“Sulla scia di quanto l’Ice sta compiendo a Minneapolis in questi giorni, tra l’opinione pubblica e le forze politiche più inclini al securitarismo sembra essersi diffuso un sentimento di auto-legittimazione dell’utilizzo delle cosiddette maniere forti. Puntualmente recepito e messo in pratica dalle forze dell’ordine, che si preparano a godere dei frutti dello scudo penale”. E’ una nitida fotografia dell’attuale stato delle cose quella fatta da Vincenzo Scalia, professore in Sociologia della devianza all’Università di Firenze.

Scalia prende spunto dalle indagini della magistratura milanese sulla morte di Abdherraim Mansouri, 28 anni, ucciso con un colpo alla testa da un poliziotto in un controllo anti spaccio nel boschetto di Rogoredo. Al momento l’unica certezza è la notevole distanza, circa 30 metri, tra la vittima e chi ha sparato, un agente che conosceva Mansouri come spacciatore. Indagato per omicidio volontario, l’agente sostiene che si è trattato di legittima difesa, perché la vittima gli aveva puntato contro un’arma, risultata una pistola a salve.

Senza attendere l’esito delle indagini, le forze politiche che sostengono il governo Meloni non hanno avuto alcun dubbio: il poliziotto ha fatto bene a sparare. Con una difesa a prescindere dell’operato delle forze dell’ordine, che hanno bisogno dello “scudo penale”. Per evitare che qualche magistrato impiccione cerchi di capire, in casi del genere, cosa realmente è successo.