
Ogni volta che si apre il confronto per il rinnovo di un Contratto nazionale, la prima domanda che emerge nelle assemblee è quasi sempre la seguente: “Di quanto aumenterà il nostro stipendio?”. Una domanda naturale. Ognuno di noi guarda quella cifra attraverso la sua condizione economica e sociale: chi fatica ad arrivare alla fine del mese, chi ha un mutuo da pagare, chi cresce dei figli, chi assiste un familiare o semplicemente vede aumentare il costo della vita senza che il proprio salario riesca a tenere il passo. È normale che il primo pensiero vada alla busta paga.
Vale però la pena provare a guardare il rinnovo del contratto da una prospettiva più ampia.
Un Contratto nazionale non è soltanto un accordo sugli aumenti salariali, è l’insieme delle regole che accompagnano la vita lavorativa di centinaia di migliaia di persone. Dentro un contratto trovano spazio anche i diritti, le tutele, la formazione, il welfare, la sicurezza, l’organizzazione del lavoro, le opportunità di crescita professionale e gli strumenti di conciliazione del lavoro con la vita privata. Tutti elementi che hanno anche un valore economico, anche quando non compare in busta paga.
Ogni rinnovo contrattuale ha una storia diversa. Ogni stagione contrattuale pone sfide nuove e richiede risposte nuove. L’attuale presenta una caratteristica che la rende particolarmente importante. La piattaforma unitaria elaborata da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs non si limita a rivendicare un incremento salariale, ma prova a costruire un percorso comune tra i tre principali contratti del settore – Terziario, Distribuzione moderna organizzata e Cooperazione di consumo – con l’obiettivo di ridurre differenze che nel tempo hanno prodotto trattamenti diversi tra persone che svolgono lo stesso lavoro.
Un progetto ambizioso: significa provare ad avvicinare diritti, tutele e strumenti contrattuali, rafforzando l’idea che il valore del lavoro non possa dipendere semplicemente dal contratto applicato dall’azienda. Una scelta che guarda al futuro del settore e punta a costruire un sistema più equilibrato e più giusto.
Anche l’aumento economico non nasce mai da un numero scelto casualmente. Esistono criteri precisi che tengono conto dell’andamento dell’inflazione e della necessità di difendere il potere d’acquisto delle retribuzioni. Accanto alla rivendicazione salariale, però, un Ccnl è chiamato a dare risposte anche sugli altri aspetti della vita lavorativa. Piani diversi, ma ugualmente importanti. I diritti non possono sostituire il salario, così come il salario non può sostituire i diritti. Un buon contratto è quello che riesce a rafforzare entrambi, senza mettere l’uno in alternativa all’altro.
È qui che entra in gioco il tema del tempo. Viviamo in una società in cui il tempo pare essere sempre insufficiente. Tempo da dedicare alla famiglia, ai figli, agli affetti, alla cura delle persone care, alla formazione o semplicemente a se stessi. Raramente ci soffermiamo a riflettere sul fatto che un contratto può incidere profondamente su questo aspetto della nostra vita. Un permesso retribuito, una migliore organizzazione degli orari, maggiori tutele in situazioni particolari, il diritto alla formazione durante l’orario di lavoro, strumenti di welfare più efficaci o norme che accompagnino l’introduzione dell’intelligenza artificiale senza lasciare sole le persone, significano restituire tempo, serenità e qualità della vita.
Esiste poi un altro tempo che non possiamo permetterci di sottovalutare: quello della trattativa. Ogni mese di ritardo nel rinnovo del Ccnl lascia lavoratrici e lavoratori senza risposte sul recupero del potere d’acquisto e rinvia l’applicazione di diritti e tutele. È fondamentale che il confronto con le associazioni datoriali porti rapidamente alla sottoscrizione di un accordo. Una piattaforma, per quanto ben costruita, non si trasforma automaticamente in un buon contratto. Dipenderà dalla capacità di mantenerne intatto l’impianto durante tutta la trattativa. Questo sarà possibile soltanto se i sindacati potranno contare sul sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori. Partecipazione alle assemblee, confronto, condivisione degli obiettivi e, se necessario, la mobilitazione sono gli elementi che danno forza alla contrattazione e che permettono di trasformare una piattaforma rivendicativa in un contratto capace di migliorare realmente le condizioni di chi lavora.
Quando la piattaforma verrà presentata nelle assemblee sarà quindi importante guardarla nel suo insieme. In fondo è proprio questo il significato più autentico della contrattazione: non scegliere tra denaro e tempo, ma riuscire a dare valore ad entrambi.
(agosto 2026 – La versione completa dell’articolo su REDS n.9/2026, https://www.lavorosocieta-
