
“Chissà se fuori…” Più che una ricorrenza è stata una vera festa, il 29° anno di LiberEtà.
Il 10 e l’11 giugno si è svolta a Rovereto, con la festa nazionale di LiberEtà, la premiazione della 28a edizione del Premio letterario LiberEtà che riguarda gli attivisti e attiviste che coltivano l’esercizio della memoria attraverso la narrazione. Anche quest’anno i partecipanti sono stati molti e la giuria, composta da scrittrici, un critico letterario e il direttore di LiberEtà – dopo il vaglio di gruppi di lettura di pensionate e pensionati sparsi su tutta la penisola – hanno scelto tre racconti molto significativi.
La premiazione è stata condotta dal palco da Neri Marcorè, attore molto amato dal pubblico dello Spi. Il primo premio è andato a Evelina Loffredi con “Su e giù sulla giostra della vita” (titolo modificato dall’editore in “2021 odissea nell’ospizio”) che ha lavorato per vent’anni come animatrice in una casa di riposo e da quella esperienza ha preso lo spunto per il suo racconto. La voce narrante è un ospite di 92 anni che racconta con garbata ironia le esperienze con gli altri ospiti e il ricordo di sua moglie morta anni prima. Il racconto potrebbe sembrare triste ma invece è molto vivace e aperto alla vita.
Il secondo premio è andato a Giancarlo Di Battista con “La città del silenzio”che racconta la sua esperienza di neurologo e psichiatra all’interno di un carcere. Ex-equo al secondo posto anche Maria Rosalba De Luca con il racconto “Io non posso restare”, che narra la sua vicenda di emancipazione femminile all’interno di una fabbrica e il suo impegno nella Cgil, fino alla crisi industriale negli anni ‘90 che le cambierà la vita e la indurrà a reinventarsi.
All’interno della festa si è proceduto alla premiazione dei partecipanti alla 14a edizione del Premio Spi Stories dedicato a giovani film maker e registi. Quest’anno il titolo del premio “Chissà se fuori” invitava a riflettere sul tema della solitudine, fragilità e bisogno di relazioni che attraversano tutte le età. La giuria, composta da una regista, uno sceneggiatore e la direzione di Liberetà, travolta dall’enorme partecipazione nazionale e internazionale di oltre tremila corti arrivati, ha premiato al primo posto la regista neozelandese Sophie Hampson con il cortometraggio “Washed Up”, messaggio in bottiglia che dopo una lunga perigrinazione in mare finisce nelle mani di un lettore inaspettato.
Al secondo posto ex-equo Morgan Autexier, sceneggiatore francese con “ La belle” che racconta la storia di una donna che gioca a scarabeo con il suo doppio, e Kenta Krisà, giovane siciliano-giappnese creatore di cortometraggi molto apprezzati, con “Comodini”, che racconta la storia di un ragazzo che ha difficoltà ad affrontare il mondo fuori e spia una ragazza da casa con la sua macchina fotografica. Ma quando vede che lei sta per essere aggredita dovrà affrontare le sue paure.
Riconoscimenti anche per la 7a edizione del premio Guido Rossa, che riguarda la ricostruzione della memoria degli anni sessanta-settanta da parte dei protagonisti, anni tumultuosi che hanno prodotto grandi cambiamenti politici e sociali ma intrecciati a grande violenza. Infatti Guido Rossa fu un operaio sindacalista che pagò con la vita la sua denuncia delle Brigate rosse. La giuria, formata da un redattore di Liberetà, da un giornalista e da un’autrice televisiva, ha premiato Guido Armento con il racconto “Dal ponte di Mirabeau”.
La giornata è proseguita con la premiazione dei Liberattivi, le compagne e i compagni delle Leghe Spi che sul territorio si impegnato a diffondere LiberEtà. La premiazione è stata condotta dal palco dall’attrice Cinzia Zadro, docente di improvvisazione teatrale, e dall’intervento dell’attrice comica Monir Ghassem, che hanno reso vivace e divertente la premiazione dei 65 Liberattive e Liberattivi.
L’11 giugno la giornata si è svolta all’aperto ed è iniziata con un monologo di Lella Costa con “Prospettive d’autrice”, che ha raccontato con verve e ironia la difficoltà a far morire gli stereotipi sulla vecchiaia e sulle donne e la volontà di farci rinchiudere in casa oppressi dalla paura del fuori.
Nella tavola rotonda intitolata “Fuori insieme. La cura come gesto politico, lavoro e cittadinanza” si sono confrontati Alba Bonetti, coach e formatrice di caregiver, Walter Massa, presidente dell’Arci, la parlamentare del Partito democratico Sandra Zampa e Tania Scacchetti, segretaria generale dello Spi Cgil. Il dibattito ha evidenziato la difficoltà di riconoscere la cura come elemento centrale della vita sociale, e l’impegno ad intervenire in questa tematica da parte del sindacato e della politica.
Le giornate sono state concluse dall’intervento del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che tra l’altro, ha ringraziato lo Spi per il grande impegno che profonde nella coesione sociale e nel favorire gli incontri intergenerazionali che aiutano a sviluppare socialità e partecipazione democratica.
