Il 27 maggio scorso, a Roma, è stata presentata la IV edizione del Libro nero sull’azzardo “Lo Stato perdente”, realizzato a cura di Cgil, Federconsumatori e Isscon. Il rapporto ha fatto ancora una volta emergere come le gravi carenze della legislazione in materia abbiano fatto esplodere il settore. Un vero e proprio boom, grazie alla connivenza della politica.

Nel 2025 la raccolta – l’ammontare complessivo dei soldi giocati – è di 165,34 miliardi, con una crescita del 5% sul 2024, una cifra che corrisponde al 7,3% del Pil. Le perdite nette ammontano a 21,88 miliardi: un vero costo sociale, paragonabile per dimensioni ad una manovra finanziaria. In media, ogni italiano maggiorenne ha speso (differenza fra raccolta e vincite) 3.284 euro in azzardo.

La crescita più imponente riguarda il canale online, che ha superato 100 miliardi di raccolta, + 9,5% sul 2024. I giocatori online sono stimati in 4,8 milioni, con una crescita allarmante tra giovani e giovanissimi. Siamo i primi in Europa per quanto perso dai cittadini in azzardo.

Le imprese del settore hanno visto negli ultimi cinque anni una crescita degli utili del 165%, ma lo Stato, che sostiene che senza gli introiti dell’azzardo non chiuderebbe i propri bilanci, non ha visto una crescita corrispondente. Tutt’altro: gli introiti fiscali ammontano a circa 11 miliardi, in costante calo percentuale (- 0,74% sul 2024), visto lo sviluppo dell’azzardo online – oggi circa il 61% – che ha una tassazione assolutamente inferiore a quello fisico.

Si tace, inoltre, di quanto siano le uscite, le spese che devono essere sostenute per rispondere alle gravi conseguenze dell’azzardo in termini economici, sociali, sanitari. Economici, perché sono soldi sottratti all’economia reale e per le spese sostenute per contrastare infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata. Sociali, perché l’azzardo è, per chi vi si trova coinvolto, fra le principali cause di impoverimento, sovra-indebitamento, perdita del lavoro. Sanitari, perché il gioco d’azzardo patologico è una vera e propria dipendenza, inserita nei Lea fin dal 2017.

L’analisi territoriale rivela anomalie e disparità profonde, con picchi soprattutto al sud. E’ interessante rilevare che, nella classifica dei 100 comuni con la più alta intensità di azzardo online, figurano numerose realtà dove negli ultimi decenni i consigli comunali sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose.

In un quadro segnato da salari stagnanti, aumento del costo della vita, crescente fragilità economica di ampi segmenti sociali, il gioco d’azzardo si è trasformato da fenomeno marginale a componente strutturale dei consumi di massa, e la sua espansione non può essere letta soltanto come mutamento delle abitudini ricreative, ma è processo connesso alla perdita del potere d’acquisto, alla precarizzazione del lavoro, all’indebolimento delle reti di protezione pubblica.

Mentre i consumi rallentano e molte famiglie incontrano difficoltà nel sostenere spese ordinarie, il ricorso alla fortuna tende ad essere percepito e viene fatto percepire – ti piace vincere facile? – come possibilità di compensazione individuale. L’azzardo si inserisce nella crisi economica come una delle sue espressioni più visibili: intercetta e monetizza gli squilibri sociali, a beneficio esclusivo delle grandi concessionarie, delle grandi aziende dell’azzardo.

Siamo fuori controllo perché si è assistito ad una espansione dell’offerta senza limiti, spacciando il “gioco legale” come argine all’illegalità e come gioco sicuro, attribuendo al comportamento dei giocatori ogni conseguenza, con i continui richiami al gioco responsabile. Indispensabile una legge quadro nazionale che ponga al centro il diritto alla salute, che regolamenti seriamente l’offerta, salvaguardando la potestà normativa dei territori.

E’ importante avere conoscenza dei dati, quelli che ogni anno, per quanto reso possibile dalle norme, il Libro nero mette a disposizione. Dati che ci permettono di leggere un fenomeno che investe tante persone e può riguardare chiunque. La platea dei giocatori non coincide con una categoria sociale circoscritta, attraversa strati diversi: pensionati con assegni modesti, lavoratori poveri o precari, giovani, piccoli imprenditori, disoccupati, casalinghe. L’azzardo cresce dentro la crisi economica e sociale in un processo attraverso cui l’insicurezza viene trasformata in mercato.

Per questo, con il Libro nero si avanzano precise richieste, a partire dalla piena trasparenza dei dati, inclusi quelli sull’azzardo fisico per tutti i 7.900 comuni italiani, ancora negati, e dalla tassazione sugli extra profitti delle aziende del settore da destinare in primis alla sanità pubblica e al contrasto di questa dipendenza.

L’azzardo deve tornare ad essere una casa di vetro, rendendo disponibili tutti i dati, salvaguardando e valorizzando il ruolo delle Regioni e degli enti locali, in un’azione condivisa che ponga al centro proprio quel bilancio sociale che da tempo chiediamo con forza.

https://files.cgil.it/version/c:MzU3MmE3ZjgtZTAzMC00:MTQ1ZDE5MTgtOTZiMy00/Report_LN4_27maggio2026_new.pdf)