
Riflessioni su un’esperienza quinquennale come Rlst nel mondo artigiano.
Comincia nel febbraio del 2022 la mia esperienza nel ruolo di Rlst per i lavoratori delle aziende artigiane. In questo universo, le relazioni capitale/lavoro non si sviluppano attraverso una rappresentanza in azienda, dunque la maggior parte delle persone che lavorano non è educata al concetto di rappresentanza.
La prima riflessione: il Rlst ha la possibilità di penetrare contesti nuovi, incontrare le persone che vi lavorano, costruendo un primo ponte con il sindacato. Nel mio caso (circa 500 sopralluoghi), è stato riscontrato un incremento degli accessi agli sportelli artigiani, che non erano precedentemente conosciuti. Il secondo ordine di riflessioni riguarda la capacità di intercettazione di questioni legate al tema della sicurezza: l’autorevolezza del Rlst (che richiede una combinazione di “preparazione” e “posizionamento”) diventa per questi lavoratori l’opportunità di scoprire che il padrone non ha sempre ragione (e, soprattutto, che non ha sempre la forza di imporre le proprie ragioni).
L’aggiornamento o sostituzione di macchinari, la lettura delle schede di sicurezza dei prodotti chimici (e quindi l’adattamento delle strategie di prevenzione e protezione), la valutazione del microclima, la predisposizione di apparecchiature per aspirare polveri (anche metalliche), la valutazione del radon nei seminterrati, l’adozione di apparecchiature in grado di chiamare i soccorsi nei casi di lavoro in solitaria e la gestione delle pause nel caso degli uffici, hanno comportato in certi casi costi economici, in altri sforzi culturali-organizzativi, a favore della salute di chi lavora.
Inoltre è capitato di essere contattato da lavoratori conosciuti in precedenza, sia per questioni relative alla sicurezza sul lavoro che per un orientamento più generale sui servizi sindacali.
Sul primo punto (sicurezza), la terza riflessione: il luogo di lavoro non è, in questi ambienti, il posto ideale per approfondire la relazione con i lavoratori (e quindi accedere ai loro racconti). Spesso è stato possibile costruire una rivendicazione attraverso un incontro o una chiamata in pausa pranzo, in altri casi presso lo sportello artigiani.
L’intervento più importante è stato senz’altro quello attraverso il quale è stato impedito ad un idraulico di accedere ad uno spazio confinato (rischio assenza ossigeno).
In alcuni casi è stato possibile venire a conoscenza di infortuni, in altri di problemi più particolari che, essendo meno standardizzati, venivano maggiormente trascurati dal sistema aziendale di prevenzione e protezione. L’esempio più peculiare è quello di un lavoratore che maturava forti emicranie a causa della luce prodotta da led, diretta agli occhi per parecchie ore. La soluzione venne individuata attraverso una riunione con i lavoratori.
La morale è che sarebbe importante costruire Sportelli dedicati alla sicurezza nelle Camere del Lavoro, per fare emergere situazioni altrimenti difficilmente intercettabili.
La quarta riflessione riguarda le agibilità del ruolo: probabilmente il problema più sentito dagli Rlst è quello dell’accesso ai luoghi di lavoro e la possibilità per il datore di individuare una persona di fiducia che svolga il ruolo di Rls interno. Vorrei sostenere che, in assenza di organizzazione sindacale, viene a mancare il pezzo della rappresentanza e la figura finisce per essere in molti casi vuota o addirittura convertita a funzione di controllo della forza lavoro. Servono norme che permettano comunque al Rlst di conoscere i lavoratori.
La quinta riflessione riguarda le contraddizioni della presenza nell’Organismo paritetico. Da un lato, potrebbe essere veicolo di facilitazione di accesso ai luoghi di lavoro (evitando quindi di dipendere eccessivamente dalla volontà datoriale) e potrebbe essere contesto di emersione e mediazione di conflitti. Dall’altro, rischia di diventare luogo di scambio economico, nel quale il flusso di denaro dirottato alle organizzazioni, insieme alla presenza delle organizzazioni datoriali, freni la reale volontà di incidere sulla cultura e sostanza della sicurezza sul lavoro. Negli accordi diventa importante regolamentare la gestione dei conflitti, costruendo percorsi esigibili per poter esercitare la funzione in maniera libera e non condizionata dal permesso o buona volontà datoriale.
Per concludere, come si diceva, quello che fa la differenza è la combinazione di “preparazione” e “posizionamento”: gli enti paritetici tendono a trattare la figura sotto un profilo tecnico, ed anche il Testo unico sulla sicurezza esplicita che il Rlst ha tratti di incompatibilità con l’esercizio di funzioni sindacali operative. A mio avviso, questo è un errore e un limite della norma, che cerca di scindere l’inseparabile, cioè la tutela dei lavoratori e la rappresentanza.
