Partito Socialista, che è riuscito a mantenere Parigi (senza France Insoumise) e Marsiglia (favorito dal ritiro della lista Insoumise) stima adesso che “La France Insoumise fa perdere”. Manuel Bompard, coordinatore nazionale di quest’ultima, oltre ad elogiare la propria forte avanzata, qualifica il Ps come presenza “respingente” per molti elettori. In realtà, i risultati per le alleanze di sinistra non sono stati omogenei.

France Insoumise si presentava per la prima volta a livello locale in maniera sistematica, un terreno non facile per una forza emergente, organizzata soprattutto per competere alle presidenziali. Basti pensare, in Italia, alle difficoltà del M5s per radicarsi nei territori. Per settimane il movimento guidato da Jean-Luc Mélenchon è stato accusato dall’insieme dei mass media praticamente di tutto, di essere antisemita, violento, divisivo, antifrancese.

I socialisti avevano condiviso questa campagna di demonizzazione di Lfi nel mentre sostenevano il bilancio anti-sociale del governo minoritario di Sébastien Lecornu. France Insoumise, che si è presentata alle elezioni comunali in oltre 500 comuni (in tutti quelli con popolazione superiore ai centomila abitanti, nel 70% di quelli che superano i 30mila residenti) ha conseguito fin dal primo turno risultati inaspettati. Una performance che ha meravigliato i suoi stessi critici costringendo i socialisti, che avevano escluso qualsiasi accordo con loro, a fare marcia indietro, malgrado gli alti lai di François Hollande e di Raphaël Glucksmann, e a fare accordi in quasi tutte le principali città francesi che sono andate al ballottaggio, rimangiandosi nei fatti tutte le loro accuse. Perfino a Tulle, roccaforte di Hollande, i socialisti hanno chiesto soccorso alla France Insoumise. Benedetta coerenza!

L’alleanza con la France Insoumise ha permesso la vittoria di tutta la gauche a Lione, Nantes, Grenoble e Tours. A Bordeaux e Clermont-Ferrand, il rifiuto dei Verdi o del Ps di fondere le loro liste con quelle di Lfi ha propiziato la vittoria della destra. Invece a Tolosa, Besançon o a Limoges, i discorsi divisivi dei socialisti hanno impedito la vittoria della sinistra pur unita.

France Insoumise ha eletto sindaci a Saint-Denis, Creil, Roubaix, Vénissieux, Saint Fons, Au Tampon, La Courneuve, Vaux-en-Velin ed anche à Sarcelles con una lista civica sostenuta da Lfi. Più di un migliaio di eletti insoumis siederanno nei consigli comunali.

France Insoumise è riuscita a mobilitare innanzitutto i giovani e gli abitanti delle banlieue, confermando il suo impianto popolare ben rappresentato dalla figura di Bally Bagayoko sindaco di Saint-Denis, la seconda città della regione parigina, un simbolo della “Nuova Francia”. L’alta percentuale di astensionisti indica che esiste, tra le nuove generazioni e nei quartieri popolari, una riserva di voti per questo movimento. 

I giochi per le presidenziali sono ancora tutti da fare, anche considerando che nella destra e nel resto della sinistra le candidature si sprecano senza che emerga un vero concorrente per Bardella e Mélenchon.

(23 marzo 2026)