Non poteva esserci tragedia più illuminante a ridosso della celebrazione degli 80 anni della Repubblica. L’atroce assassinio di quattro braccianti agricoli “extracomunitari” – e la miracolosa sopravvivenza della quinta vittima designata – da parte di due caporali pakistani è una tragica istantanea di quanto siamo lontani dalla “Repubblica fondata sul lavoro” frutto della Resistenza antifascista e dei valori di madri e padri costituenti.

Lavoratori ridotti in semi-schiavitù, invisibili fino al giorno in cui muoiono, costretti a nascondersi per non incappare nelle grinfie della Ice italica. L’atrocità omicida esercitata dai due caporali, a loro volta “extracomunitari”, non può farci dimenticare i braccianti e gli operai edili abbandonati a bordo strada dopo gravi infortuni sul lavoro, o il bracciante indiano Satnam Singh, depositato da un italianissimo imprenditore davanti alla sua casupola con a fianco il suo braccio tranciato. O i ragazzi di varie nazionalità bruciati vivi nei roghi dei ghetti campani o pugliesi dove “vivono” i semi-schiavi che raccolgono, per un salario di fame, la frutta e la verdura che arriva sulle nostre tavole. Né sono morti meno pesanti quelle degli innumerevoli incidenti in itinere di braccianti che nel pieno della notte vengono portati sui campi da caporali, su veicoli vetusti e insicuri.

I sepolcri imbiancati del governo, della politica e dei media sciacallano sulla nazionalità dei caporali. Come se i datori di lavoro che sfruttano i semi-schiavi non fossero italiani, e italiana non fosse la filiera che trae profitto da questo lavoro schiavo. E come se gli immigrati ridotti in schiavitù non fossero il prodotto cinicamente voluto della ormai trentennale legislazione italiana, dalla Bossi-Fini, ai decreti sicurezza, alla lotteria criminale e criminogena dei click day dei decreti flussi.

Meloni, Salvini, Piantedosi e compagnia cantante prendono i classici due piccioni con una fava: da un lato ricreano continuamente manodopera ricattabile e semi-schiava per i padroncini dell’agricoltura, dell’edilizia, del turismo, della moda, che costituiscono la loro base elettorale, sempre blandita con leggi contro il lavoro e il premio all’evasione fiscale. Dall’altro utilizzano l’irregolarità da loro stessi creata per le insistenti campagne – più martellanti man mano che ci si avvicina ad elezioni – su “sicurezza” e “invasioni”.

Sulla “delinquenzialità” degli stranieri, in vero, c’è anche il caso luminoso della costruzione del consolato americano a Milano: l’extraterritorialità diplomatica produce – per gli extracomunitari made in Usa, amici e alleati della premier – altrettanto sfruttamento e schiavismo.

Eppure, grazie alle lotte e alla mobilitazione della Cgil, una buona legge contro il caporalato è stata ottenuta. Ma, come spesso accaduto nella storia della Repubblica, i governi di destra – e non solo – l’hanno boicottata. Fino al sabotaggio e al caporalato di Stato del governo a guida neofascista. 

Nel nome dei nostri fratelli così brutalmente sfruttati e uccisi, la mobilitazione continua sempre più determinata, per una Repubblica che attui davvero per tutte e tutti la sua sana e robusta Costituzione.