
Una grave perdita per il movimento dei lavoratori cinese e internazionale.
L’Ong China Labour Bulletin, con sede a Hong Kong, si scioglie dopo tre decenni.
Fondato dall’attivista sindacale Han Dongfang nel 1994, il Clb ha sostenuto i movimenti sindacali in Cina con l’obiettivo di rendere i sindacati realmente rappresentativi e di fornire informazioni accurate sull’attivismo sindacale cinese.
In una dichiarazione pubblicata sul sito web giovedì 12 giugno, si affermava che l’Ong “non può più mantenere le attività e ha deciso di sciogliersi e avviare le procedure necessarie”. “Da oggi, il nostro sito web interromperà l’aggiornamento dei contenuti e anche altre piattaforme di social media sono state rimosse. Grazie per il vostro supporto e la vostra comprensione”, si leggeva nella dichiarazione. Ed effettivamente, ad oggi, il sito appare oscurato e inaccessibile, privandoci di una fonte inestimabile di dati, notizie, commenti sulle lotte sociali in Cina. Oltre a commenti e ricerche, il sito web del Clb ha monitorato per oltre trent’anni scioperi, proteste, incidenti sul lavoro e altre violazioni dei diritti dei lavoratori in Cina.
Mentre, in seguito alla legge sulla sicurezza nazionale decisa da Pechino nel 2020, decine di gruppi della società civile si scioglievano o lasciavano Hong Kong, il China Labor Bulletin aveva continuato fino al 12 giugno a fornire preziose risorse a giornalisti e accademici.
Il fondatore del China Labor Bulletin, Han Dongfang, era un ferroviere e partecipò alle proteste di Piazza Tienanmen del 1989. Nei giorni scorsi ha dichiarato alla Central News Agency di Taiwan che la chiusura è stata una sua decisione e che sarebbe rimasto a Hong Kong. La decisione di Han è apparsa improvvisa a molti osservatori della società civile. Tre settimane prima, aveva scritto sulla piattaforma di social media LinkedIn in merito all’anniversario del suo lavoro e ai progressi del suo team: “Manteniamo alta la fiducia in questo momento anomalo e continuiamo il nostro importante lavoro”.
La chiusura del China Labor Bulletin è avvenuta mentre l’Ufficio per la Sicurezza nazionale cinese a Hong Kong avviava una nuova indagine per la sicurezza nazionale su sei persone anonime e un’organizzazione sospettate di “collusione con un paese straniero”. Il China Labor Bulletin, che riceve finanziamenti da diverse fondazioni con sede all’estero, ha annunciato la propria chiusura poco dopo l’avvio dell’indagine.
Nella stessa giornata della chiusura del Clb le autorità hanno eseguito perquisizioni autorizzate dal tribunale presso le abitazioni delle sei persone indagate e presso un ufficio dell’organizzazione sotto inchiesta – di cui non si conosce il nome – sequestrando documenti bancari e attrezzature. Secondo fonti occidentali, dall’entrata in vigore della legge sulla Sicurezza nazionale di Hong Kong nel 2020, circa 60 organizzazioni della società civile sono state costrette a sciogliersi.
Avevamo incontrato Han Dongfang nella sede del Clb a fine estate 2010, al termine di un viaggio di studio in Cina di una delegazione nazionale della Cgil, guidata dal compianto segretario generale Guglielmo Epifani. Ne riportavamo queste brevi note: “Dal suo osservatorio di Hong Kong, Han Dongfang, animatore del China Labour Bullettin (Clb), mostra un grande ottimismo. Dal suo punto di vista c’è una nuova “espressione chiave” per il futuro delle relazioni sociali in Cina: contrattazione collettiva. Strano destino per uno dei leader operai della rivolta di Tien An Men, prima carcerato e poi fuggito a Hong Kong, dove nel 1994 ha fondato il Clb: oggi si incontra normalmente con funzionari del ministero del Lavoro cinese che utilizzano gli studi e l’esperienza del suo ‘think tank’ per promuovere ‘riforme’ in Cina. Han Dongfang sta guardando con attenzione agli sviluppi della legislazione nel Guandong, l’area maggiormente sviluppata del paese. Qui sta per essere approvata una legge sulla ‘regolazione della gestione democratica dell’impresa’, alla cui preparazione anche Clb ha contribuito. La legge dovrebbe favorire l’affermarsi della contrattazione collettiva, quantomeno a livello di impresa, trovando una ‘via cinese’ anche per la rappresentanza dei lavoratori. Non si rimette formalmente in discussione il monopolio dell’Acftu, ma si stabilisce che, in occasione della contrattazione collettiva le cui regole vengono stabilite da questa legge, i lavoratori hanno il diritto di eleggere rappresentanti ad hoc per contrattare con l’azienda. Una regolamentazione, insomma, di quanto avvenuto spontaneamente nel caso della Honda. Anche sulla questione del diritto di sciopero la discussione resta aperta. I prossimi mesi ci diranno se l’ottimismo di Han Dongfang è fondato. Certo è che la situazione sociale è in movimento e che della nuova forza contrattuale dei lavoratori qualche riflesso, più o meno a breve, si avrà sulla legislazione e sul ruolo del sindacato ‘di Stato’”.
