Le decine di barche allineate e pronte salpare dal porto siciliano di Augusta in direzione di Gaza sono la fotografia di una giornata di festa. La Global Sumud Flotilla ha i colori dell’arcobaleno, sui pennoni sventolano le bandiere della Palestina, è la più grande e variopinta missione politico-umanitaria via mare per portare aiuti e rompere l’assedio.

Si parte per la Liberazione. E dopo ottantun anni, era il 25 aprile 1945 quando l’Italia si liberò dal nazifascismo, il messaggio del padre costituente Pietro Calamandrei resta attuale come allora: “La libertà è come l’aria, ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”. Di pace e libertà ha un estremo bisogno il popolo palestinese, spogliato di tutto e costretto a sopravvivere in condizioni inumane.

Sumud in arabo significa perseveranza, tenacia, radicamento nella propria terra, è una parola che dice tutto su cosa rappresenta la missione, la scelta di stare fisicamente dove la solidarietà è necessaria, e dove gli Stati hanno scelto di non esserci o di essere complici. “Quando i governi non intervengono per fermare i crimini e le ingiustizie – ricorda Sofia Basso di Greenpeace – sono le persone ad attivarsi per non essere complici. Questa missione è un faro di speranza e un appello ai governi di tutto il mondo affinché agiscano con urgenza per fermare il genocidio ancora in corso. Va fatta pressione perché le trattative di pace ritornino nell’alveo del diritto internazionale e sotto l’egida dell’Onu. E gli occhi del mondo devono restare puntati su Gaza. Rompere l’assedio, fermare i crimini e restituire centralità al diritto non è più rinviabile”.