“Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso”. Rossano Rossi non è Ernesto Che Guevara, ma da quando lavorava come operaio in Sammontana ha sempre cercato di unire pensiero ad azione sindacale. Oggi è segretario generale della Cgil Toscana e lo troviamo invariabilmente nelle piazza per condannare le intollerabili stragi sul lavoro come nel cantiere Esselunga di via Mariti a Firenze (cinque vittime); per difendere i diritti calpestati degli operai Gkn, cacciati da un’ora all’altra con una mail della multinazionale; appena pochi giorni fa per ribadire che la protesta non è reato, dopo le decine di denunce arrivate a Massa a chi aveva partecipato alla enorme manifestazione del 3 ottobre 2025 contro il genocidio in corso a Gaza. A settembre Rossi è stato a Cuba, anche questa volta a sostenere le ragioni di chi è oppresso, di chi è sfruttato, di chi vede negati i più elementari diritti sociali.

Sotto le bombe non muore solo la povera gente, viene cancellato ogni diritto: alla casa, al lavoro, all’ambiente, al futuro. É per questo che ogni sindacato che si rispetti dovrebbe dire no alle guerre, chiedendo di fare di tutto per evitare le escalation belliche?

“Abbiamo manifestato contro il genocidio a Gaza e il conflitto in Ucraina, la Cgil scende in piazza convintamente contro tutte le guerre. Da che mondo e mondo, sono i potenti a farle per difendere i loro interessi. Alla fine a pagare sono sempre i più deboli, o direttamente con la vita, o indirettamente subendone gli effetti collaterali. Dietro la deriva bellicista ci sono ragioni economiche, è sotto gli occhi di tutti. Una superpotenza che ha gestito il mondo in maniera unipolare come gli Stati Uniti è oggi sull’orlo della bancarotta. La sua leadership è in discussione e ha deciso di mantenere la supremazia attraverso lo strumento militare. La forza delle armi. Non ci dobbiamo stupire del fatto che le spese militari degli Stati Uniti siano il doppio di quelle di tutti gli altri paesi del mondo messi insieme. Lo spiegava Giorgio Gaber: ‘Se c’è una cosa che sanno far bene gli americani è la guerra’. L’altra leva di potere che utilizzano è la finanza. I grandi fondi Usa hanno ramificazioni in tutto il pianeta. E sempre dagli Stati Uniti arrivano i super ricchi, come ad esempio Elon Musk. I bilanci delle sue aziende superano quelli di intere nazioni”.

Segretario, la realtà dei fatti ci dice che molte grandi potenze, a partire da Usa e Russia, hanno deciso o di risolvere le controversie internazionali con l’uso della forza. Sembra che la pace non vada più di moda…

“L’unico sciopero generale fatto in Europa per denunciare il genocidio dei palestinesi è stato organizzato dalla Cgil di Maurizio Landini. Questa deriva bellicista, in realtà, non è figlia di situazioni particolari. Si tratta dell’involuzione di un capitalismo che mostra il suo volto più feroce e predatorio. Provo sgomento per tutte le guerre che insanguinano il pianeta, ma una in particolare mi colpisce, mi atterrisce: quello che sta succedendo a Gaza è un genocidio. Ce ne dovremo vergognare per sempre. La storia racconterà che è stato permesso lo sterminio di un popolo. Quando si guarda alle guerre, bisogna sempre ricordarne la genesi. Il conflitto russo-ucraino non nasce nel 2022 con l’invasione russa, affonda le sue radici nella strategia della Nato di avvicinarsi sempre più ai confini di Mosca. Nemmeno Henry Kissinger aveva messo in conto una prospettiva d’azione simile. Non dimentichiamo le parole di Papa Francesco, che già dodici anni fa ammoniva su un pericoloso abbaiare di cani ai confini con la Russia. Le guerre hanno invariabilmente un costo insostenibile in termini di vite umane, giovani soldati mandati al macello, popolazioni civili i cui territori vengono devastati e che affrontano sofferenze inaudite. Per questo in ogni crisi internazionale deve essere cercata testardamente la via della diplomazia. Testardamente, non ipocritamente come è accaduto in questi anni”.

Il governo Meloni si è caratterizzato per una serie di provvedimenti sulla ‘sicurezza’. Decreti su decreti, una costruzione coerente con un orizzonte di guerra che ha bisogno del nemico da combattere. Una misura su tutte, quella contro i blocchi stradali degli operai che vedono chiudere le loro fabbriche, degli studenti di scuole e università che guardano con orrore al genocidio dei palestinesi…

“Meloni & c. sono partiti con il cosiddetto ‘decreto rave’ e hanno inanellato tutta una serie di provvedimenti tesi a stroncare, con le buone o le cattive, le proteste sociali. Non va minimizzato il tema della sicurezza. Ma dietro a tanti grandi e piccoli fatti di cronaca nera si nasconde un profondo malessere, le difficoltà quotidiane di fasce sociali sempre più grandi che fanno fatica ad arrivare a fine mese. Mettere un poliziotto o un soldato in più nelle strade può tranquillizzare chi si sente minacciato, ma non cancella il problema. Servono altri strumenti, altre politiche, basate sull’integrazione, la condivisione, la solidarietà”.

Giovani e giovanissimi stanno manifestando in tutta Europa. Casa, lavoro, ambiente e scuole almeno decenti, non chiedono la luna. E i governi li criminalizzano….

“Sta accadendo in mezza Europa, diseguaglianze e ingiustizie sono cresciute a tal punto che alla fine il coperchio della pentola è saltato. Quando ero giovane, e non sto parlando di cento anni fa, ai ragazzi veniva prospettato un futuro dignitoso, migliore di quello dei loro genitori. E anche mio babbo aveva ereditato un mondo migliore dal suo. Le nostre generazioni sono le prime che lasceranno un mondo peggiore. La soluzione a queste ingiustizie dilaganti non è certo quella di reprimere il dissenso, criminalizzare la protesta. Si parla di violenze, ma cosa c’è di più violento che fare arrivare via mail la lettera di licenziamento a lavoratori che magari sono stati in quella fabbrica per trenta, quarant’anni? Ci rendiamo conto dei drammi familiari? Se poi qualcuno trova la forza di reagire, di manifestare per strada, o decide di organizzare un picchetto, piovono denunce. Il caso di Massa è emblematico: un anno fa di questi tempi c’era stata una grande manifestazione, assolutamente pacifica, contro il genocidio a Gaza. Lavoratori, giovani e pensionati andarono verso la stazione ferroviaria che era completamente deserta perché era sciopero e non circolava un solo treno. In risposta sono arrivati oltre cinquanta rinvii a giudizio, e altrettante multe salate. Mi metto nei panni di uno studente delle scuole superiori che torna a casa e racconta al babbo, magari cassaintegrato, di aver ricevuto una multa di 500 euro. Ci tengo a puntualizzare che la Cgil Toscana si è presa in carico l’assistenza legale per tutti i denunciati ed ha pagato ogni sanzione. Ho letto e sentito commenti stupidi, del tipo ‘se erano stati a casa loro non succedeva nulla’. A gente del genere rispondo che se durante il fascismo i partigiani fossero rimasti in casa, oggi marceremmo sempre con il passo dell’oca. Più in generale, stiamo assistendo ad una sempre più marcata polarizzazione nel paese, i ricchi sono sempre più ricchi e aumentano le povertà, relative e assolute. Non lo dice la Cgil, lo rileva l’Istat, lo segnala la Banca d’Italia. Se è vero che stiamo in crisi, è altrettanto vero che non siamo tutti sulla stessa barca: le multinazionali dell’energia stanno mettendo a bilancio cifre folli, mentre noi siamo costretti a riscaldare poco casa per risparmiare. Io sono pacifico ma anche molto arrabbiato, non è tollerabile una realtà del genere. E tornando alle guerre, metto un messaggio in bottiglia alla sinistra politica: se continuano a sostenere il riarmo perdono le elezioni. Ne ho le prove, faccio due assemblee al giorno e ascolto cosa dicono nelle fabbriche”.

Parliamo di Cuba, soffocata da un bloqueo antistorico che da sessant’anni strangola giorno dopo giorno un governo legittimo, orgogliosamente socialista. Che cosa hai visto?

“Siamo stati a Cuba per consegnare aiuti umanitari. Oltre al sostegno economico, che fa comodo anche se è una goccia nel mare, abbiamo portato una speranza. Cuba è teatro di una guerra silenziosa, senza bombe ma fatta con un’arma terribile. Quella dell’embargo, di un bloqueo che dura da decenni e che ora sta assumendo proporzioni inedite, con le navi Usa che bloccano anche i rifornimenti energetici. Come si fa a sopravvive senza luce, senza acqua, senza carburanti? Nelle condizioni in cui sono i cubani, l’85% degli alberghi ha chiuso, in un’isola che anche grazie al turismo tirava avanti. I pochi hotel aperti aspettano chi non arriverà mai, come nel deserto dei tartari. Tutti i governi che accettano questo stato di cose sono colpevoli, noi in particolare siamo anche ingrati. Durante la pandemia i medici cubani vennero ad aiutarci, li ricambiamo così? Sono un popolo orgoglioso ma messo a dura prova. Ho avuto la fortuna di incontrare il presidente Diaz-Canel, gli ho regalato la mia spilla della Cgil, dicendogli che non vale nulla ma rappresenta tanto, perché in quel quadratino rosso c’è tutto l’affetto e il sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori della Toscana. Mi ha ringraziato, gli ho risposto che siamo noi a dover ringraziare loro, perché Cuba per tante e tanti è ancora un simbolo di speranza, di resistenza alle oppressioni, un esempio di un mondo diverso possibile”.

Ricordando le parole del Che Guevara: “Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. È la qualità più bella di un buon rivoluzionario”.

“Torneremo a Cuba, in parallelo facciamo iniziative di sostegno alla Palestina grazie all’associazione ‘Gaza fuori fuoco’, ci teniamo in contatto con il nipote di Alì Rashid a Gerusalemme, abbiamo rapporti anche con il Brasile di Lula, perché il mondo non deve essere per forza basato sul capitalismo sfrenato e sullo sfruttamento dei più poveri. Non vogliamo certo aspettare che passi la nottata. Siamo stati in piazza a Massa e a Roma. E il 20 novembre manifesteremo ancora, sarà sciopero generale”.