Il 30 giugno scorso si è svolta la riunione del coordinamento nazionale di Lavoro Società per una Cgil unita e plurale della Filcams Cgil, presenti compagne e compagni di Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Puglia. In discussione il quadro internazionale e l’esito dei referendum.

Introducendo, Federico Antonelli, coordinatore nazionale, ha richiamato l’attenzione sulla disastrosa situazione internazionale e sul legame tra le scelte di bilancio dei paesi dell’Ue, Italia compresa, il fatto che siamo “nell’economia della guerra” e la tenuta dello stato sociale, a partire dalla assistenza e dalla sanità.

“Per anni – ha detto Antonelli – ci hanno raccontato la storiella della austerità, della spending review, del pareggio di bilancio per tagliare la spesa sociale, ora dicono che sì, si possono superare le regole rigide in nome delle quali è stata massacrata la Grecia nel 2015, purché sia per portare la spesa militare al 5% del bilancio! Le spese militari non servono a impedire i conflitti, ma a prepararli, e impoveriscono la gente tranne gli speculatori”. Quanta ragione abbiamo avuto come Cgil a promuovere e sostenere la piazza del 21 giugno di ‘No al riarmo’!

Il vento di destra inizia ad incontrare ostacoli: il movimento ‘No kings’ negli Stati Uniti, le manifestazioni ‘No rearm’ in tutta Europa, la straordinaria partecipazione di massa al Pride di Budapest. L’Assemblea generale nazionale confederale del 18-19 giugno ha approvato un ordine del giorno che conferma la Cgil sul terreno della pace, a sostegno del popolo palestinese e contro la guerra.

Passando alle questioni nazionali, Antonelli ha riconosciuto che non siamo ancora in grado di fare un’analisi elaborata del voto referendario, però possiamo discuterne per fare un bilancio politico. “Nel documento conclusivo dell’Agn si valorizza il lavoro degli attivisti. Siamo usciti dall’ambito categoriale e aziendale per discutere della politica sociale generale, non solo grazie allo Spi. Abbiamo rimesso al centro del dibattito politico del paese il lavoro, i suoi diritti, ma anche i diritti di cittadinanza. La campagna referendaria ci ha permesso di dire e fare molto, ci ha consentito anche di verificare lo stato della nostra organizzazione, ma si è conclusa con una sconfitta. Non ci dobbiamo chiudere in una bolla che può essere iper-consolatoria (come siamo stati bravi) o iper-distruttiva (tutto è andato male)”.

Ancora: “Al Congresso (marzo 2023) consolidammo le scelte che l’Assemblea organizzativa aveva discusso e proposto nel febbraio del 2022. Il rapporto tra confederalità e categorie resta basilare. Il sindacato generale di classe resta l’unico strumento per prevenire derive corporative. La frammentazione delle imprese e la desertificazione dei luoghi di lavoro (pensiamo allo smart working) nelle aziende dei servizi si affianca alla frammentazione storica del settore debole della classe (servizi fiduciari, multiservizi, ristorazione, turismo). La confederalità, dunque, è intreccio delle politiche anche nel territorio e non solo nel perimetro aziendale”.

La gestione delle risorse, ha aggiunto Antonelli, è questione da affrontare politicamente prima che organizzativamente nel rapporto tra confederazione e categorie. “La rappresentanza è l’asse centrale della nostra politica. Le Rsu ci permettono di non perdere il rapporto con i lavoratori in carne ed ossa nelle imprese. La democrazia ha valore strategico nella definizione della rappresentanza e del mandato”.

Un congresso anticipato “per rielaborare la fase” sarebbe un errore: “Rischieremmo una discussione polarizzata senza una corretta partecipazione. All’Agn, come aggregazione, abbiamo fatto una dichiarazione di voto a favore di un percorso di discussione ampio e partecipato, che non si riduca ad una ‘conta’”. Sono temi che porteremo all’Assemblea generale nazionale della Filcams del 17 luglio.

Gli interventi si sono soffermati sulla sconfitta referendaria, con contributi tesi a cogliere le prime impressioni derivanti dalla partecipazione diretta alla campagna elettorale, la ‘popolarizzazione’ di un patrimonio di assemblee nei luoghi di lavoro di cui poco si sa all’esterno, considerazioni in ordine sparso sui temi trattati. Tra tutti, prioritario l’impegno per la pace, contro la guerra.

Delle ampie conclusioni del compagno Vincenzo Greco, referente nazionale di Lavoro Società – richiederebbero uno spazio adeguato che non abbiamo – ci preme cogliere una riflessione riassuntiva: “Stare in maggioranza come soggetto critico collettivo muove da una concezione in cui il pluralismo è un elemento fondante. Un vero percorso democratico coinvolge tutta l’organizzazione in modo non rituale, consentendo e promuovendo la presentazione di ordini del giorno dal basso, con un dibattito che separa il destino dei gruppi dirigenti rispetto a ciò che è stato e a ciò che dovremmo essere. Quel che chiediamo alla Cgil tutta, faremo noi di Lavoro Società”.