Sono passati i tempi del cosiddetto “rinascimento latinoamericano”, quando dalla fine del secolo scorso a tutto il decennio successivo ed oltre le sinistre di quel grande e tormentato continente presero la guida dei più importanti Paesi, dal Messico fino alla Patagonia. Venne chiamata la “marea rosa”, che ebbe nel mirino le catastrofiche politiche liberiste che non fecero altro che peggiorare la povertà di popoli che di sicuro non hanno mai navigato nell’oro. Al riguardo ricordiamo l’esperienza bolivariana di Hugo Chavez in Venezuela, la Bolivia di Hugo Morales, l’Ecuador di Rafaele Correa. E ancora Luiz Inácio Lula da Silva in Brasile, Tabaré Vázquez e José Mujica in Uruguay, Néstor e Cristina Fernández de Kirchner in Argentina e, dopo un periodo di ripresa della destra a macchia di leopardo, ecco di nuovo in Messico la vittoria di Claudia Sheinbaum, di Gabriel Boric in Cile, di Xiomara Castro in Honduras e di Gustavo Petro in Colombia.

Ma il vento sta tornando favorevole alla destra più fascistoide e pericolosa del continente, molto vicina al trumpismo. Così in Perù abbiamo registrato lo scorso 30 giugno la vittoria sul filo di lana di Keiko Fujimori, figlia dell’ex dittatore Alberto, con il sospetto di una manipolazione del voto dei peruviani all’estero. E lo scorso marzo in Cile del fascista José Antonio Kast, e precedentemente, nel 2023, dell’ultraliberista Javier Milei in Argentina.

Ecco ora la sconfitta della sinistra in Colombia, lo scorso 21 giugno, per mano dell’avvocato di estrema destra Abelardo de la Espriella, ovviamente nazionalista e difensore della patria, che ha superato Iván Cepeda, del progressista Pacto histórico, successore di Petro, di 250mila preferenze. Non ci sono parole per descrivere il nuovo Capo dello Stato del Paese andino. Appunto avvocato, noto come playboy, possessore di un jet privato e di una costosissima Rolls-Royce, proprietario di case a Miami, a Bogotà e purtroppo anche in Italia, Paese del quale possiede il passaporto.

E’ anche un elettore repubblicano in quanto cittadino americano. Ma quel che è peggio ha amicizia tra i paramilitari, ai quali a buon bisogno fornirà assistenza legale. Un vero scarto umano che amici potenti e soldi hanno fatto emergere dall’anonimato per contrastare la sinistra.

Il successo dell’avvocato ha fatto dimenticare per un po’ gli incubi che popolano i sogni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che insieme al segretario di Stato Usa Marco Rubio si è così affrettato a congratularsi, augurandosi di fare altrettanto il prossimo ottobre quando in Brasile l’anziano presidente uscente Lula sfiderà Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex capo dello Stato Jair, uomo di estrema destra molto legato a Trump.

Il successo della destra in Colombia evidenzia sempre più la nascita di una sorta di “controrinascimento” fascistoide – senza sollevazioni militari – che ha preso corpo con la vittoria in Ecuador di Daniel Noboa, in Bolivia dopo la fine del Movimiento al socialismo con l’elezione di Rodrigo Paz, come dicevamo in Cile con Kast. Senza dimenticare la fuoruscita della Castro in Honduras fortemente voluta da Trump, le affermazioni della destra anche in Costarica e in Paraguay, e la permanenza dell’orribile Bukele alla presidenza della Repubblica salvadoregna. Questo ribaltamento dello scenario politico latino-americano è stato, tanto per cambiare, fortemente condizionato dalla Casa Bianca, la quale, non potendo più sostenere feroci dittature militari, favorisce governi fascisti o simil-fascisti fautori delle solite politiche nate dalla testa del famigerato economista Milton Friedman e dei Chicago Boys.

Detto questo, la sinistra latino-americana è tutt’altro che scomparsa, anche perché sia in Colombia che in Perù il distacco tra i due schieramenti è stato minimo. E nelle prossime elezioni brasiliane, la vittoria di uno dei due rischia di essere incerta fino alla fine. Nei giorni scorsi però l’anziano e storico leader della sinistra Lula ha ampliato il proprio vantaggio a scapito del suo avversario, e per la prima volta ha superato il principale rivale oltre il margine d’errore in un eventuale secondo turno. Un dato emerso lo scorso 30 giugno da un sondaggio commissionato dalla banca di investimenti Btg Pactual alla società Nexus. “Secondo la rilevazione – comunica l’agenzia Ansa – Lula raccoglierebbe il 49% delle intenzioni di voto contro il 43% del senatore. Rispetto a maggio, il capo dello Stato guadagna due punti percentuali, mentre Flavio resta stabile. Il vantaggio – continua l’Ansa – sale così a sei punti”.

Un quadro continentale dunque ancora molto incerto. Ma se il trumpismo in casa non sembra attraversare un buon periodo, qui le cose vanno diversamente e lo zio Sam perde il pelo ma non il vizio.