
Il governo Meloni continua nel pervicace tentativo di contrastare alcune scelte che la Regione Toscana ha deciso di intraprendere e sulle quali la maggioranza in giunta regionale si è sempre espressa, anche in campagna elettorale, e sulle quali c’è grande consenso da parte di tutta la sinistra diffusa.
Lo ha fatto impugnando la legge regionale sul fine vita, sostenendo che fosse di sola competenza nazionale e ricevendo, da parte della Corte Costituzionale, un rigetto dell’impugnativa con il riconoscimento della piena legittimità della Regione a legiferare in materia, sulla base tra l’altro delle indicazioni venute dalla stessa Corte in una sentenza del 2019.
Lo ha fatto imponendo gli accorpamenti scolastici, creando un danno enorme a tutto il sistema educativo a partire dagli insegnanti, agli alunni e alle famiglie, provvedimento contro cui la Regione ha fatto ricorso.
Adesso torna all’attacco per quanto riguarda i Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) sui quali c’è la netta contrarietà da parte della Regione. Ma è ormai da tempo che il ministro Piantedosi insiste, su mandato del governo, a volerne realizzare uno in Toscana, e recentemente ha individuando come luogo il comune di Aulla in provincia di Massa Carrara.
La cifra repressiva di questo esecutivo è sotto gli occhi di tutti ed ha fatto bene il segretario generale della Cgil di Massa Carrara, Nicola Del Vecchio, in occasione di un gremito Consiglio comunale aperto ad Aulla di qualche giorno fa, a ribadire la totale contrarietà non solo della Cgil territoriale ma anche di quella toscana e nazionale.
Nei Cpr sono detenute persone che hanno commesso solo un reato amministrativo, essendo provenienti da Paesi extra Ue e non in possesso di titolo di soggiorno. Molte di queste persone, poi, sono diventate irregolari a causa di leggi come la Bossi-Fini o per le tante truffe mai indagate nelle procedure dei decreti flussi.
Sono persone in attesa di un provvedimento di rimpatrio e possono essere trattenute anche fino a 18 mesi in luoghi dove vige la sospensione dei diritti costituzionalmente previsti: domina il sovraffollamento, e l’assistenza sanitaria è affidata a soggetti privati con servizi scadenti senza nessun rapporto con le Asl territoriali, limitando fortemente l’accesso alle cure. Sono numerosi i casi di autolesionismo e di suicidio. Per tenerle sotto controllo, le persone vengono pesantemente sedate con l’uso improprio di psicofarmaci.
Sono tante le associazioni che, come fa la Cgil, da anni denunciano queste violazioni basilari: Asgi, Arci, ActionAid, Amnesty International, Emergency, Caritas, Oxfam, Comunità di Sant’Egidio e molte altre.
I Cpr sono veri e propri luoghi di detenzione dove le persone trattenute hanno meno diritti di chi è in carcere, non sono ammesse visite e anche l’accesso all’assistenza legale è fortemente limitato. La stessa Corte europea dei Diritti dell’uomo (Cedu) e la Corte di Giustizia dell’Unione europea hanno sollevato diverse critiche sulla gestione inumana dei Cpr italiani.
In questi anni il governo di destra ha tagliato continuamente i fondi per l’integrazione rinunciando anche a quelli europei, ha ridotto le strutture di accoglienza creando sovraffollamento in quelle esistenti, ha reso non obbligatori i corsi di italiano per impedire la basilare integrazione. Molti comuni di centrodestra, poi, sono usciti dal progetto Sai (Sistema di accoglienza e integrazione) abbandonando le persone al loro destino, mentre ai bandi delle Prefetture non partecipano più le cooperative e le società serie e specializzate, perché sono state tagliate drasticamente le risorse e non sono in grado di offrire la qualità necessaria.
I controlli nei centri sono drasticamente diminuiti e in molti casi sono diventati veri e propri centri di reclutamento di schiavi che vengono sfruttati per ingrassare la filiera agroalimentare, quella turistica e della ristorazione.
Tutta l’“insicurezza” cavalcata quotidianamente dalla destra è il frutto deliberato delle sue scelte per costruirci sopra una perenne campagna elettorale tesa a criminalizzare i disperati, destinando grandi risorse pubbliche per i centri di detenzione in Italia e in Albania, risorse che sarebbero servite a dare una migliore accoglienza alle persone e un maggiore successo nel percorso di integrazione, lavoro più qualificato ha chi opera nei Cas e nei Sai e una società più giusta e quindi davvero più sicura.
Ma è ciò che la destra pensa di ottenere con i decreti sicurezza, gli sgomberi, la repressione e le multe, quando ormai è sotto gli occhi di tutti quanto sia fallimentare questa politica. E la vittoria del No nel recente referendum costituzionale, insieme alle tante manifestazioni a sostegno della Palestina, ne sono una evidente testimonianza.
