
Il Forum Euromediterraneo della Fillea Cgil trasforma la Sicilia nell’epicentro della solidarietà. Perché la sicurezza sul cantiere non ha nazionalità.
Nelle stesse ore in cui il Mediterraneo continua a essere teatro di silenziose tragedie, a Pozzallo si è alzata una voce diversa. Una voce di riscatto e di fratellanza. Il Forum Sindacale Euromediterraneo sulle Costruzioni Migranti, organizzato dalla Fillea Cgil, ha riunito delegazioni da ogni sponda del mare sotto un unico, potente slogan: “Uniti sotto lo stesso casco”. Questa non è solo una frase, ma una promessa solenne. Significa che non esistono operai di serie A e di serie B. Significa che il sangue versato sulle impalcature ha lo stesso colore per tutti, che si sia nati a Ragusa, a Tunisi o a Sofia. Pozzallo, terra di frontiera e di accoglienza, è diventata così il ponte ideale per unire destini e diritti. Una sola classe operaia, una sola lotta.
Dietro ai numeri del settore edile si nascondono storie di sacrifici immensi, di famiglie lontane e di mattine che iniziano prima dell’alba. Oggi, quasi la metà della forza lavoro che edifica le nostre città proviene dall’estero. E’ sudore che unisce il mondo. Questo dato non è una statistica, ma la prova concreta che l’Italia viene ricostruita grazie a braccia multiculturali.
Eppure, proprio questi lavoratori sono i più esposti al dramma del caporalato, dello sfruttamento selvaggio e della mancanza di tutele.
Dal Forum si è alzato forte lo storico monito della Cgil: “La sicurezza non è un costo, è un diritto inalienabile”. È ora di alzare una barriera insormontabile contro i mercanti di carne umana. L’impegno sindacale per strappare i più deboli dalle mani della criminalità è un impegno strategico.
La presenza dei vertici della Cgil, con Maurizio Landini, e della Federazione mondiale delle costruzioni Bwi, con Ambet Yuson, ha dato una dimensione globale a una battaglia locale. I sindacati di Francia, Tunisia, Bulgaria e Palestina si sono stretti la mano per firmare un patto ideale di contrattazione transfrontaliera.
Proprio Landini ha ricordato dal palco un principio cardine dell’azione sindacale nei contesti di crisi: “Il lavoro regolare e dignitoso deve unire ciò che la geopolitica e le guerre dividono”. Il lavoro non è solo salario, ma lo strumento più forte per costruire la pace tra i popoli.
La due giorni di Pozzallo ha dimostrato che la lotta sindacale si fa anche con la cultura e con la bellezza. Il Live Painting dell’artista Takoua Ben Mohammed ha dato forma visiva alle speranze e alle fatiche dei migranti. Le sue pennellate hanno raccontato storie di riscatto che le parole a volte non riescono a esprimere.
La piazza di Pozzallo ha poi ballato sulle note di Lello Analfino & T-Orkestar, trasformando la rabbia per i diritti negati in una festa di speranza. L’arte che cura le ferite.
Uniti sotto lo stesso casco, oggi siamo tutti un po’ più vicini, pronti a difendere la dignità di chi costruisce il nostro domani.
