Il pugno di Trump si è abbattuto sul Sahara Occidentale, a 50 anni esatti dall’inizio dell’invasione militare del Marocco nel Sahara Occidentale, allora colonia spagnola.
Il 31 ottobre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha infatti approvato una risoluzione in cui chiede al Fronte Polisario, che si batte per l’autodeterminazione dell’ultima colonia africana, e al Marocco, di negoziare sulla base della proposta di autonomia avanzata da Rabat nel 2007. Tale proposta, peraltro molto generica, ha come punto fermo il fatto che l’autonomia del Sahara Occidentale sarebbe all’interno della sovranità marocchina. Di fatto si vorrebbe imporre ai sahrawi di esercitare il diritto all’autodeterminazione, che pure viene ribadito nella risoluzione, avendo come unico orizzonte la rinuncia all’indipendenza. Una incoerenza che è la negazione del diritto all’autodeterminazione, così come definita dalla stessa Onu nella Dichiarazione del diritto dei popoli coloniali all’indipendenza approvata nel 1960.
Si è arrivati a questo punto dopo un lungo percorso iniziato già con il Trump I, quando nel dicembre 2020, alla scadenza del suo primo mandato, il presidente Usa riconosce la sovranità di Rabat sul Sahara Occidentale in cambio del ristabilimento delle relazioni diplomatiche con Israele, nel quadro degli Accordi di Abramo. Il Trump II intende ora finire il lavoro sulle spalle dei sahrawi. L’occasione è stata data, lo scorso 31 ottobre, dalla scadenza della missione dei caschi blu, Missione delle Nazioni Unite per l’organizzazione del referendum nel Sahara Occidentale (Minurso), in campo fin dal 1991 e che non ha mai potuto realizzare il referendum di autodeterminazione a causa del boicottaggio del Marocco.
Tradizionalmente questa scadenza permette al Consiglio di Sicurezza, dopo aver ricevuto il rapporto del Segretario generale dell’Onu sulla questione del Sahara Occidentale, di incoraggiare le parti a trovare una soluzione e nel frattempo di prolungare il mandato della Minurso. Nel corso del tempo le risoluzioni hanno perso qualsiasi riferimento al referendum reclamato dal Polisario, e dal 2007 in poi hanno iniziato a prendere nota della proposta di Rabat come “seria e credibile”.
La novità è che ora Marocco e Polisario sono invitati a discutere a partire proprio da quella proposta di autonomia, mentre la missione dei caschi blu è stata prorogata per un altro anno, fino al 31 ottobre 2026, chiedendo però al Segretario dell’Onu di presentare una proposta entro sei mesi per rivederne le sue funzioni. Il Consiglio di Sicurezza ha invece del tutto tralasciato la proposta alternativa del Polisario, che prevede uno sfruttamento comune col Marocco delle risorse naturali del Sahara Occidentale sotto la sovranità del Polisario.
Il re del Marocco ha cantato vittoria a pochi giorni dal 50° anniversario della “Marcia verde” del 6 novembre 1975 che, dietro una marcia popolare, nascondeva la penetrazione dell’esercito marocchino in territorio sahrawi con la complicità di Madrid. Il Polisario da parte sua ha fatto sapere immediatamente che non intende negoziare sulla base di un presupposto che è la negazione stessa del principio dell’autodeterminazione. È probabile dunque che Trump accentui le pressioni, in primo luogo sul Polisario. Al Congresso degli Stati Uniti è stata presentata una proposta di legge per dichiarare il Polisario come organizzazione terrorista. Inoltre la popolazione dei campi profughi sahrawi nel deserto algerino soffre per la diminuzione degli aiuti umanitari internazionali, e questa sarà una leva che gli Usa potrebbero utilizzare.
La diplomazia degli affari di Trump si rivolgerà certamente all’Algeria per costringerla a rinunciare all’appoggio al Polisario, a ristabilire le relazioni diplomatiche col Marocco interrotte nel 2021 per intrecciare nuovi rapporti regionali sotto l’ala interessata di Washington e sotto la minaccia di nuovi dazi. Niente di nuovo per ciò che riguarda Trump. È difficile però pensare che l’Algeria, che ha fatto dell’autodeterminazione la ragione fondativa della propria identità nazionale dopo 132 anni di colonialismo francese e una sanguinosa lotta di liberazione (1954-62), possa cedere al ricatto.
A maggior ragione è impensabile che i sahrawi rinuncino, dopo mezzo secolo, alla lotta di liberazione. Pur sempre in condizioni molto difficili, i sahrawi hanno mostrato una determinazione cui non vengono meno le nuove generazioni, senza contare il fatto che la Repubblica araba sahrawi democratica (Rasd), proclamata dal Polisario nel 1976, è uno Stato membro dell’Unione africana.