
Siamo impegnati nelle campagne per la raccolta firme sulle leggi di iniziativa popolare su sanità e appalti. Proviamo a affrontare le profonde contraddizioni del nostro Paese che condannano le persone all’incuria e allo sfruttamento. Insieme a questo impegno diretto della Cgil, sosteniamo anche altre due proposte di legge di iniziativa popolare: per la tassazione delle grandi ricchezze e per la costruzione di un sistema di difesa nazionale civile e non armato. Iniziative che si saldano con una strategia generale di giustizia fiscale, contrasto alla corsa agli armamenti, cultura di pace.
Intanto procede il confronto per un accordo interconfederale per un nuovo modello contrattuale. Importante l’intesa unitaria con Cisl e Uil nonostante alcune ‘zone d’ombra’, in particolare sul salario per il riferimento all’Ipca Nei.
aluteremo l’esito del negoziato e la sua aderenza agli obiettivi che abbiamo condiviso nel documento conclusivo dell’Assemblea generale Cgil.
Pensiero e azione si saldano nel confronto sulla revisione del Programma fondamentale, aggiornamento di una strategia generale per costruire un’alternativa di società basata su lavoro, democrazia, diritti e progresso sociale. In vista, nei prossimi mesi, del nostro congresso.
Nell’avvicinarsi della scadenza congressuale si accentuano alcuni aspetti deteriori delle relazioni interne al gruppo dirigente. Forse non abbiamo gli anticorpi sufficienti a resistere ai mali di questa fase storica caratterizzata da una diffusa cultura della sopraffazione; o forse, con partecipazione e militanza più deboli che in passato, prevalgono forme di lotta burocratica in luogo della lotta politica.
Concreto è il rischio che si affermino un’idea e una pratica distorte della lotta politica proprio all’interno dell’organizzazione, che nel suo agire pubblico fa della democrazia, della partecipazione e della dialettica sociale il punto che la distingue dalle altre sigle sindacali confederali.
È più che naturale che all’interno di una grande organizzazione di massa possano coesistere culture politiche diverse che sviluppano una altrettanto naturale dialettica tra loro. Guai non fosse così. L’importanza del pensiero critico, nelle sue forme organizzate e non, rimane una ricchezza per la più grande organizzazione di massa presente in Italia. Nessuno può avere la presunzione di essere soggettivamente l’espressione unica della complessità del corpo sociale che la Cgil si candida a rappresentare. Quando per affermare le proprie ragioni si utilizzano gli organismi di garanzia interni come strumento per la regolazione della dialettica politica, si valicano soglie che possono minare e indebolire la nostra organizzazione e la sua natura generale. E quando queste soglie sono valicate dai più forti contro i più deboli, si sovvertono le ragioni della nostra storia.
Ci sono diversi segnali che portano a leggere il fatto che lo scontro politico interno al gruppo dirigente (ben lontano dalle istanze dei lavoratori) diventa oggetto di azioni sempre più autoritarie e prepotenti. Questa pratica diviene sempre più diffusa e ha contaminato anche chi, nella sua storia, si è battuto per l’autonomia sindacale, per una democrazia costruita nella piena partecipazione delle compagne e dei compagni alla vita dell’organizzazione, e per il riconoscimento e la valorizzazione dei pluralismi organizzati.
L’autorevolezza di un gruppo dirigente sta nella capacità di mettere in campo tutta la sua intelligenza collettiva, per cambiare e migliorare le condizioni materiali delle donne e degli uomini che attraverso il loro lavoro contribuiscono alla crescita e allo sviluppo del Paese.
É sempre più necessario aprire un confronto politico collettivo tra le compagne e i compagni che sono convinti che la natura democratica della nostra organizzazione non debba essere ridotta ad uno scontro burocratico, e che considerano il pluralismo di idee una ricchezza per tutta l’organizzazione.
Mettiamo al centro il sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori, la sua natura programmatica che non rinuncia all’analisi dei rapporti di classe, la democrazia progressiva e il conflitto come strumenti dell’emancipazione e del progresso sociale. Non possiamo rimanere ostaggi di vendette e personalismi.
A chi avvelena i pozzi diciamo che c’è bisogno di democrazia, di pensiero lungo e confronto politico, perché la base costitutiva dei nostri valori risiede nella Costituzione e nella democrazia progressiva dove il pluralismo di idee è ricchezza a disposizione di tutti.
