L’ingresso a Ceuta di decine di migliaia di persone, per la maggior parte marocchine, è una questione complessa e problematica. Ceuta e Melilla sono territori della corona spagnola da oltre 450 anni, molto prima dell’esistenza del Regno del Marocco. Alcuni ministri marocchini parlano di «diritto storico e geografico» per rivendicarne l’integrazione nel proprio Paese. Ma l’argomento geografico cerca di sostenere una rivendicazione che, storicamente, non regge. Fa parte dell’atteggiamento espansionistico del Marocco, che ha già occupato il Sahara Occidentale, ex colonia spagnola ancora in attesa di decolonizzazione secondo l’Onu. Non è questo il caso di Ceuta: non esiste un problema di decolonizzazione e le Nazioni Unite non la considerano in questi termini.

La geopolitica

Nella vicenda si sono incrociate diverse linee di intervento. Da una parte il Marocco, che ha un accordo con gli Stati Uniti, dai quali acquista grandi quantità di materiale militare. Un rapporto che consente agli americani di controllare l’ingresso nel Mediterraneo e di disporre di una piattaforma per intervenire in Africa. Il Marocco è inoltre uno dei pochi Paesi arabi ad aver firmato gli Accordi di Abramo con Stati Uniti e Israele, condividendo mezzi e strategie militari. In questa logica, sostiene Israele nel suo obiettivo di attaccare la Spagna per le denunce di quest’ultima sul genocidio a Gaza e in Libano.

Il Marocco persegue però diversi obiettivi. Oltre alla collaborazione con Usa e Israele, esercita pressioni sul governo spagnolo contro l’intenzione di concedere la cittadinanza spagnola agli abitanti del Sahara Occidentale che vivevano lì prima dell’invasione e dell’annessione marocchina. Si oppone inoltre alla ricomposizione dei rapporti tra Spagna e Algeria, con cui il regno alawita è in conflitto.

Rabat fa anche pressione sull’Unione europea per ottenere maggiori benefici dal proprio ruolo di «gendarme» della frontiera meridionale del continente.

A questo si aggiunge la convergenza contro la Spagna dell’internazionale dell’estrema destra, incoraggiata da Trump, che comprende Vox e altri partiti e governi europei, compresa la sovraesposizione di Meloni e la sua decisione assurda di introdurre controlli agli ingressi in Italia. Ceuta non fa parte dello spazio Schengen e gli assalitori non sono entrati nel territorio europeo.

Infine, le prossime elezioni in diversi Paesi vedono l’immigrazione trasformata dall’estrema destra, sostenuta dalla destra e anche da qualche governo «socialista», nel centro del dibattito politico ed elettorale.

Come è stato possibile

Attribuire alle «mafie» che trafficano con i migranti il ruolo di organizzatrici, come sostiene il governo Sánchez, non è convincente. Non è possibile che decine di migliaia di persone invadano un territorio senza la complicità o il permesso del governo marocchino.

Nel tentativo di far cadere il governo, la destra spagnola considera questa vicenda l’anello mancante per abbatterlo, senza preoccuparsi della contraddizione di seguire gli attacchi di Trump e Netanyahu contro la Spagna mentre convoca manifestazioni patriottiche contro gli altri partiti.

Il governo è stato colto di sorpresa, incapace di individuare ciò che si stava preparando. I ministri della Difesa e dell’Interno, responsabili dei servizi segreti e delle forze di polizia, si sono contraddetti sul fatto di sapere o meno in anticipo ciò che sarebbe accaduto.

A ciò si aggiunge un aspetto preoccupante della democrazia spagnola: giudici e polizia che agiscono in sintonia con le destre contro il governo. L’Audiencia Nacional ha aperto un’indagine sulle possibili responsabilità dell’esecutivo, affidandola a una giudice, ex consigliera comunale del PP, che aveva chiesto alla polizia una relazione e aveva ordinato che non venisse trasmessa al governo.

Gli equilibri di Sánchez con il vicino del Sud

Il governo evita di accusare direttamente il Marocco, poiché collabora con Rabat, insieme all’Unione europea, nella lotta all’immigrazione irregolare e al terrorismo. La strategia, seguendo l’orientamento del ministro degli Esteri Albares, è finora quella della «pacificazione». Durerà?

Una debolezza del governo è invece la lentezza e l’insufficienza della risposta alle migliaia di persone che non sono rientrate in Marocco. Avrebbe dovuto prevedere che il presidente di Ceuta, del PP, sotto la pressione del suo partito, avrebbe boicottato le misure necessarie per garantire un’assistenza dignitosa, soprattutto ai minori e, ancor più, alle minori.

La differenza di reddito e la mancanza di prospettive dei giovani marocchini e della popolazione subsahariana, impoverita e depauperata dall’Occidente, continueranno a spingere verso la ricerca di una vita migliore. Il problema dell’immigrazione resterà quindi presente.

(settembre 2026)