
Il 13 aprile scorso il tribunale di Parigi ha emesso una condanna davvero storica: è la prima volta in Francia che una persona giuridica, l’azienda Lafarge, viene condannata per finanziamento del terrorismo.
Lafarge, una delle più grandi aziende di cemento al mondo, dal 2015 di proprietà della multinazionale svizzera Holcim, è stata condannata a pagare l’ammenda massima di 1,125 milioni di euro, più oltre 4,5 milioni di euro di sanzioni doganali, per aver finanziato le milizie dello Stato Islamico (Isis) per proteggere le proprie attività in Siria durante la guerra.
Bruno Lafont, ex amministratore delegato, è stato condannato a 6 anni di carcere e ad altri sette ex dirigenti della società sono state inflitte pene dai 18 mesi ai 7 anni di detenzione.
Il tribunale di Parigi ha accertato che, tra il 2013 e il 2014, Lafarge pagò quasi 5,6 milioni di euro ai gruppi terroristici per mantenere funzionante la fabbrica che possedeva a Jalabiya in Siria.
Altro elemento “storico”, l’inchiesta della procura parigina è nata da un documentatissimo esposto presentato da due Ong, la francese Sherpa supportata dalla tedesca Ecchr, Centro europeo per i diritti umani e costituzionali. Sulla base di questa denuncia, la procura aveva anche formulato l’accusa di crimini contro l’umanità, poi archiviata.
Nel 2022 Lafarge si dichiarò colpevole negli Stati Uniti per avere pagato l’Isis e il Fronte al Nusra (affiliato ad al Qaida) tra il 2013 e il 2014, per proteggere le proprie attività in Siria. In quella causa Lafarge accettò di pagare una multa di 778 milioni di dollari.
Di tutta la vicenda, del lavoro instancabile, meticoloso, sommerso di giovani donne, giuriste esperte, che hanno lavorato senza sosta per mesi, in segreto, chiuse in un piccolo ufficio, tratta il bellissimo libro di Justine Augier “Personne morale”, pubblicato in Italia dalla piccola casa editrice genovese Magdalena con il titolo “L’impresa” (pagine 254, euro 20).
Le donne-coraggio, nel 2016 giovanissime, sono la giurista Marie-Laure Guislain, le stagiste Babaka Tracy Mputu e Sara Brimbeuf della Ong francese Sherpa. E poi Clara Gonzales, Maria Dossé, e altre colleghe e stagiste dell’associazione Ecchr di Berlino, come Cannelle Lavite e Claire Tixeire. Tutte donne. Ad accendere i riflettori sulla vicenda della Lafarge era stata del resto un’altra donna, Dorothée Myriam Kellou, giornalista freelance franco-algerina, che aveva raccolto testimonianze di dipendenti siriani della Lafarge e pubblicato un articolo su Le Monde, l’8 giugno 2016.
L’articolo ha mosso l’interesse di Sherpa, specializzata nel “contrasto ai crimini economici e nella difesa delle vittime della globalizzazione”. Dopo un lavoro indefesso di mesi, non senza dubbi, contrasti e difficoltà dentro la stessa Ong, la denuncia era stata depositata alla fine del 2016. L’anno successivo la magistratura aveva aperto un’inchiesta per finanziamento ad impresa terroristica e gli ex amministratori della Lafarge erano stati incriminati, così come nel 2018 la stessa azienda, la prima volta per una “persona giuridica”.
La vicenda ha provocato grande clamore in Francia: negli stessi anni in cui stava trattando la fusione con l’altro gigante del cemento, la svizzera Holcim, la Lafarge, ben consapevole dei rischi, teneva aperto lo stabilimento a Jalabiya in Siria durante la guerra. Mentre i dipendenti europei erano al sicuro nei Paesi confinanti, i lavoratori siriani venivano uccisi, taglieggiati, rapiti e minacciati dai terroristi dell’Isis nel tragitto dai dormitori verso l’impianto, e le loro famiglie, residenti nei villaggi vicini, subivano i bombardamenti.
A dieci anni dalla denuncia, la Lafarge e otto suoi dirigenti, tutti uomini, sono stati condannati nonostante la fiera difesa di uno stuolo di avvocati degli studi legali più blasonati di Parigi, mentre quel gruppo di giovani giuriste ha continuato ad accumulare prove e testimonianze, ed ha avanzato per la Lafarge e i suoi dirigenti l’accusa non “solo” di finanziamento del terrorismo e mancato rispetto delle leggi sulla sicurezza dei lavoratori, ma anche di complicità in crimini contro l’umanità, commessi da Daesh in Siria: lo sterminio degli yazidi, le uccisioni indiscriminate, le crocifissioni dei prigionieri… E per la Francia, nello stesso periodo, gli attentati di “affiliati” a Daesh che hanno sconvolto Parigi, da Charlie Hebdo al Bataclan.
Il libro di Justine Augier si legge come un romanzo, ma mette in fila fatti veri: le storie delle attiviste-giuriste, la loro volontà di ferro, e la ricostruzione precisa di ciò che accadde in Siria, da come e perché fu costruito l’impianto di Jalabya, alla volontà dell’azienda di continuare a produrre nonostante i rischi crescenti per i dipendenti, messi sotto un’aleatoria “protezione” degli stessi terroristi opportunamente foraggiati.
Tutta la vicenda ci parla anche della falsità e strumentalità dei codici aziendali di “responsabilità sociale”, di cui Lafarge si è sempre pubblicamente vantata …
